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Ucraina, il generale Graziano: "Finite le puntate offensive russe, ma la guerra costerà ancora parecchio sangue"

A RepIdee il racconto degli inviati di Repubblica e le analisi del vicedirettore Gianluca Di Feo. Le immagini del conflitto negli scatti del fotoreporter Fabio Bucciarelli. Con Corrado Zunino che ricorda il fixer ucciso Bogdan Bitik
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Le cronache dalla trincea, certo, ma anche il racconto di quello che succede nelle retrovie. Il sabato pomeriggio di RepIdee porta l'Arena del Sole nel cuore dell'Ucraina invasa, condensando in poche ore una carrellata di immagini ora potenti, ora cariche di speranza, per lo più semplicemente drammatiche. Il racconto degli inviati di Repubblica si mescola agli scatti dei fotoreporter e alle analisi degli esperti, restituendo la realtà di una guerra sembra essere entrata in una nuova fase, ma di cui non scorgiamo ancora la fine. "Siamo in una fase del conflitto particolarmente delicata - spiega infatti il generale Claudio Graziano, ex presidente del comitato militare Ue, intervistato dal vicedirettore di Repubblica Gianluca Di Feo - Sono finite le puntate offensive russe, ci troviamo in un momento in cui gli ucraini hanno iniziativa e morale alto. Ma io ho la sensazione che sarà una guerra ancora molto lunga, che costerà ancora parecchio sangue".

Doveroso partire dal ricordo di Bogdan Bitik, il fixer ucraino ucciso a Kherson mentre raccontava la realtà del conflitto insieme al giornalista di Repubblica Corrado Zunino. È proprio lui a ricostruire l'agguato: "Abbiamo parcheggiato la macchina dietro una casa. Continuavano a passare persone sotto il ponte Antonovsky, la situazione sembrava apparentemente tranquilla. Così ci siamo avviati. Dopo poco, però, due soldati ucraini ci hanno detto di andare via". Nemmeno il tempo di fare dietrofront che "ho sentito un sibilo e ho visto Bogdan andare giù". Segue un lungo applauso, il primo di una serie dedicati alla memoria di Bodgan.

Nei 15 mesi di conflitto la linea del fronte è cambiata molte volte, così come è mutata la vita quotidiana nell'Ucraina sotto attacco. Paolo Brera, che al momento dell'attacco russo, nel febbraio 2022, si trovava a Kiev per coprire la crisi da oltre un mese, ricorda la realtà di un Paese "in cui nessuno pensava davvero possibile l'arrivo della guerra" e la confronta con "la quotidianità delle città ucraine al giorno d'oggi, dove non è difficile incontrare persone senza una gamba per strada".

I veterani mutilati ritornano anche nello spettacolo "La guerra che non si vede. Le storie che i governi non vogliono raccontare. Parole e immagini dall'Ucraina". Fabio Tonacci ripercorre, supportato dalle immagini di Fabio Bucciarelli, dalle letture delle attrici Nataliia Mykhalchuk e Yuliia Mykhalchuk e dai contributi del regista Enrico Baraldi (Compagnia Kepler - 452), la sua visita alla clinica di Rivne, dove 44 medici provano a fare miracoli per i soldati che hanno perso gli arti in guerra. Nonostante nove anni di guerra in Donbass si tratta ancora "dell'unica clinica di questo tipo in tutta l'Ucraina", anche se ora potrebbero nascerne altre. E non è un caso che la visita del centro non venga in genere proposta ai giornalisti: "Qualsiasi comando militare non ha piacere se fai vedere i soldati quando non sono perfettamente sani".

La penna di Tonacci e l'obiettivo di Bucciarelli indagano a lungo proprio sui profili meno raccontati di questo conflitto: ciò che la guerra lascia indietro. Dai prigionieri russi detenuti in un carcere ucraino in attesa del prossimo scambio ai bambini oncologici. Passando per una coppia di ragazzi che, incurante dei bombardamenti e dei blackout, cerca solo uno po' di intimità per riacquistare, anche solo per un momento, ciò che l'invasione gli ha tolto: il diritto di essere ventenni.