Prodi: "Surreale ricattare l’Ue col Mes, ma alla destra piace mostrare i muscoli. Con le nomine Rai ora c'è un nido di Vespe"

Con Francesco Bei sul palco di Repubblica delle Idee. "Governo autoritario? Anche di più. La destra si afferma in Europa con due paure, le tasse e l'immigrazione. L'Ue non si governa con l'unanimità"
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C'è un'Europa che sta andando a destra, "ma questo non è fatale. Se recuperiamo il riformismo l'Europa può andare in una direzione diversa da quella del recente passato". Ne è convinto l'ex presidente della commissione Ue Romano Prodi, ospite di Repubblica delle Idee in piazza Maggiore per parlare dell'"Europa dei riformisti". "La destra - ha puntualizzato il Professore rispondendo agli stimoli di Francesco Bei, vicedirettore di Repubblica - si afferma in Europa perché porta avanti due paure: quella delle tasse e quella dell'immigrazione. Bisogna allora spiegare con chiarezza che le tasse ci vogliono ma devono essere giuste e progressive, non flat; e devono servire per il welfare state. L'idea che l'imposta sia un 'pizzo di Statò - espressione usata dalla premier Giorgia Meloni, ndr - è un'idea che stravolge il sistema democratico", e su questo pensiero il Professore raccoglie un convinto applauso del pubblico.

Maurizio Molinari con Romano Prodi
Maurizio Molinari con Romano Prodi (agf)

 

Il ricatto del Mes

Il governo italiano di centrodestra sfida l'Europa sul tema del Mes. "Quello che sta avvenendo sul Mes è una cosa surreale", è netto Prodi, "perché è una scommessa a perdita zero: se non lo vogliamo usare, non lo usiamo. Viene usato per un ricattino, ma un ricatto di un paese da solo contro 26 non funzionerà mai, perché non crei l'atmosfera per contrattare. Ma c'è quest'idea di far vedere al proprio popolo che si hanno i muscoli per resistere. E questo piace alla destra, anche se non può finir bene, perché gli altri non possono accettare il ricatto di un paese solo".

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"Non esiste un piano di pace europeo"

Piazza Maggiore piena anche per Prodi, che descrive l'Europa come "il miglior pane mai fatto in politica, ma è ancora mezzo buono e mezzo crudo", avverte: "Bisogna farlo cuocere bene", prosegue con la sua metafora. E per farlo c'è l'occasione delle prossime elezioni europee, quelle del 2024: "Saranno decisive sulla direzione da prendere: tornare indietro o andare avanti", e andare avanti significa "completare l'Europa", abbandonando il principio dell'unanimità "perché con essa non si governa manco un condominio, figuriamoci un continente. Bisogna invece procedere come con l'euro: a maggioranza". All'Europa serve anche altro, come ha dimostrato la guerra in Ucraina: "Una difesa comune e una politica estera comune", sottolinea Prodi, altrimenti "non esistiamo nemmeno. Non esiste un piano di pace europeo". E precisa: "Non voglio un'Europa militarizzata, ma che abbia una difesa sufficiente da custodire la regione intorno all'Europa e il Mediterraneo". Sul palco di RepIdee Prodi riflette anche sul tema dell'immigrazione, l'altra grande paura sulla quale la destra rafforza il proprio consenso - "il riformismo si deve porre questo tema, far finta di ignorarlo significa affrontarlo nel modo sbagliato" - che si lega al tema del crollo della natalità. "Non riguarda più solo l'Italia, ma ha aspetti impressionanti: colpisce il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri".

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Emergenza climatica, Prodi: "Europa sempre all'avanguardia sull'ambiente"

E' emerso chiaramente nella giornata di ieri di RepIdee, dedicata anche all'Emilia-Romagna colpita dall'alluvione: l'emergenza climatica è un tema politico. Ma perché la destra ha scelto di sposare un antiambientalismo militante? "C'è l'idea - avverte Prodi - che chi difende l'ambiente lo faccia ai danni dei cittadini, del loro tenore di vita, delle loro bollette". Un populismo di presa facile, lo definisce Bei. "L'Europa - risponde Prodi - è sempre stata all'avanguardia sul tema dell'ambiente", e cita il protocollo di Kyoto, "firmato anche contro Usa e Cina grazie ad adesioni da tutto il mondo. La politica dell'ambiente è fondamentale perché il principio europeo è quello di precauzione". Oggi invece succede che "con la crisi economica nel resto del mondo si fa marcia indietro. I primi mesi di quest'anno sono stati i mesi di più elevato consumo di carbone: si è fatto un passo indietro. L'Europa allora deve rimanere sui suoi principi, e fare una politica di legame obbligatorio con Usa e Cina: altrimenti il nostro sforzo diventa eccessivo. Ma la leadership mondiale dobbiamo tenerla noi, vista la marcia indietro in particolare della Cina rispetto alla sua coscienza ambientale".

Proprio il nodo dell'ambiente deve essere una delle idee che la nuova segreteria del Pd deve portare avanti. E il Professore ne suggerisce una: "Siamo pieni di zone industriali e artigianali, si potrebbe immaginare entro 10 anni di realizzare impianti di energia alternativa sui tetti. Perché per produrre energie alternative dobbiamo usare i campi e non gli infiniti tetti che ci sono? Ci vuole, e adesso non c'è, un pensiero di lungo periodo, perché è costoso e deve durare 10 anni. Ci sono degli elementi di politica ambientale semplici e diretti da mettere in atto, questo ne è solo uno. Un altro discorso serio è la legge di occupazione del suolo: dappertutto si è costruito troppo, ora fermiamoci". E' un Prodi per la decrescita?, lo solletica Bei. "No, per favore. La decrescita è sempre infelice, soprattutto per chi decresce. E sia chiaro che il nostro deficit che è molto elevato lo possiamo mettere a posto solo se cresciamo. Altrimenti ci travolgerà. Non confondiamo la crescita ordinata dalla decrescita".

"Per vincere serve ampia coalizione. Io in politica attiva? Ma ho 84 anni..."

Tornando alla politica, Prodi ragiona sugli scenari possibili. Come può vincere il centrosinistra? "Deve essere chiaro che serve una coalizione ampia per vincere le elezioni. Se vogliamo perdere, continuiamo ad andare divisi. Bisogna fare una grande proposta riformista attorno alla quale fare le alleanze, non la strategia dei piccoli partiti". Prodi si immagina ancora un ruolo attivo nella politica? "Ma io ho 84 anni! Io devo pensare a morire sano, come dicono in Romagna", e strappa una risata alla piazza. "Naturalmente non tacere, dire quello che penso, con la massima semplicità, perché la politica è dire le cose di cui la gente ha bisogno. Il problema è godere della fiducia perché si è coerenti nei fatti".

"Non tacere", dice Prodi. E in effetti nei giorni scorsi una sua frase ha sollevato polemiche. Il Professore, dopo le nomine in Rai dell'esecutivo, ha commentato: "Mediaset già ce l'hanno, la Rai se la sono presa, attenzione che si può scivolare verso l'autoritarismo". Ed è scoppiato il putiferio. Poi è arrivata una stretta ulteriore di questo governo: corte dei Conti, Anac, ufficio parlamentare di bilancio. Perché ha fatto quella denuncia, chiede Bei. "Bisognerebbe usare una parola più forte di autoritarismo", risponde Prodi. "Le nomine della Rai sono sempre state controllate dal governo. Adesso il rischio è che abbiamo tutto nella stessa mano, e questo è un problema serio per il Paese. Ai miei tempi c'erano parecchi dirigenti anche vicini al Pd ma la prima trasmissione politica era Vespa. Ora abbiamo Vespa da un lato e dall'altro: ora abbiamo un nido di vespe".