Escalation

Escalation

In che consiste? Nel fare la guerra aumentando lo sforzo gradualmente. Come abbiamo imparato dalla guerra nel Vietnam in poi

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Sull'involucro di una delle prime bombe atomiche sperimentali lanciate nell'atollo di Bikini qualcuno aveva scritto il nome "Gilda". Lo si seppe e allora la relazione onomastica si invertì: dopo che la bomba fu chiamata Gilda, Rita Hayworth - che il conturbante ruolo di Gilda aveva interpretato - venne soprannominata "Atomica". Non molto diversamente il toponimo dell'atollo fu poi il nome del costume femminile in due pezzi.

Non fu l'unica conferma dell'associazione mentale, imbarazzata prima che imbarazzante, fra la potenza esplosiva a impiego bellico e il richiamo sessuale del corpo femminile. Nel 1964 alla stessa associazione fu data grande enfasi da Stanley Kubrick nel suo Dr. Strangelove. L'amore dev'essere proprio una strana cosa. A scatenare la procedura che porterà alla fine della vita sulla Terra è il generale Ripper, il cui cognome significa "sventratore" ma è ossessionato dalla propria impotentia coeundi.

Problema che non sembra riguardare l'altrettanto guerrafondaio generale Turgidson, a giudicare non solo dal suo cognome ma anche dal tono delle sue telefonate con la segretaria che lo attende a casa, in bikini (inteso non come atollo). Il film di Kubrick uscì sessant'anni fa esatti, nel 1964. L'anno successivo, sotto la presidenza di Lyndon Johnson, gli Stati Uniti inaugurarono una strategia di intensificazione progressiva del loro impegno bellico in Vietnam, che durò sino al 1968, e si risolse poi nel tragico fallimento che sappiamo.

Così il 7 dicembre del 1965 i lettori del Corriere della sera conobbero una parola che sino a quel momento ignoravano: "In che consiste l’escalation? Nel fare la guerra aumentando lo sforzo gradualmente". Quella è considerata dai lessicologi la prima attestazione italiana del termine "escalation": era il termine inglese usato per la guerra in Vietnam e in quel senso entrò nella nostra lingua. Anch'esso passò poi dal campo di Marte a quello di Venere, se due anni dopo (era ancora il 7 dicembre, ma del 1967) Panorama avvisava: "Gli studiosi del problema parlano di un’escalation dell’erotismo".

Nei sessant'anni successivi se ne son viste molte altre, di escalation, e in tutti i campi. Il racconto del mondo ama seguire configurazioni stabili e l'escalation è una specie di format che applichiamo alla realtà, quando qualcosa vi si manifesta come un progressivo intensificarsi almeno apparentemente inarrestabile. Da un gradino si passa all'altro come se si fosse non in salita ma in discesa. Lo diceva già Alessandro Manzoni, in quella sua ode cui diede come titolo la data che proprio oggi ricorre: "Di quel securo il fulmine / tenea dietro al baleno".

L'inevitabile consegue, nel caso di Napoleone e nel caso dei suoi colleghi o emuli odierni. Ce ne si preoccupa specialmente negli ultimissimi anni e mesi e giorni e ore, quando l'escalation è tornata sulle scene della geopolitica. Titoli neppure troppo urlati buttano là ipotesi nucleari, dette a volte "tattiche", forse per la suggestiva vicinanza della parola "tatto", come dire "devastazione diplomatica".

Omero non poteva conoscere la parola, ma già nell'Iliade chi rifuggiva lo sguardo dell'avversario era chiamato "donna" o "bamboccio" da costui; alla provocazione seguiva un insulto; all'insulto la minaccia; alla minaccia l'avvicinamento fisico, all'avvicinamento fisico il contatto e così via, sempre peggio, sino a che i combattenti venivano invasati dal furore e agivano soltanto in base alle leggi dell'esercizio spontaneo della forza. Come ha scritto Rachel Bespaloff: "Nell’eccitazione del massacro nemmeno Ettore rispetta più il codice d’onore".

Ettore era il più nobile degli eroi. "Insultare e finire il nemico a terra non gli ripugna più di quanto ripugni al suo rivale. Entrambi, spingendo la vendetta fino all’empietà, vogliono profanare il corpo della vittima per uccidere anche la sua anima”. "Si rischia un'escalation diretta in Europa" ha detto Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, lo scorso giovedì.

L'unica parola contestabile è la scelta del verbo "rischiare". Non la si rischia, la si vive: è la stessa escalation che è in atto da più di due anni. Quel che si rischia è di giungere a un nuovo gradino. Ma sarà un gradino superiore o inferiore? Paradosso dell'escalation: si salgono i gradini dell'intensità dello scontro scendendo quelli dell'umanità. Come in una litografia di Escher si ascende digradando, e degradandosi.


Questa è Lapsus del 5 maggio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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