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Priorità

Jannik Sinner

 

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L'umanità è la condizione di chi è umano. La nudità è la condizione di chi è nudo. La priorità non è la condizione di chi è priore. Del resto se le parole funzionassero davvero tutte e sempre per analogia avrebbero ragione i bambini quando chiamano "guidante" il volante dell'auto. Servirà mica per volare.

Come il priore nel monastero o nella confraternita, chi ha la priorità è chi viene per primo, in ordine di arrivo o, più spesso, in ordine di importanza. Ma l’importanza può essere assoluta o relativa, e così la priorità. Il numero uno ha una priorità assoluta; il numero 156 ha una priorità relativa, a partire dal 157 sino all'ultimo dei successivi.

Perciò i risponditori automatici vi invitano ad ascoltare ancora la musichetta per non perdere la priorità acquisita, cioè il privilegio di essere in coda davanti al numero 15…

L'umanità è la condizione di chi è umano. La nudità è la condizione di chi è nudo. La priorità non è la condizione di chi è priore. Del resto se le parole funzionassero davvero tutte e sempre per analogia avrebbero ragione i bambini quando chiamano "guidante" il volante dell'auto. Servirà mica per volare.

Come il priore nel monastero o nella confraternita, chi ha la priorità è chi viene per primo, in ordine di arrivo o, più spesso, in ordine di importanza. Ma l’importanza può essere assoluta o relativa, e così la priorità. Il numero uno ha una priorità assoluta; il numero 156 ha una priorità relativa, a partire dal 157 sino all'ultimo dei successivi.

Perciò i risponditori automatici vi invitano ad ascoltare ancora la musichetta per non perdere la priorità acquisita, cioè il privilegio di essere in coda davanti al numero 157. E ancora ringraziare."Priorità” non fa pensare però soltanto al privilegio. Ha anche un’accezione diciamo gestionale: la prima risposta, ancora rudimentale ma già razionale, al problema della complessità, la quale complessità ci sfida a distinguere gli elementi che la compongono e a metterli in ordine di priorità. “Primum vivere deinde philosophari”, detto latino un po’ apocrifo ma assai efficace, adottato da Bettino Craxi quando, 49 anni fa, divenne segretario di un partito socialista che viveva i suoi momenti più stentati.

Innanzitutto: ecco un altro indice di priorità. Quando non si sa cosa fare, vince chi è capace di dire cosa fare per prima cosa. "In garage avete una macchina con un cadavere a cui manca la testa. Portatemici" e poi "Prima cosa, voi due. Prendete il corpo e mettetelo nel portabagagli". Questa è la priorità indicata da Mr. Wolf, il risolutore di problemi di Pulp Fiction: perché la complessità può avere molte facce, non tutte sempre in buone condizioni di salute.

Ora vediamo due protagonisti del mondo d’oggi alle prese con la priorità. "La priorità va al riposo", ha detto Jannik Sinner alla vigilia del match di semifinale che avrebbe disputato contro Novak Djokovic a Wimbledon. Una banalità? No: dopo un infortunio al gomito, un match che stava perdendo prima del ritiro dell’avversario e un altro match vinto invece in scioltezza non era poca la curiosità sulle sue condizioni e sulla preparazione della sfida con un campione di prima grandezza. Questa è stata la sua risposta. Lo Ius Scholae "non mi sembra nelle priorità degli italiani” ha detto Pier Silvio Berlusconi, manovrando in sinneriana scioltezza le leve della semantica enfatica.

Sì, perché dietro a "priorità" c'è un comparativo, "prior" correlato al superlativo "primum". "Primum vivere", appunto. Ma quando si nega un assoluto, come il fatto che qualcosa sia al primo posto, cosa si dice? Che è al secondo o che è all'ultimo? Quel che non è nero è grigio o è bianco o di qualsiasi altro colore? Dire "va fatto, ma non è una priorità" è uno di quei giochi tacco-punta che sembrano così indispensabili per governare come anche per consolarsi: per tacitare i propri giudici, esterni o interni che siano. È la dieta da cominciare lunedì.

È il museo da visitare quando si avrà tempo.

È il viaggio rimandato a pensionamento acquisito. In politica, dire "va fatto, ma non è una priorità" è più radicalmente un modo per intendere, senza dirlo, che quella cosa ce la si può dimenticare.

E infatti dei due vicepremier, il leghista Matteo Salvini ha subito dichiarato che dello Ius Scholae si occuperà casomai la sinistra fra trent’anni, sottolineandone così l’ultimità acquisita. L’altro, Antonio Tajani, era stato due giorni prima il proponente di una riforma che consentisse l’acquisizione della cittadinanza tramite cicli scolastici. Si è subito allineato al palinsesto presentato dal leader di Mediaset sottolineando "Non ho mai detto che fosse una priorità". Andando a risentire la dichiarazione registrata bisogna dire che è vero. In effetti aveva indicato la riforma della giustizia come "Priorità delle priorità", seguita dal fisco e la salute. "Prioritas prioritatum et omnia prioritas".

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