C'è stato un tempo in cui Milo Manara, sul palco del Teatro del Giglio di Lucca gremito di appassionati che applaudivano e fischiavano, chiedeva loro il permesso di prendere il premio (lo Yellow Kid) che gli era stato assegnato da una giuria. Era il tempo in cui il mondo del fumetto viveva di quegli incontri e di quelle serate, tra ovazioni, fischi e editori che uscivano dalla sala protestando. La storia si faceva lì, alla presenza di Guido Crepax, di Moebius, di Oreste Del Buono che su Linus scriveva sul "senso" di organizzare Lucca, di Alberto Breccia che si commuoveva sotto applausi interminabili. Era la Lucca nata in sordina (per la verità a Bordighera, nel 1965) da un gruppo di studiosi che volevano offrire ai fumetti quella dignità culturale che gli era continuamente negata.
Tra questi professori universitari come Romano Calisi e Umberto Eco, il regista Alain Resnais e il grande disegnatore Rino Albertarelli. E Claudio Bertieri, che scriveva: "L'avvio è promettente; la stampa internazionale lo rileva con curiosità; il mondo del fumetto è perplesso, teme l'analisi critica e le troppe responsabilità". E c'era anche Rinaldo Traini (con una mostra su Disney) che poi sarebbe diventato il deus-ex-machina del "Salone Internazionale" che, per sua volontà e grande acume, oltre ai comics avrebbe guardato al cinema d'Animazione e all'Illustrazione, mettendo insieme mondi differenti che si guardavano l'un l'altro con tanto sospetto. D'altra parte il cinema era già un'arte nobile mentre il fumetto allora era considerato una lettura facile e diseducativa.
Poi il Salone ha attraversato gli anni del Male, di Frigidaire, di Andrea Pazienza, quando le serate si chiudevano all'hotel Napoleon fuori le mura. E chi c'era poteva avere la fortuna di sentire Hugo Pratt cantare alla chitarra e di chiacchierare amabilmente con Bonelli, Crepax, Bonvi, Giardino e gli altri grandi. Allora il Teatro seicentesco era ancora il centro della manifestazione e il pallone aerostatico con gli stand degli editori un'appendice. La situazione si è capovolta con il trasloco al Palazzetto dello sport nel 1984 e le file degli appassionati agli stand a raccogliere le dediche degli autori. Editori e artisti esausti dopo una giornata di lavoro finivano per andare a cena disertando il Teatro.
Poi, con il taglio dei finanziamenti pubblici, Traini ha trasportato le sue idee a Roma, dove nel 1993 è nata Expocartoon. Ma anche quella, nonostante gli intenti culturali, era un'altra cosa rispetto al Salone che si batteva per il riconoscimento culturale del fumetto. Intanto Lucca, sotto la guida di Luca Boschi e poi Stefano Beani, Renato Genovese e Giovanni Russo, ha accolto nel corso degli anni Novanta la grande invasione dei videogiochi e dei cosplayer, che fanno spettacolo a sé. Fino a quando, nel 2004, si è ritornati meravigliosamente all'interno delle mura della città che in certi giorni fa quasi fatica a contenere tutti i visitatori.
La scomparsa di Traini, nello scorso giugno, chiude un'era. Ora Lucca, diventata una manifestazione gigantesca, la prima in Europa per numeri, non può che essere un'altra cosa e infatti la manifestazione vede la guida sì di un appassionato (in primis di videogames) che però è anche un manager, Emanuele Vietina. E la manifestazione non può che essere lo specchio dei suoi tempi, con il fumetto che insieme al videogioco diventa punto di partenza per tanta cultura pop e anche molto altro.
Il senso della Lucca odierna non è più un obiettivo ma una certezza: attraverso il fumetto si può arrivare dovunque, affrontare la filosofia e la neuroscienza, si può fare storia, parlare della vita degli altri e della propria, entrando nelle intimità più profonde. Luoghi come la Sala Robinson permettono di ripristinare quella che era stata la sua antica anima: il confronto e il dibattito con gli autori altrimenti sempre più costretti a firmacopie non stop, occasione unica che per gli editori è la maggiore opportunità di promozione e di vendita dell'anno. Gli autori affermati amano Lucca perché è l'occasione di uscire dalla solitudine del lavoro di disegnatore ma forse un po' anche la temono come un intricato garbuglio di appuntamenti, firme e incontri da cui cercare di uscire indenni. Gli altri, quelli in cerca di lavoro, li vedremo in giro con le cartelline piene di disegni mentre cercano di intercettare il raro momento libero di un editore. In fondo tanti maestri hanno cominciato proprio a Lucca, proprio così. E quindi diciamo che forse ciò che conta è che Lucca Comics, più di tutto, è un'occasione.
Tra questi professori universitari come Romano Calisi e Umberto Eco, il regista Alain Resnais e il grande disegnatore Rino Albertarelli. E Claudio Bertieri, che scriveva: "L'avvio è promettente; la stampa internazionale lo rileva con curiosità; il mondo del fumetto è perplesso, teme l'analisi critica e le troppe responsabilità". E c'era anche Rinaldo Traini (con una mostra su Disney) che poi sarebbe diventato il deus-ex-machina del "Salone Internazionale" che, per sua volontà e grande acume, oltre ai comics avrebbe guardato al cinema d'Animazione e all'Illustrazione, mettendo insieme mondi differenti che si guardavano l'un l'altro con tanto sospetto. D'altra parte il cinema era già un'arte nobile mentre il fumetto allora era considerato una lettura facile e diseducativa.
Poi il Salone ha attraversato gli anni del Male, di Frigidaire, di Andrea Pazienza, quando le serate si chiudevano all'hotel Napoleon fuori le mura. E chi c'era poteva avere la fortuna di sentire Hugo Pratt cantare alla chitarra e di chiacchierare amabilmente con Bonelli, Crepax, Bonvi, Giardino e gli altri grandi. Allora il Teatro seicentesco era ancora il centro della manifestazione e il pallone aerostatico con gli stand degli editori un'appendice. La situazione si è capovolta con il trasloco al Palazzetto dello sport nel 1984 e le file degli appassionati agli stand a raccogliere le dediche degli autori. Editori e artisti esausti dopo una giornata di lavoro finivano per andare a cena disertando il Teatro.
Poi, con il taglio dei finanziamenti pubblici, Traini ha trasportato le sue idee a Roma, dove nel 1993 è nata Expocartoon. Ma anche quella, nonostante gli intenti culturali, era un'altra cosa rispetto al Salone che si batteva per il riconoscimento culturale del fumetto. Intanto Lucca, sotto la guida di Luca Boschi e poi Stefano Beani, Renato Genovese e Giovanni Russo, ha accolto nel corso degli anni Novanta la grande invasione dei videogiochi e dei cosplayer, che fanno spettacolo a sé. Fino a quando, nel 2004, si è ritornati meravigliosamente all'interno delle mura della città che in certi giorni fa quasi fatica a contenere tutti i visitatori.
La scomparsa di Traini, nello scorso giugno, chiude un'era. Ora Lucca, diventata una manifestazione gigantesca, la prima in Europa per numeri, non può che essere un'altra cosa e infatti la manifestazione vede la guida sì di un appassionato (in primis di videogames) che però è anche un manager, Emanuele Vietina. E la manifestazione non può che essere lo specchio dei suoi tempi, con il fumetto che insieme al videogioco diventa punto di partenza per tanta cultura pop e anche molto altro.
Il senso della Lucca odierna non è più un obiettivo ma una certezza: attraverso il fumetto si può arrivare dovunque, affrontare la filosofia e la neuroscienza, si può fare storia, parlare della vita degli altri e della propria, entrando nelle intimità più profonde. Luoghi come la Sala Robinson permettono di ripristinare quella che era stata la sua antica anima: il confronto e il dibattito con gli autori altrimenti sempre più costretti a firmacopie non stop, occasione unica che per gli editori è la maggiore opportunità di promozione e di vendita dell'anno. Gli autori affermati amano Lucca perché è l'occasione di uscire dalla solitudine del lavoro di disegnatore ma forse un po' anche la temono come un intricato garbuglio di appuntamenti, firme e incontri da cui cercare di uscire indenni. Gli altri, quelli in cerca di lavoro, li vedremo in giro con le cartelline piene di disegni mentre cercano di intercettare il raro momento libero di un editore. In fondo tanti maestri hanno cominciato proprio a Lucca, proprio così. E quindi diciamo che forse ciò che conta è che Lucca Comics, più di tutto, è un'occasione.