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Storytelling

Scuole di scrittura, corsi di formazione, master di marketing: che cosa c’è dietro questa parola
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Quante storie, caro Zanchini, ma davvero quante! Giorgio Zanchini è il giornalista culturale della Rai che parla ogni giorno di un libro in una trasmissione di RaiTre appunto intitolata "Quante storie". Storie qui intese certo non in quel senso di "fisime" che la parola ha nel modo di dire; e neanche nel senso di "fandonie" che spesso il termine prende, cosicché fra "la Storia" e "una storia" la distinzione procede per articoli, determinativi o no, e iniziale, maiuscola o no.

Beati allora gli inglesi che perlomeno possono disporre della differenza fra la "story" quotidiana e la "history" disciplinare. Ma invece come faranno, gli stessi inglesi e anglofoni vari, che non dispongono del termine "storytelling" ? Non c'è svista, voglio proprio dire così, seppure non mi sfugga che "storytelling" sia un termine perfettamente inglese e gli inglesi e gli anglofoni vari perfettamente ne dispongano. Il punto è che loro lo intendono alla lettera per "narrazione" e quindi è come se venisse loro a mancare il modo di rimarcare quella sfumatura, lieve ma decisa, che per noi rende uno "storytelling" tanto diverso da una narrazione "di base".

L'equivoco non è odierno se già il racconto fantastico di Luciano di Samosata in italiano si intitola "Una storia vera". Ma confondere uno storico con uno storyteller sarebbe un errore gravissimo, e bisogna dire "sarebbe" perché l'errore è in realtà del tutto comune. Ai nostri tempi, rispetto a quelli di Luciano, è un equivoco dalle vaste implicazioni poiché allo storytelling siamo tutti caldamente invitati. Scuole di scrittura, corsi di formazione, master di marketing sono luoghi in cui storyteller formati narrano a storyteller in formazione la convenienza di fare dello storytelling e si dicono capaci di fare di chicchessia un efficace storyteller. Qualsiasi cosa abbiate da dire, datele un capo e una coda, trovatene un antefatto, un'introduzione, uno sviluppo e uno scioglimento che suggerisca una morale. Riempitela anche soltanto idealmente di figure: inutile parlare di previdenza e di imprevidenza, di risparmio e di spreco quando avete a portata di mano Formica e Cicala.

Se appena potete, fate apposita slide: è dai tempi degli affreschi sacri che la gente è contenta di vedere delle figure, mentre viene catechizzata. Se poi potete disporre gli argomenti lungo una linea del tempo vedrete compiersi una specie di miracolo: il B che metterete dopo A prenderà l'aria di esserne la conseguenza non solo cronologica ma anche logica. Perché è questa la segreta funzione delle storie: di una serie di eventi fanno una catena di conseguenze e si finisce per concludere che se le cose sono andate così è perché dovevano andare così, perché è giusto che andassero così. È logico.

Ma la storia è logica? Logica è casomai la fandonia, costruita ad arte per convincere e buggerare, mentre la storia è documentatamente determinata da spinte e controspinte, cause e concause, conflitti e insorgenze impreviste e inedite. Racconta Algirdas Greimas, il semiologo che nella sua teoria ha rintracciato i principi della "narratività" in ogni forma di significazione umana, che gli etnologi hanno parlato di certe popolazioni che distinguevano le "storie vere" dalle "storie per ridere". Le storie vere sono i miti, quelli tramandati dalle generazioni e dalla tradizione culturale.

Nel nostro caso, storie vere sarebbero allora quelle di Davide e Golia, Ettore e Achille, Renzo e Lucia, Asterix e Piedone lo Sbirro. Le storie da ridere sarebbero invece quelle ordinarie, che ci succedono tutti i giorni: nel nostro caso Elon Musk, l'Ucraina, la casalinga di Voghera, Maria De Filippi, Giuseppe e Antonio Conte (Paolo no, lui è nel mito).

Ad adottare un modello simile dovremmo dunque considerare il nostro storytelling quotidiano, quello degli imbonimenti che ci vengono proposti più o meno efficacemente tutti i giorni, come un debole tentativo di uscire dalla chiacchiera e assurgere ai cieli del mito, cioè delle Storie Vere. In un modello del genere si fa notare la mancanza della Storia, quella Vera per Davvero. Ma per quella bisognerebbe studiare.


Questa è Lapsus del 19 gennaio 2025, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento

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