Stefano Massini a Meloni: "Ma quale natalità se i giovani in banca devono farsi accompagnare da papà e mamma?"
di Sabrina CamonchiaIl lessico del lavoro, il suo vocabolario, fra identità, diritti e la sfida del digitale. È una lunghissima conversazione fra Stefano Massini e il direttore Maurizio Molinari quella andata in scena in una gremita Arena del Sole per RepIdee 2023. Fra "Totem e Tabù", questo il titolo dell'incontro, c'è stata occasione anche per arrivare a confrontarsi sulle politiche del governo Meloni. "Ma lo sa il caro ministro Lollobrigida - dice lo scrittore - che oggi chi cura i capi di bestiame, anche qui in Emilia-Romagna, sono gli indiani? La perpetuazione di quella filiera è fatta da altri non da noi. Altro che identità italiana basata sulla filiera gastronomica, sulla cucina e sul cibo. Sbandierano il tema della natalità, meglio che si preoccupassero dei giovani che quando vanno in banca per comprarsi una casa, devono essere accompagnati dai genitori che devono garantire per loro". Le oltre seicento persone in sala applaudono.
Le parole del lavoro, quelle che ci definiscono, ma che una volta ti davano una identità, ora non più, a meno che non si sia un professionista. Racconta Massini: "Rispetto al passato, sulle piattaforme social non si indica più il proprio mestiere, segno di un chiaro disamoramento. Il lavoro oggi è talmente fluido, precario, inattendibile, che nessuno si presenta più indicando il proprio lavoro. La precarietà del lavoro è una forma di precarietà esistenziale, precarietà dell'identità e dei nostri confini, non ci qualifichiamo più in nome di quello che facciamo".
Repubblica delle Idee 2023 -Totem e tabù sul lavoro con stefano Massini
Eppure per riappropriraci di quel concetto, anche se ormai usiamo parole che non sono più nostre ma solo inglesi perché prese dal linguaggio della tecnologia, "in un grande dizionario esterofilo che va da stage a workshop", occorre ripartire da quello che diceva Martin Luther King, dice Massini che lo cita: "Se vi toccasse fare gli spazzini, dovreste andare e spazzare le strade nello stesso modo in cui Michelangelo dipingeva le sue figure. Faccio questo esempio perché sostengo che ogni ruolo è necessario, nessuno si deve sentire sprecato, purché ognuno nel proprio lavoro abbia la consapevolezza della propria necessità, della sua indispensabilità. Questa è l'essenza del lavoro".
Non ci sono ricette, ma strade da seguire, soprattutto per le nuove generazioni alle prese con la rivoluzione digitale che stiamo vivendo, dopo esserci lasciati alle spalle l'ultimo pezzo di rivoluzione industriale. Per il direttore Molinari, "il nuovo lavoro deve rappresentare un'esperienza di vita competitiva all'altezza delle proprie aspirazioni che, alla fine, può essere la ricetta della felicità". Due le parole per affrontare i cambiamenti che ci attendono: "La prima l'ha detta un grande imprenditore cinese perseguitato dal regime: è la creatività degli esseri umani per vincere sui robot. L'altra parola è il diritto. Come incrociamo creatività, diritto e sfide digitali? La risposta migliore è arrivata dal dean della Columbia University che ai suoi studenti un paio di anni fa ha detto: chi vuole fare l'avvocato per come lo conosciamo fino a oggi, si può accomodare fuori, a noi oggi serve una nuova dimensione che tenga assieme la vecchia conoscenza del diritto e l'innovazione".
Il lavoro e i diritti, secondo Massini e Molinari, conducono inevitabilmente alla politica. A lei spetta il compito di farci "re-innamorare" del lavoro, "in particolare - dice lo scrittore - dovrebbe essere la sinistra a occuparsene, invece è colpita da una sostanziale miopia storica e sociale. Il tema dei diritti deve essere affrontato non solo come propaganda politica, i diritti non sono aria fritta, i diritti sono i fatti se vogliamo mettere fine ai morti sul lavoro", che sono, gli fa eco il direttore, "una grande ferita, provocano lacerazione profonda, ogni giorno tre morti, sono numeri inaccettabili".
Si torna al governo Meloni, poco ottimista Massini che invoca una figura alla Romano Prodi "come perno di una necessità nazionale". Se Molinari auspica che gli italiani si renderanno conto presto "dell'anti storicità e anti modernità del governo Meloni in un periodo di grandi rivoluzioni come questo", Massini teme che "l'Italia pagherà un prezzo molto caro: le truppe al momento sono coese e se lo resteranno, metteranno mano alle regole istituzionali. Questi non si fermeranno, faranno di tutto". Ecco di nuovo il lavoro: "Ci sono delle responsabilità precise delle forze progressiste. La sinistra non sa dare risposte alle diseguaglianze", chiude Molinari.