Sono passati quasi sessant'anni da quando Jimi Hendrix ci chiedeva "Are you experienced?", ossia “Hai provato?”. La domanda alludeva plausibilmente a consumi assai particolari ma a più di mezzo secolo di distanza si è estesa alla generalità dei beni. È infatti soltanto di recente che la dimensione dell'esperienza si è fatta tanto rilevante. Termine di buone tradizioni filosofiche, teologiche, psicologiche e anche scientifiche, "esperienza" è innanzitutto quel che si vive di persona, senza mediazioni e su cui si è poi portati a riflettere.
In ambito scientifico l'esperienza si fa con la sperimentazione e diventa l'esperimento (tutte parole che derivano da una radice greca che sta per "prova"): un modo per dare oggettività alla propria conoscenza e renderla accettata e condivisa a una comunità di scienziati e di lì a tutta la società. Continuando ad accumulare esperienze si diventa "esperti", con diritto di promulgare "expertise": cioè perizie. Esperti, cioè persone del tipo che in passato ispirava tanta fiducia e di cui ora si diffida e bisognerebbe capire perché. Ci entrerà la moda dell'aggettivo "esperienziale" ? Perché si abbia un'esperienza ci vogliono almeno un soggetto e almeno un oggetto. Non tutte le relazioni fra un soggetto e un oggetto sono esperienza, ma ognuna può diventarlo. Per esempio mangiare una mela. Lo si può fare distrattamente, pensando ad altro, camminando per strada come l'Albachiara di Vasco. La fantastica ragazza però potrebbe anche mangiare la mela essendo assorta nel farlo. Mangiare una mela mettendo molta attenzione a quel che succede nel mangiare una mela comincia a essere un'esperienza: un'azione che si compie per vedere cosa succede a compierla. C'è un aspetto di tentativo e se la prima mela mangiata in assoluto è stata una vera e propria esperienza (dall'esito catastrofico) non sarà un caso che a ispirarla sia stato un Tentatore. Convinse Eva e poi Adamo a fare il tentativo: cosa sarebbe successo a eseguire l'unico atto che era loro stato interdetto? Tentare: “convincere gli incerti ad azzardare, andare a tentoni".
L'albero da cui proveniva il frutto viene chiamato "melo" per ragioni del tutto pretestuose: in realtà era l'Alberto della Conoscenza. Per le diverse religioni ispirate alla Bibbia volere la Conoscenza ha spinto a fare un'Esperienza che si è configurata come Peccato Originale. E però la storia dell'umanità comincia proprio da lì: l'esperienza come destino e come condanna. Sembrerebbe però eccessivo concludere che l'attuale marketing "esperienziale" sia un'aggiornata strategia del Diavolo.
L'aggettivo 'esperienziale' è entrato nel lessico italiano nel 1983 e dai pensosi domini psico-filosofici si è spostato nell'assai più empirica area del commercio. Interviene quando un' offerta commerciale va oltre (o magari sostituisce) il prodotto materiale e si propone alla sensorialità e alla sensibilità delle persone come un arricchimento interiore. Ci sono ristoranti in cui certo si mangia e beve ma in primo luogo si vive, appunto, un'esperienza (avendo una certa esperienza si sa come evitarli). In un mondo in cui il buon vecchio consumismo si nobilita offrendoci di cambiarci la vita a colpi di esperienze si capisce anche bene che l'esperienza degli esperti perda un po' di valore. Anche noi abbiamo assaggiato la mela, siamo tutti experienced, non abbiamo bisogno che qualcuno che si crede meglio di noi ce lo spieghi.
Questa è Lapsus del 23 febbraio 2025, la rubrica di Stefano Bartezzaghi sulle parole del momento