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Strega

Lo sapete quante volte ricorre questa parola tra i libri vincitori del famoso premio? Ve lo svela un sito Internet
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È da ben prima dell'approvazione dei provvedimenti sull'autonomia differenziata Wikipedia che dedica una pagina alla "lingua veneta". A illustrarla è anche una fotografia ripresa in un centro commerciale: vi si vede un normalissimo interruttore, sormontato da una scritta che anziché "Pigia il pulsante" o "Push the button" suggerisce: "Struca el botòn". "Strucar" è infatti il termine veneto per "pigiare, premere". Un enigmista milanese che però passava le sue estati in veneto congegnò una crittografia il cui esposto era appunto "Struca!". La soluzione suonerà inaspettata: "Premio Strega". L'arcano si spiega perché la prima lettura dice: "Premi, òstrega!", perfetta parafrasi dello "Struca" di partenza. L'evocazione dialettale (e interiettiva, ed eufemistica) dell'ostrica stabilisce indirettamente il riferimento alla terra veneta.

Forse uno scrittore veneto avrebbe potuto pensare che ci sia da qualche parte un pulsante che, opportunamente strucato, agevolerebbe il raggiungimento del riconoscimento. Ma l'ipotesi non riguarda i concorrenti tra cui giovedì 4 luglio verrà eletto il vincitore dell'edizione 2024 del Premio, essendo la sestina dei finalisti composta da una molisana, due piemontesi e tre laziali.

Del Premio Strega si è parlato anche a maggio, quando fu presentato il "Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento e contemporanea" , già qui descritto come "un sito Internet che contiene un database e un motore di ricerca che consentono di curiosare, conteggiare e rintracciare le parole dei libri vincitori del Premio Strega, e molti finalisti significativi, dal 1947 all'anno scorso". Per entrare nell'atmosfera cerimoniale della finale imminente si può consultare questo oracolo lessicale per saper quante volte nei libri vincitori (o negli eminenti finalisti) dello Strega compare la parola stessa "Strega". Risposta sintetica: 218 volte in 39 libri diversi. Sono tante! Ma a frenare l'eccitazione contribuirà l'osservazione che più del 60 per cento delle occorrenze ricorre in un solo libro, La chimera di Sebastiano Vassalli (vincitore nel 1990), che è appunto dedicato alla caccia alle streghe. Segue una lista dei diversi usi del termine, dove l'anno è riferito non all'uscita del libro ma alla vittoria o al piazzamento tra i premiati (che è dell'anno successivo).

Nel 1948, in Villa Tarantola, Vincenzo Cardarelli usa "strega" in relazione a una donna anziana e di aspetto spaventoso e l'anno successivo; in Donne di Messina, Elio Vittorini ripete più volte: "Quella vecchia strega", che ritroviamo poi anche nei Racconti di Alberto Moravia (1952). Nel 1950, nella Bella estate di Cesare Pavese, "strega" è una qualifica scherzosa riferita però a"donna pericolosa e maliarda", non anziana ma giovane; e in questa accezione torna anche nella Chiave a stella di Primo Levi (1979), dove si parla di una bella ragazza che però è meglio non sposare perché è "furba come una strega".

In Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini (1959) "Strega" compare due volte, e in entrambe è il nome del liquore; è ancora il nome del liquore l'anno successivo, nell'Anonimo lombardo di Alberto Arbasino, ma poi compare una seconda volta come l'allora celebre caffè letterario di via Veneto. La strega letterale, cioè la donna dotata di poteri magici, appare nel Nome della rosa di Umberto Eco (1981) e poi ad abundantiam nella già citata Chimera di Vassalli.

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