Giorni

Giorni

Oggi è il “Bloomsday”. E se non sapete di che si tratta, non resta che leggere questa rubrica

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1a. Oggi è un giorno come un altro.

1b. Del resto qualsiasi giorno è un giorno come un altro.

2a. Oggi non è un giorno come un altro.

2b. Del resto qualsiasi giorno non è un giorno come un altro.

Dei giorni si può infatti dire quello che una (terribile) poesiola di Samuel Becket del 1937 diceva delle donne: "Vengono / diverse e le stesse / con ciascuna è diversa e lo stesso".

Oggi è il 16 giugno 2024, ed è domenica. Anche dodici anni fa, nel 2002, il 16 giugno cadeva di domenica: diverso e lo stesso. In quel giorno papa Giovanni Paolo II canonizzò Padre Pio e lo rese definitivamente santo. Per ognuno dei numerosissimi fedeli di Pio, molti dei quali lo ritenevano santo di già, il 16 giugno non fu un giorno come gli altri. Per ognuno degli ancora più numerosi non-fedeli di Pio, un giorno come gli altri invece lo fu: almeno per quelli di loro in cui in quel giorno non sia successo qualcosa di notevole, un matrimonio, una nascita, un lutto.

"Dies signanda albo lapillo", giorno da segnare con un sassolino bianco, per i romani era quello in cui era capitato qualcosa di positivo. Ancora oggi diciamo "giornata nera" quella che va male, quindi "Dies signanda nigro lapillo". Lewis Carroll, l'autore di Alice nel Paese delle meraviglie, disegnava effettivamente sul suo diario un circoletto bianco o nero nei giorni in cui aveva registrato avvenimenti particolari. Nei giorni poco significativi, nessun sassolino.

Per molte altre persone, specie se più interessate alla letteratura che alla devozione popolare, il 16 giugno più importante della storia fu quello del 1904. Era un giovedì. Il calendario che ho consultato in rete, per quella giornata propone il proverbio: "Scopa nuova scopa bene per tre giorni". Fu il giorno in cui il ventiduenne James Joyce e la ventenne Nora Barnacle ebbero il primo appuntamento, fecero una passeggiata nei paraggi di Dublino e si innamorarono. Non si separarono più per tutta la vita. Quasi subito la coppia si trasferì a Trieste, dove nacquero due figli: Giorgio, nel 1905 e Lucia nel 1907. Lucia ebbe una vita sfortunata a causa di una malattia mentale che si manifestò dopo la sua giovinezza. In precedenza aveva avuto una breve vicenda sentimentale con Samuel Beckett, per un periodo segretario di Joyce.

Potrebbe essere quindi tra le donne a cui allude la (terribile) poesiola dell'inizio. Dato che ci sono storie e storie, il giovedì 16 giugno 1904 davvero importante non fu neppure quello reale e realmente passato dalla coppietta dublinese, quindi quello della Storia (andamento reale dei fatti memorabili della collettività umana), e della loro storia (d'amore). Fu quello letterario in cui James Joyce scelse romanticamente di situare la storia (narrata e di finzione) del suo Ulysses, che cominciò a scrivere nel 1915, undici anni dopo la passeggiata con Nora. Un romanzo-poema epico che si svolge in un solo giorno, un'Odissea dal mattino alla notte. E che giorno? Un giovedì qualsiasi, a Dublino. Un giovedì in cui due giovani proveranno amore l'uno per l'altra.

Oggi si svolgono cerimonie fra club di joyceani in tutto il mondo. È "Bloomsday", il giorno di Bloom, che però in lingua inglese suona come una variazione su "Doomsday", "Il giorno del giudizio". Il padre di Bloom era un ebreo ungherese, Rudolf Virág, emigrato a Dublino per sfuggire ai pogrom. Il suo cognome in ungherese significa "fiore" e quindi arrivando in Irlanda lo cambiò in "Bloom", che pure significa "fiore".

Nel romanzo Leopold Bloom intrattiene con una donna una corrispondenza clandestina e firma le sue lettere come Henry Flower. È per molti versi un uomo comune, anche se ha qualità non appariscenti e altrettanto nascoste inclinazioni del tutto individuali. Il romanzo racconta una sua giornata comune, che però tanto comune non è. Vi avvengono un funerale, un adulterio, un certo numero di altri atti sessuali, molte conversazioni, molti incontri.

La più grande letteratura del Novecento non ha avuto bisogno di chissà che eroi, si è piuttosto dedicata a riscattare la banalità della vita comune. Allo scopo si sono prestati agenti pubblicitari come Bloom, uomini stupidi, contingenti e mortali, uomini senza qualità, gentildonne come ce ne sono tante, impiegati privi di segni distintivi, commissari molisani. Nessuno da beatificare o santificare.

Eppure centovent'anni dopo celebriamo, come possiamo, il Bloomsday, tutti i 16 giugno in cui ci sono successe cose soltanto private, nonché i giorni in cui non abbiamo sassolini da disegnare, bianchi o neri, sul diario. Nessuno è normale, visto da vicino. Nessun giorno è qualsiasi, vissuto da vicino.


Questa è Lapsus del 16 giugno 2024, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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