Matteo Galimberti: "Scatti d'autore per celebrare la storia di Flexform"

Matteo Galimberti, foto di Simon171
Matteo Galimberti, foto di Simon171 
Dalla collaborazione con Antonio Citterio al futuro: il direttore commerciale dell'azienda di Meda racconta la Design Week giocata su due fronti
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Matteo Galimberti, direttore commerciale Italia, che Salone sarà per Flexform?

"La Design Week ci vede impegnati su due fronti: in Fiera, con la presentazione dei nuovi prodotti all'interno di uno spazio rinnovato anche nel layout espositivo, e nel nostro showroom di via della Moscova, con un progetto d'archivio che punta a celebrare l'heritage dell'azienda attraverso alcune delle immagini pubblicitarie più emblematiche, dagli anni Ottanta a oggi".

Quali?

"Sono scatti d'autore, che intrecciano i modelli più significativi di Flexform e la sensibilità di alcuni artisti italiani dell'obiettivo del passato e del presente come Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Maria Vittoria Backhaus e Pierpaolo Ferrari; fotografi che negli anni hanno saputo interpretare il marchio con coerenza e forza. La mostra, dal titolo Portraying Design, celebrating tradition and innovation, è stata concepita dall'attuale art director Christoph Radl in collaborazione con l’architetto Citterio, con il quale collaboriamo da oltre 50 anni. Inoltre quest'anno ricorre il quarantesimo del divano Max disegnato da Antonio Citterio e immortalato da alcuni scatti di Basilico presenti nella mostra. L'architetto ha lavorato a un re-design del modello, che prende il nome di Supermax, e che viene presentato accanto al predecessore: un divano che segnò un'epoca con le sue forme curve e il rivestimento bicolore dello schienale cilindrico". 

Il divano Perry Up di Flexform
Il divano Perry Up di Flexform 

Lei rappresenta la terza generazione alla guida del brand. In che modo i membri della famiglia hanno saputo dialogare e avvicendarsi nel tempo?

"L’azienda è nata per iniziativa di due fratelli come piccola realtà artigianale, la Flexform di Galimberti. Sono stati i loro figli a trasformare il laboratorio in un’industria e a dare nel 1967 il nome che ancora oggi porta, affidando a Pino Tovaglia il disegno del logo. Le curve sinuose delle lettere stilizzavano le forme comode e morbide degli arredi realizzati a Meda. Grazie alla seconda generazione, l’azienda è cresciuta e ha stretto collaborazioni con alcuni protagonisti del design degli anni Settanta come Joe Colombo, Rodolfo Bonetto, Asnago Vender, che hanno proiettato il brand nel mondo del design made in Italy di alta gamma. Fino ad arrivare alla terza generazione, entrata in punta di piedi circa 25 anni fa. Siamo quattro cugini, che hanno fatto la gavetta nella produzione partendo dalle basi. Io sono il più giovane e ognuno si occupa di un settore diverso: progettazione, logistica, commerciale Italia e commerciale estero. La generazione dei fondatori ha assistito non solo alla crescita e affermazione del marchio ma anche alla sua espansione internazionale attraverso l’apertura di mercati di cui fino a 30 anni fa non si immaginava l’esistenza, oltre all’avvento del digitale e la rivoluzione sostenibile. Devo ammettere che ha prevalso il senso di appartenenza alla famiglia, valore che rende questa una realtà davvero esemplare nel nostro settore, e la fiducia verso i più giovani".

Quando Antonio Citterio è entrato in azienda lei era un bambino. Che ricordi ha? Come si è sviluppato nel tempo il rapporto con lui?

"L’architetto Citterio è originario di Meda e aveva frequentato la stessa scuola di mio padre. È un rapporto nato da un'amicizia, come spesso avviene in realtà di paese, e che è finito con il diventare un sodalizio in cui entrambi si sono riconosciuti: Flexform ha trovato con lui lo stile elegante, ricercato, calibrato, attento ai dettagli che ricercava e Citterio ha contribuito a definire l'anima dell'azienda, fino a diventarne lo specchio. Ricordo che dicevano che fin da giovanissimo – quando arrivò non era ancora laureato – aveva carattere e una capacità di disegnare che non aveva eguali. Mi dicono che aveva intuizioni formidabili anche quando era molto giovane, sapeva immaginare subito le forme di un prodotto: una qualità che lo ha reso un maestro contemporaneo. Citterio ha affiancato la famiglia in tutti i suoi passaggi di generazione con coerenza e continuità e oggi con noi cugini c'è una grande intesa e un rapporto di grande rispetto e collaborazione".

Qual è l'oggetto che l'ha avvicinata al design?

"Da giovanissimo ero pilota automobilistico. Amavo la velocità e le macchine per me erano piccoli capolavori di ingegneria. Ammiravo molto Walter De Silva, il genio dietro ad alcuni dei progetti su quattro ruote più riusciti e longevi. Mi ha sempre affascinato la perfezione dell'auto, il suo essere ancora, dopo oltre un secolo, sostanzialmente immutata nelle sue componenti essenziali e nel rapporto tra estetica e funzione. Le stesse caratteristiche che vedo nell'orologeria: le antiche e prestigiose case svizzere, come Gérald Genta e Patek Philippe, continuano a creare gioielli di precisione e bellezza con un know-how che non è stato scalfito dal passare degli anni. Quel senso di assolutezza, di equilibrio, di armonia senza tempo è lo stesso che ricerchiamo nei nostri prodotti, come il sistema di sedute Groundpiece, del 2001, disegnato da Citterio. Il design timeless per noi è un valore fondamentale e mi piacerebbe che nel tempo pezzi come il Groundpiece – allo stesso modo di un'automobile o un orologio da polso – potessero trasformarsi, migliorarsi con una sensibilità sempre contemporanea mantenendo però intatti essenza e carattere innovativo. Dico sempre che se le poltrone si potessero indossare forse le si cambierebbe più spesso. I tempi del design sono però diversi da quelli della moda e i prodotti Flexform vogliono vivere a lungo nelle case di chi li acquista per rinnovare ogni giorno il desiderio di usarli, goderli, osservarli. È il design curato nei dettagli, nei materiali e nelle forme la chiave per determinarne il successo e la longevità".

Quali sono gli obiettivi dell'azienda, a breve termine?

"Avere un maggiore controllo della distribuzione che deve essere sempre più qualificata, con negozi esclusivi nelle principali città del mondo. Dopo Milano e New York, dove abbiamo showroom diretti, stiamo valutando con attenzione le prossime destinazioni, tenendo conto alla nuova geografia dei mercati. E poi far crescere le collaborazioni, avvicinando progettisti che sappiano interpretare la nostra filosofia e realizzare prodotti in continuità con la collezione esistente. L'identità è fondamentale: non si deve cambiare la storia per il mercato, è il mercato a dover recepire le peculiarità di ogni marchio. E la personalità di Flexform si è costruita su una storia lunga, corale, che grazie ai legami solidi si è evoluta nel passato e guarda al futuro con fiducia e progettualità".