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Egli

Declino di un pronome che facciamo fatica a pronunciare. E a scrivere
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Come parlano gli scrittori? Non: come scrivono. Quello lo sappiamo e volendo possiamo addirittura misurarlo. Per esempio, possiamo sapere che tra i libri vincitori del Premio Strega e i principali finalisti - dal 1947 all'anno scorso - ben 88 contengono il pronome "egli", per un totale di 6.240 occorrenze. Tante, poche? Lo diranno i linguisti.

In Tempo di uccidere, di Ennio Flaiano, che vinse la prima edizione del premio nel 1947, le occorrenze di "egli" sono 42, ma in finale andò Il cielo è rosso di Giuseppe Berto, in cui gli "egli" sono addirittura 420, probabilmente più d'uno per pagina. In quegli anni "egli" risulta costantemente in "doppia cifra", come si dice nello sport: più di dieci in ogni romanzo da Strega.

Il primo a usarne meno di dieci (e cioè sette) fu Mario Rigoni Stern nel Sergente nella neve, premiato nel 1953. Rigoni era amico di Primo Levi, il quale usò un solo "egli" nel suo La chiave a stella (premiato nel 1979): anzi non usò neppure quell'unico "egli", poiché il pronome compare nell'esergo del libro, che è una citazione di Conrad in traduzione italiana. Qualche osservazione viene da farla, a notare la curva digradante dell'uso di "egli" , sino alla sua sparizione per una decina d'anni, fra il 2006 e il 2016. È anche curioso che Sandro Veronesi ne abbia usato uno in Caos calmo, con cui vinse nel 2006, ma ben nove nel Colibrì, il romanzo con cui rivinse lo Strega nel 2020. Ma, appunto, questi scrittori useranno "egli", quando parlano?

Almeno questo non può dircelo il "Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento e contemporanea", che in settimana è stato presentato al Maxxi di Roma. Ideato da Tullio De Mauro e prodotto dalla Fondazione Bellonci (con Accademia della Crusca e Federazione Unitaria Italiana Scrittori), in questa nuova edizione è un sito internet che contiene un database e un motore di ricerca che consentono di curiosare, conteggiare e rintracciare le parole dei libri vincitori del Premio Strega, e molti finalisti significativi, dal 1947 all'anno scorso. Essendo totalmente aperto e gratuito può consentire a chiunque ricerche e riflessioni, magari da fare in classe, e magari proprio sull'uso dei pronomi personali, materia che negli ultimi tempi cerca di diventare politica.

Oltre che nei libri "egli" si incontra peraltro nelle verifiche scritte e orali, dove gli studenti cercano di accedere a un livello formale che non è loro usuale e quindi finiscono per esagerare (è capitato di leggere in uno scritto d'esame: "i libri di egli"). Se non proprio "parla come mangia" l'imperativo pare essere diventato "scrivi come parli". Questo non è però del tutto vero. Per esempio: non so voi ma, a casa mia o sul lavoro, con gli amici o con i parenti, io non prorompo mai. Non ho neppure mai visto qualcuno prorompere né dire "dài, non prorompere così". Invece nei romanzi si legge che egli o ella "proruppe". Non soltanto nel passato. Allo Strega è capitato da Flaiano sino a Scurati (vincitore del 2019). È però anche vero che c'è stata un'interruzione di una ventina d'anni. Dopo l'Alessandro Barbero di Bella vita e guerre altrui di mr Pyle, gentiluomo (che ha vinto nel 1996) sino all'Edoardo Albinati della Scuola cattolica (2016) nessuno ha più prorotto. È come una persona che ricominci a fumare vent'anni dopo aver smesso. È lui stesso incredulo per primo, e si domanda: ma come avrò fatto a non prorompere per tutto questo tempo?


Questa è Lapsus del 26 maggio 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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