Pegah Moshir Pour: "Dobbiamo raccontare la persecuzione in Iran, queste storie devono essere eterne"
di Eleonora CapelliPatrick Zaki e Pegah Moshir Pour insieme a Repubblica delle Idee a Bologna, anche se Patrick è ancora in Egitto e bisogna accontentarsi del video collegamento, per parlare dei diritti da difendere e del motto che ormai li rappresenta tutti, a partire dall'Iran: "Donna, Vita, Libertà". L'incontro con la giornalista Conchita Sannino e la matematica scrittrice, Chiara Valerio, è l'occasione per rivedere Zaki in piazza Maggiore.
"Mi fa piacere dopo un anno essere ancora con voi, è un grande onore condividere il palco con Pegah - dice Zaki, dall'Egitto, Paese da cui non può allontanarsi in attesa del processo che è stato rimandato già 10 volte, togliendo allo studente dell'Università di Bologna la possibilità di difendersi dalle accuse di diffusione di notizie dannose contro lo Stato - voglio mandare i miei saluti alla mia professoressa Rita Monticelli e a tutti voi che siete lì presenti".
Il tema del giorno è la Tunisia, dopo la visita di Giorgia Meloni con Ursula von der Leyen e l'olandese Rutte al presidente Kais Saied e Zaki su questo ha le idee molto chiare: Non mi sono sorpreso di vedere quello che è successo, i Paesi europei fanno del loro meglio per ridurre il numero dei profughi, però mi aspettavo di più dai Paesi dell'Unione Europea, perché Saied opprime la società civile ed è l'autore di un colpo di Stato che ha portato la tunisia indietro di 100 passi. Mi aspettavo che chiedessero più democrazia e più diritti umani, anche per le persone di colore scuro, perché lui gli oppositori li butta in galera, io ho grande preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Tunisia". Bologna è la città di cui Patrick è "sempre tanto orgoglioso", dove la sua professoressa rita Monticelli lo ascolta in prima fila, dove lo studente sogna di "tornare personalmente per discutere la tesi di dottorato", ma la Tunisia è in cima ai suoi problemi perché "non possono continuare a trattare i migranti così". L'incontro è dedicato all'Iran e quindi è l'attivista Pegah Moshir Pour a descrivere la situazione del Paese.
"Tutti gli iraniani oggi si sono svegliati con una notizia, è il compleanno di un bimbo che oggi avrebbe compiuto 10 anni, sua madre e suo padre avevano organizzato il compleanno sulla sua tomba, il cugino della madre è stato ucciso - spiega Pegah - Noi non sappiamo quante persone sono state arrestate, le famiglie non hanno il coraggio di parlare, sono sotto minaccia, sono perseguitate, ci sono minoranze etniche, tutti gli iraniani si sono uniti sotto la rivoluzione 'donna vita libertà'. Masha Amini, uccisa a 22 anni perché non aveva indossato correttamente il velo era curda, le minoranze etniche da 44 anni in Iran vivono in un modo che deve far riflettere. Noi dobbiamo raccontare queste storie perché devono essere eterne, dobbiamo arrivare all'Iran libero".
Quando Conchita Sannino chiede a Chiara Valerio cosa può produrre la mobilitazione internazionale, la risposta non si fa attendere: "Siamo abituati ad un tempo di reazione alle nostre azioni che è maggiore di quella che serve per far accedere realmente le cose, io ho scritto subito che queste rivoluzioni ci servono anche per farci riappropriare del fatto che ci serve tempo quando ci sono i corpi umani, le donne iraniane sono la soglia nuova di una libertà da riconquistare, lo faremo, dobbiamo farlo, i movimenti sui social diono che questa rivoluzione avrà bisogno di coreaografie, corpi, i corpi portano un tempo, il tempo umano è lungo, bisogna stabilire che la democrazia è costosa, farraginosa e lenta, ma è il miglior sistema che abbiamo".
Pegah ha letto poi uno scritto sul suo Paese, davanti a una piazza emozionata: "Stasera voglio condividere una parte del mio cuore, l'Iran è la terra che mi ha dato le radici e scolpito la mia anima, dietro le sue magnificenze si cela la realtà, sono cresciuta tra le strade caotiche, tra le spezie e le usanze, respiravo sempre di più l'aria carica di speranze dei giovani iraniani, ho ascoltato i sussurri di protesta mescolati all'eco delle preghiere, tanta forza incredibile di un popolo che non si arrende, o visto le donne togliersi il velo, gli artisti che trasformavano l'arte in una forma di resistenza, l'Iran è più di quello che si possa vedere, una terra di filosofi e pensatori, sono qui per essere la voce di coloro che sono stati silenziati, sono qui per onorare la memoria di coloro che non ci sono più, sono qui per chiedere: perché non vengono fermati i rapporti commerciali con i regimi sanguinari? Anche da questa parte del mondo abbiamo le mani insanguinate, vogliamo reazioni concrete, l'Iran non è una controversia politica, ma un Paese straordinario, la mia voce può tremare ma il mio spirito è impetuoso, voglio ispirare e incitare il cambiamento, dobbiamo pretendere una direzione verso la pace, il viaggio è lungo, non ci dobbiamo mettere comodi, esistere e resistere oggi più di ieri, vogliamo un mondo di giustizia, equità e libertà, in cui ogni individuo sia libero di essere sé stesso". In quel mare che durante l'impero romano veniva definito "mare nostrum", come ha ricordato Valerio, "non ci sono razze, ma una sola specie, cui va garantito per primo il diritto all'istruzione". La serata si è chiusa nel ricordo delle due giornaliste che hanno raccontato la storia di Mahsa Amini e adesso sono in carcere, pe ril diritto di tutti di sapere.