Lingotto
di Stefano BartezzaghiIl nome di Lingotto fu attribuito all'ex-stabilimento della Fiat a causa della forma di parallelepipedo del fabbricato. Spesso sono infatti suggestioni di analogia morfologica a decidere nomi o nomignoli di edifici: è capitato al Vittoriano romano, popolarmente detto "Macchina da scrivere"; al "Ferro da stiro" di Manhattan, il"Flatiron Building"; più di recente a "The Gherkin", grattacielo londinese ritenuto assomigliare, oltre ad altre cose, a un "cetriolino".
Da decenni il cospicuo palazzone torinese è diventato sede del Salone, di cui è in corso l'edizione 2024. Che la maiuscola e più rilevante celebrazione del Libro si svolga in un edificio chiamato "Lingotto" può apparire come una specie di ironia, anche leggermente sarcastica. L'originario lingotto metallurgico ha due fondamentali qualità, delle quali una è necessaria mentre l'altra è accidentale.
Tutti i lingotti sono pesanti; in relazione al materiale che li compone, alcuni lingotti sono anche preziosi. Si sarebbe dunque tentati di estendere per via d'analogia queste proprietà del lingotto al libro medesimo, che è un altro parallelepipedo in cui si può concentrare materia intellettuale di scarso o di eccezionale valore ma, sia composto d'oro o di vil metallo, risulterà certamente ponderoso da maneggiare. Tenerlo in mano affatica. Altri appigli possono derivare da una lettura attenta della definizione che lo Zingarelli 2024 propone per il lingotto: "Blocco di metallo ottenuto per fusione e colatura in apposito stampo".
Il libro viene a sua volta prodotto con un'operazione di stampa e anche nel libro una materia fluida (non metallo fuso ma idee astratte) viene colata e fatta rapprendere perché acquisisca una conformazione compatta, solida e individua. Diffidando della derivazione anglo-francese del termine, il purista ottocentesco Pietro Fanfani aveva proposto per il "lingotto" il nome alternativo di "pane di metallo". Se avesse avuto successo (ma le proposte dei puristi non l'hanno mai) sarebbe stato impensabile riferirsi alla tetragona fortezza industriale torinese con il nome di "Pane". Ma al libro?
La retorica pedagogica intende volentieri il libro come "cibo per la mente" e forse allora oggi andremmo a visitare il Salone del Libro al Pane di Torino. Continua a suonare meglio però il nome di Lingotto, dove oltretutto sentiamo il richiamo, sia pure casuale, della lingua: la ricchissima allitterazione (Ling- / Ling- ) fornisce all'analogia ferrigna un'adeguata aura di affabile comunicazione umana.
È vero che tradizioni gergali scolastiche, poi estese anche alla vita diciamo così civile, attribuiscono più comunemente al libro l'identità metaforica e onoraria di "mattone". Quest'altra analogia però esclude malignamente che un libro possa valere più e diversamente che per la sua greve solidità. Il libro come mattone è quindi un'analogia meno completa di quella proposta dal libro come lingotto, che lascia sperare nel valore bronzeo, argenteo, aureo di ciò che lo compone.
Al Lingotto il Salone è perciò di casa. La cosa è del tutto pacifica anche se non si riesce a scacciare quella sensazione incresciosa: che in fondo in fondo l'abbinamento fra Libro e Lingotto fa pensare a un ristorante intitolato "La mappazza" o all'agenzia di viaggio "L'Odissea".
Questa è Lapsus del 12 maggio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento