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Armistizio

Ne parliamo sempre l’8 settembre anche se quell'evento storico in Italia non corrispose affatto a una posa delle armi
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"Cessate il fuoco": nei due scenari di guerra a noi più vicini il richiamo pare quasi vano e perciò stesso più necessario. La diplomazia o è inerte o non pare capace di raggiungere alcun risultato. La politica estera si screzia di ambiguità. Non resta che concludere che la guerra ha ragioni che la pace non conosce.

Per quanto irragionevoli possano invece sembrarci, fattori economici e politici spingono alla continuazione della guerra, quasi una sua stabilizzazione, una perversa normalità incapace di fare i conti con la distruzione. Distruzione che non si ferma né tantomeno comincia a risanarsi ma al contrario si allarga, lambisce dighe e centrali nucleari, minaccia di farsi globale e intanto mina le coscienze occidentali, scindendo la giustizia dalla pace.

Di armistizio càpita di parlarne proprio l'8 settembre, nell'anniversario di quell'evento storico che, come sappiamo, in Italia non corrispose affatto a una posa delle armi ma anzi aprì una fase cruenta e tuttora per certi versi controversa della vita nazionale. Le massime autorità dello Stato in fuga per salvare la pelle dalla reazione tedesca, l'esercito allo sbando, i civili in balia dei rastrellamenti, l'Italia del Nord sotto il regime fantoccio e autoritario di Salò, il rischio - scongiurato solo dalla Resistenza partigiana - di dovere interamente ai nuovi alleati stranieri la liberazione del territorio nazionale. Se non la morte, un ictus della Nazione.

Ma non si diceva Historia magistra vitae? Parte dell'opinione pubblica è tornata incline ai nazionalismi, sino a comprendere e aderire a quelli altrui, persino a quelli bellicosi e minacciosi come il putiniano. Non si è imparato nulla: le ferite si sono rimarginate, si è affievolita la memoria di quando le stragi e la distruzione ha riguardato noi e di ciò che ha saputo fermarle quando tutto era ormai quasi perduto.

La parola "armistizio", che all'italiano giunge dal francese, si è formata sul modello di "solstizio": il sole che ristà, che si ferma, non va oltre la massima distanza dall'equatore celeste. Così dovrebbero fermarsi le armi, almeno per una sospensione si spera totale e a tempo indeterminato. Ma nel solstizio il sole rimane sospeso nel cielo e così, ci insegna la Storia, possono rimanere a incombere le armi, come la spada di Damocle, nell'armistizio.

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