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Fumata

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Per il fatto che usiamo il sistema decimale alcuni compleanni o alcuni anniversari suonano più significativi di altri. Oggi il collezionista di lapsus è un po’ autoriflessivo. Pensa a sé. Per esempio, ai venticinque anni di collaborazione con Repubblica appena compiuti, avendo debuttato su queste pagine nel maggio del 2000. A quell'epoca aveva smesso di fumare da quattro anni e avrebbe poi continuato a non fumare per altri tre anni e mezzo. Era la prima volta che abbandonava l'abitudine viziosa o, meglio, che la interrompeva, visto che l'avrebbe ripresa nel 2004 (quando da un po' aveva già cominciato a fumare sigari). Smise di nuovo nel 2009 e credette un'altra volta che fosse per sempre. Fu difficile e doloroso, gli parve di avercela fatta soltanto per la circostanza inaudita di un mese per il resto assai sereno trascorso in ottima compagnia nella campagna francese, necessario contrappeso alle inquietudini dell'astinenza.

Tanta fatica avrebbe dovuto fare da deterrente contro una nuo…

Per il fatto che usiamo il sistema decimale alcuni compleanni o alcuni anniversari suonano più significativi di altri. Oggi il collezionista di lapsus è un po’ autoriflessivo. Pensa a sé. Per esempio, ai venticinque anni di collaborazione con Repubblica appena compiuti, avendo debuttato su queste pagine nel maggio del 2000. A quell'epoca aveva smesso di fumare da quattro anni e avrebbe poi continuato a non fumare per altri tre anni e mezzo. Era la prima volta che abbandonava l'abitudine viziosa o, meglio, che la interrompeva, visto che l'avrebbe ripresa nel 2004 (quando da un po' aveva già cominciato a fumare sigari). Smise di nuovo nel 2009 e credette un'altra volta che fosse per sempre. Fu difficile e doloroso, gli parve di avercela fatta soltanto per la circostanza inaudita di un mese per il resto assai sereno trascorso in ottima compagnia nella campagna francese, necessario contrappeso alle inquietudini dell'astinenza.

Tanta fatica avrebbe dovuto fare da deterrente contro una nuova ricaduta, che invece avvenne, nel 2013, tre anni e mezzo dopo: facendolo sentire cretino e ormai rassegnato al suo destino di cretinismo tabagistico permanente. Nel 2018, smise però di nuovo. Al contrario che nelle precedenti, questa volta non affrontò da solo l'astinenza: prese al volo l'occasione di affidarsi alle cure di un centro antifumo e ebbe anche il conforto di una persona cara e vicina che stava smettendo in concomitanza, con cui tuttora festeggia ogni anniversario del grande evento liberatorio comune.

Questo è stato il settimo anniversario e fra un paio di mesi - a proposito di ricorrenze - il lapsologo supererà quel record di sette anni e mezzo di astinenza da fumo che aveva stabilito a cavallo del secolo. È la volta buona? Sarà per sempre? L'ha già creduto due volte, quindi non vuole più saperne di certezze illusorie: ma questa volta la credenza gli pare meglio fondata. Perché? Perché non gli è più tornata la tentazione. Non soltanto vent'anni dopo le sue abitudini e le sue frequentazioni non sono più quelle dei quarant'anni. È proprio il mondo a essere diverso. Passava molto meno tempo in casa di adesso e allora le persone estroverse erano in gran parte fumatrici. Ora esce di meno, ma anche quando lo fa appura che la percentuale dei fumatori si è ridotta quasi al minimo. A casa è rarissimo che qualcuno chieda il permesso di fumare, neppure se si passa la serata in terrazzo.

Questo naturalmente è un bell'argomento contrario alla nostalgia per i tempi andati. I libri e i film erano più belli e interessanti, le conversazioni erano più variegate e non capitava così spesso come ora di poter prevedere le opinioni di un interlocutore con tanta precisione. Però si era in molti a puzzare di fumo, ad avere continue bronchiti e a rendere l'aria irrespirabile. Tutto questo ragionamento fumologico e anche un po' fumoso è perché l'elezione del nuovo Papa gli ha fatto pensare alla parola "fumata" che oramai si usa appunto a ogni morte di Papa o in quelle altre meno rare occasioni a cui si estende l'uso dei modi di dire "fumata bianca" e "fumata nera". Non sono così lontani gli anni in cui invece ce lo si diceva quasi golosamente: facciamoci una fumata! Erano tutte fumate bianche di fuori, per la loro spensieratezza, e purtroppo nere di dentro, cioè nei polmoni.

Dopo l'introduzione della legge Sirchia, al ristorante, scattava una complicità oltretutto davvero benedetta quando ci si trovava seduti vicino a dei seccatori. Vado a farmi una fumata, si diceva : e fuori dalla soglia, magari in condizioni meteorologiche poco favorevoli, si incontravano altri viziosi accomunati da una certa ironia e una certa rassegnazione su sé. Nessun rimpianto, certo: si può essere leggeri, evanescenti, fatui e irridenti come l'omino di fumo di Palazzeschi anche lasciando la ritualità della fumata alle comunicazioni dei cardinali, come a quelle dei cheyenne.

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