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Breve

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Si dice da sempre che l'acqua cheta rovina i ponti. Si dice da poco che l'affitto breve rovina le città. Sul valore letterale della prima non scommetterei ma per sostenere la seconda qualche ragione è facile trovarla. Città d'arte, centri storici, zone di interesse turistico perdono i residenti e tutto l'indotto del commercio rionale. Nei condomini si patisce la cattiva conduzione, diurna e notturna, di turisti che usano appartamenti e parti comuni come viene loro più comodo usarli.

Aumentano i canoni di locazione per i pochi alloggi offerti al mercato degli affitti che brevi non vorrebbero essere. Eccetera. Il punto è proprio nella brevità, che in questo caso corrisponde a un disimpegno da ogni responsabilità: tanto non ci fermiamo, siamo soltanto di passaggio, facciamo giusto una scappata e andiamo via subito. E dire che la brevità è considerata una qualità positiva e siamo grati all'oratore se dopo averlo promesso sarà breve davvero. Ma se invece fosse troppo breve? Questo non ce …

Si dice da sempre che l'acqua cheta rovina i ponti. Si dice da poco che l'affitto breve rovina le città. Sul valore letterale della prima non scommetterei ma per sostenere la seconda qualche ragione è facile trovarla. Città d'arte, centri storici, zone di interesse turistico perdono i residenti e tutto l'indotto del commercio rionale. Nei condomini si patisce la cattiva conduzione, diurna e notturna, di turisti che usano appartamenti e parti comuni come viene loro più comodo usarli.

Aumentano i canoni di locazione per i pochi alloggi offerti al mercato degli affitti che brevi non vorrebbero essere. Eccetera. Il punto è proprio nella brevità, che in questo caso corrisponde a un disimpegno da ogni responsabilità: tanto non ci fermiamo, siamo soltanto di passaggio, facciamo giusto una scappata e andiamo via subito. E dire che la brevità è considerata una qualità positiva e siamo grati all'oratore se dopo averlo promesso sarà breve davvero. Ma se invece fosse troppo breve? Questo non ce lo chiediamo mai. Chissà se lo faranno al Festival della Sintesi che si apre la prossima settimana a Lucca.

Conciso, stringato, asciutto, telegrafico, epigrafico, sintetico, laconico: tutta l'area semantica è ingombra di aggettivi che sembrano avere connotazione positiva o perlomeno lasciar pensare che la brevità sia l'effetto lodevole di un lavoro non facile di contenimento. Chi è breve lo è perché sa resistere alla tentazione di essere prolisso. Quella che non si nomina è la brevità liquidatoria: chi risponde a monosillabi perché non vuole avere a che fare con noi, chi perché non vuole darci spiegazioni ritenendoci non degni di meritarle, chi perché da dire non ha proprio nient'altro che quel poco o niente che dice.

Negli scorsi decenni tutte le durate si sono accorciate: sketch comici, romanzi, spot, corsi universitari, articoli, matrimoni (non le cerimonie e i festeggiamenti: proprio le unioni). Più di recente sui romanzi e sui film ci sono segni di un ritorno a pezzature eroiche. Ma sembriamo restare convinti che la brevità sia di per sé un bene, ciò che ci consente rapidamente di passare ad altro. Bisognerebbe invece ripensarci. Come gli affitti brevi sgretolano la cittadinanza, così esistono altre forme di brevità che non arrivano a costituire esperienza. In realtà lo sappiamo da tempo: nei nostri rapporti con il mondo mediati dalla comunicazione, per esempio, negli anni Ottanta di parlava di "zapping" e ora si parla di "scrolling".

Ma ciò di cui non ci rendiamo conto è quello che sanno i poeti, i compositori, gli architetti: che le dimensioni spaziali e temporali lungo/breve non sono mai separabili dalla tensione interna che aprono e risolvono. A definire la qualità dell'opera non è l'estensione nel tempo o nello spazio, ma il ritmo che la sostiene.

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