L'America Latina è sempre stata luogo di utopia e profezia. Entrambe non sempre positive. Entrambe, come naturale, quasi mai divenute realtà. La leggenda dice che nacque dal gesto azzardato di un marinaio genovese che faceva star dritte le uova sul tavolo rovinandone per sempre la forma perfetta dell'ovale, un marinaio che sbagliò i suoi calcoli anche sulla forma del pianeta, ma che trovò un nuovo mondo. Meno leggendario, ma non meno azzardato è il gesto da cui sbocciò il Messico, o meglio - prima del Messico ma sua necessaria premessa - la Nuova Spagna. Fu di Hernan Cortés, gran capitano e grande guerriero, che non fidandosi per nulla della sua ciurma di mezzi pirati e mezzi criminali, quando sbarca da Cuba sul nuovo continente e sa di avere davanti migliaia di guerrieri, fa bruciare le navi, pensando che fosse molto più efficace quel gesto che la dichiarazione con voce stentorea: "Indietro non si torna". Moctezuma perse contro di lui e pochi altri un regno potente perché pensava di tenerlo insieme con il sangue, la violenza e le profezie di fine imminente del mondo. Fidò più nella propria immaginazione che nella propria forza. L'Eldorado - "el dorado" come scriverlo? - fu una profezia per vecchi conquistadores violenti e sfiniti che indios e nobiltà spagnola utilizzarono se non in un impossibile accordo, di certo simultaneamente: così quei pazzi avrebbero lasciato le città e i luoghi più civilizzati per andare a morire nella selva ubriachi della loro impossibile ricerca.
Se ne accorse uno di loro, Lope de Aguirre, e fu inseguito e trucidato. Ma Aguirre fondò per tutti i secoli seguenti l'utopia nera del dittatore, del tiranno, latinoamericano, così orribile e così disperato, così feroce, debole e impotente da essere spietato con i più deboli, con i più inermi. Un macho troppo grosso in un bar troppo piccolo. L'America Latina ha sognato, con la santità dotta dei gesuiti, di espiare le colpe del massacro di un intero continente da parte delle potenze civilizzatrici dell'Europa e, con le sue rivoluzioni più belle, di inventare la violenza a fin di bene, visto che con la democrazia proprio non ingranava, come, fra altri moltissimi casi, ha dimostrato nel Novecento la storia del Cile di Allende. In America Latina sono fuggiti, come noto, non solo buoni o solo cattivi, ma buoni e cattivi. Non è un luogo che protegge e non è un luogo che condanna. È piuttosto un luogo che perde. Anche i singoli, che diventavano milionari in certi periodi o morivano di fame e di coltello in altri. L'America Latina è da sempre in equilibrio, ma sull'orlo del baratro. È un luogo della terra ricchissimo ma pieno di milioni di poveri. È pieno di donne e di uomini forti, che non contano nulla e lo sanno. Ed è pieno di donne e uomini forti, che non contano nulla e non lo sanno.
L'America Latina sa tutto ciò, ma, alla lunga, non riesce a farci niente. La sua alchimia è fatta di vita e dissipazione. Anche per questo esercita un fascino insuperabile. Perché è come noi molto più di noi in qualunque altra parte del mondo. Ci assomiglia molto più di quanto noi non assomigliamo a noi stessi. Ed è per questo che guardarla per immagini è un po' come guardare in uno specchio frammenti di noi stessi. Ancor più ora, ancor più dopo la riduzione generale a cui siamo andati incontro in questi mesi. Basta leggere Macondo non come una favola hippie, ma con una favola triste. Basta leggere davvero il "fantastico" di Cortázar come il contrario dell'"assurdo" di Camus, come una forma della nostalgia, che, come la parola dice ma nessuno pronunciandola sa, significa desiderio impossibile di trovarsi in due luoghi del tempo o della spazio nello stesso momento. Basta ripetere ad alta voce il famoso elenco degli animali che Borges sostenne di trovare in un'enciclopedia cinese intitolata Emporio celeste di conoscimenti benevoli e che tanto affascinò Michel Foucault. Secondo tale elenco gli animali si dividerebbero in: "a) appartenenti all'Imperatore, b) imbalsamati, c) ammaestrati, d) lattolzoli, e)sirene, f) favolosi, g) cani randagi, h) inclusi in questa classificazione, i) che s'agitano come pazzi, j) innumerevoli, k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, l) eccetera, m) che hanno rotto il vaso, n) che da lontano sembrano mosche". Basta trovare la forza di riderne fino a una lacrima.
*Ernesto Franco, direttore editoriale di Einaudi, accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’America Latina sabato alle 18, durante lo spin-off digitale del Memoria Festival. La rassegna, in attesa dell’edizione a Mirandola il prossimo ottobre, andrà online dal 5 al 7 giugno. In programma sui social dieci incontri. Ospiti anche Sandro Cappelletto, Lina Bolzoni, Mariangela Vacatello, Alberto Oliverio, Giuseppe O. Longo, Gian Piero Brunetta, Antonia Arslan, Mariolina Venezia, Marino Niola, Rosella Postorino e Viola Ardone.
Se ne accorse uno di loro, Lope de Aguirre, e fu inseguito e trucidato. Ma Aguirre fondò per tutti i secoli seguenti l'utopia nera del dittatore, del tiranno, latinoamericano, così orribile e così disperato, così feroce, debole e impotente da essere spietato con i più deboli, con i più inermi. Un macho troppo grosso in un bar troppo piccolo. L'America Latina ha sognato, con la santità dotta dei gesuiti, di espiare le colpe del massacro di un intero continente da parte delle potenze civilizzatrici dell'Europa e, con le sue rivoluzioni più belle, di inventare la violenza a fin di bene, visto che con la democrazia proprio non ingranava, come, fra altri moltissimi casi, ha dimostrato nel Novecento la storia del Cile di Allende. In America Latina sono fuggiti, come noto, non solo buoni o solo cattivi, ma buoni e cattivi. Non è un luogo che protegge e non è un luogo che condanna. È piuttosto un luogo che perde. Anche i singoli, che diventavano milionari in certi periodi o morivano di fame e di coltello in altri. L'America Latina è da sempre in equilibrio, ma sull'orlo del baratro. È un luogo della terra ricchissimo ma pieno di milioni di poveri. È pieno di donne e di uomini forti, che non contano nulla e lo sanno. Ed è pieno di donne e uomini forti, che non contano nulla e non lo sanno.
L'America Latina sa tutto ciò, ma, alla lunga, non riesce a farci niente. La sua alchimia è fatta di vita e dissipazione. Anche per questo esercita un fascino insuperabile. Perché è come noi molto più di noi in qualunque altra parte del mondo. Ci assomiglia molto più di quanto noi non assomigliamo a noi stessi. Ed è per questo che guardarla per immagini è un po' come guardare in uno specchio frammenti di noi stessi. Ancor più ora, ancor più dopo la riduzione generale a cui siamo andati incontro in questi mesi. Basta leggere Macondo non come una favola hippie, ma con una favola triste. Basta leggere davvero il "fantastico" di Cortázar come il contrario dell'"assurdo" di Camus, come una forma della nostalgia, che, come la parola dice ma nessuno pronunciandola sa, significa desiderio impossibile di trovarsi in due luoghi del tempo o della spazio nello stesso momento. Basta ripetere ad alta voce il famoso elenco degli animali che Borges sostenne di trovare in un'enciclopedia cinese intitolata Emporio celeste di conoscimenti benevoli e che tanto affascinò Michel Foucault. Secondo tale elenco gli animali si dividerebbero in: "a) appartenenti all'Imperatore, b) imbalsamati, c) ammaestrati, d) lattolzoli, e)sirene, f) favolosi, g) cani randagi, h) inclusi in questa classificazione, i) che s'agitano come pazzi, j) innumerevoli, k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, l) eccetera, m) che hanno rotto il vaso, n) che da lontano sembrano mosche". Basta trovare la forza di riderne fino a una lacrima.
*Ernesto Franco, direttore editoriale di Einaudi, accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’America Latina sabato alle 18, durante lo spin-off digitale del Memoria Festival. La rassegna, in attesa dell’edizione a Mirandola il prossimo ottobre, andrà online dal 5 al 7 giugno. In programma sui social dieci incontri. Ospiti anche Sandro Cappelletto, Lina Bolzoni, Mariangela Vacatello, Alberto Oliverio, Giuseppe O. Longo, Gian Piero Brunetta, Antonia Arslan, Mariolina Venezia, Marino Niola, Rosella Postorino e Viola Ardone.