La prima reazione è chiedersi: questo è già successo, come se la cavarono allora?". La pandemia ha segnato un prima e un dopo, è entrata nella storia determinandone una cesura. Ecco allora, ragiona Luciano Canfora, che la storia diventa strumento per capire. Banale ribadirlo, ma siamo in un paese dove c'è chi vuole ridurre a un derby il 25 Aprile, o farne una giornata di commemorazione delle vittime del coronavirus, e appena due anni fa eravamo alle prese con la cancellazione, da parte dell'allora ministro all'istruzione Marco Bussetti, della traccia specifica del tema di storia alla Maturità.
Non a caso quest'anno "La storia in piazza" al Palazzo Ducale di Genova era stata dedicata al racconto della storia. Rinviata a causa dell'emergenza sanitaria, sono però riproposte online, sul canale YouTube del Palazzo Ducale , le lezioni delle edizioni precedenti su temi come l'utopia e le rivoluzioni: Alessandro Barbero che smonta i terrori dell'anno Mille, "un prodotto dell'immaginazione di noi moderni che a un certo punto ci siamo convinti che la gente che viveva nei cosiddetti secoli bui si aspettasse la fine del mondo"; Emilio Gentile che affronta il tema dell'uomo nuovo; Anna Ottani Cavina sul paesaggio ideale. Per gli studenti, per le scuole, il cui coinvolgimento è sempre stato uno degli obiettivi della rassegna curata per sette anni da Donald Sassoon, ora da Luciano Canfora con Franco Cardini.
La storia, dunque, insegnamento che dovrebbe essere irrinunciabile "in una nazione che non sia di sudditi, ma di cittadini" insiste Canfora ricordando quando i colonnelli greci al potere nel 1967 negarono lo studio del XX secolo, e così i generali cileni nel 1973. "La storia recente è fatta non solo di coscienza civile, ma di politica, e quindi fa paura".
Altri festival, come "èStoria" di Gorizia, hanno online gli interventi del 2019 e le "Lezioni di Storia Festival" di Napoli tenute e fine febbraio sono caricate nel portale. Strumenti per affrontare il disorientamento del presente, il dramma, la rottura. "
Tra il fatalismo persuaso dell'eterno ritorno e l'ottimismo degli assertori di inarrestabili 'sorti progressive' la lezione che ci viene dalla storia è che, dopo l'esaurirsi di una rivoluzione - spiega Canfora - maturano le condizioni per una nuova scossa: di quelle che a don Abbondio apparivano salutari colpi di scopa". La scossa della pandemia, che per alcuni autori funziona da livellatrice, "e in un certo senso è così, si pensi alla morte di don Rodrigo, l'ondata non trascura nessuno annota don Abbondio, come un colpo di scopa. Le differenze sociali semmai esplodono rispetto alle condizioni" in cui ci coglie l'emergenza.
La storia aiuta a interpretare questa pandemia? "La privazione di una vita normale, la sofferenza ha prodotto una maturazione rapida, anche nei giovani, e questa esperienza già di per sé pone una domanda di tipo storico".
Immediatamente ci si rifà alle grandi epidemie, la peste di manzoniana memoria e che fa da cornice al Decameron, la Spagnola nel 1918-19 a cui il blog "Amici di passato e presente" dedica un approfondimento a cura di Gianni Silei: "Il memory sharing è un aspetto comune negli eventi storici del '900, tuttavia, i ricordi della pandemia sono rimasti solitamente confinati alla sfera personale, mancando una memoria pubblica dell'avvenimento".
Lo storico Emilio Gentile mette in guardia dall'idea di un tutto che non sarà più come prima: "La storia insegna ad essere ottimisti con scetticismo o scettici con ottimismo. Quello che consideriamo straordinario non è che un rinnovarsi di una condizione umana che abbiamo già sperimentato, chi ha più di 70 anni ricorda per esempio l'Asiatica. Il mondo dopo l'esperienza del coronavirus non sarà più come prima? Forse sarà un po' peggio, con più nazionalismo e autoritarismo, ma possiamo anche sperare che possa essere un poco migliore, più favorevole e più liberale". Rimane necessario il racconto storico, senza correre il rischio avverte Franco Cardini "di perdere di vista il vero obiettivo: la verità storica".
Non a caso quest'anno "La storia in piazza" al Palazzo Ducale di Genova era stata dedicata al racconto della storia. Rinviata a causa dell'emergenza sanitaria, sono però riproposte online, sul canale YouTube del Palazzo Ducale , le lezioni delle edizioni precedenti su temi come l'utopia e le rivoluzioni: Alessandro Barbero che smonta i terrori dell'anno Mille, "un prodotto dell'immaginazione di noi moderni che a un certo punto ci siamo convinti che la gente che viveva nei cosiddetti secoli bui si aspettasse la fine del mondo"; Emilio Gentile che affronta il tema dell'uomo nuovo; Anna Ottani Cavina sul paesaggio ideale. Per gli studenti, per le scuole, il cui coinvolgimento è sempre stato uno degli obiettivi della rassegna curata per sette anni da Donald Sassoon, ora da Luciano Canfora con Franco Cardini.
La storia, dunque, insegnamento che dovrebbe essere irrinunciabile "in una nazione che non sia di sudditi, ma di cittadini" insiste Canfora ricordando quando i colonnelli greci al potere nel 1967 negarono lo studio del XX secolo, e così i generali cileni nel 1973. "La storia recente è fatta non solo di coscienza civile, ma di politica, e quindi fa paura".
Altri festival, come "èStoria" di Gorizia, hanno online gli interventi del 2019 e le "Lezioni di Storia Festival" di Napoli tenute e fine febbraio sono caricate nel portale. Strumenti per affrontare il disorientamento del presente, il dramma, la rottura. "
Tra il fatalismo persuaso dell'eterno ritorno e l'ottimismo degli assertori di inarrestabili 'sorti progressive' la lezione che ci viene dalla storia è che, dopo l'esaurirsi di una rivoluzione - spiega Canfora - maturano le condizioni per una nuova scossa: di quelle che a don Abbondio apparivano salutari colpi di scopa". La scossa della pandemia, che per alcuni autori funziona da livellatrice, "e in un certo senso è così, si pensi alla morte di don Rodrigo, l'ondata non trascura nessuno annota don Abbondio, come un colpo di scopa. Le differenze sociali semmai esplodono rispetto alle condizioni" in cui ci coglie l'emergenza.
La storia aiuta a interpretare questa pandemia? "La privazione di una vita normale, la sofferenza ha prodotto una maturazione rapida, anche nei giovani, e questa esperienza già di per sé pone una domanda di tipo storico".
Immediatamente ci si rifà alle grandi epidemie, la peste di manzoniana memoria e che fa da cornice al Decameron, la Spagnola nel 1918-19 a cui il blog "Amici di passato e presente" dedica un approfondimento a cura di Gianni Silei: "Il memory sharing è un aspetto comune negli eventi storici del '900, tuttavia, i ricordi della pandemia sono rimasti solitamente confinati alla sfera personale, mancando una memoria pubblica dell'avvenimento".
Lo storico Emilio Gentile mette in guardia dall'idea di un tutto che non sarà più come prima: "La storia insegna ad essere ottimisti con scetticismo o scettici con ottimismo. Quello che consideriamo straordinario non è che un rinnovarsi di una condizione umana che abbiamo già sperimentato, chi ha più di 70 anni ricorda per esempio l'Asiatica. Il mondo dopo l'esperienza del coronavirus non sarà più come prima? Forse sarà un po' peggio, con più nazionalismo e autoritarismo, ma possiamo anche sperare che possa essere un poco migliore, più favorevole e più liberale". Rimane necessario il racconto storico, senza correre il rischio avverte Franco Cardini "di perdere di vista il vero obiettivo: la verità storica".