Parola d'ordine: "Osare. Rimanendo saldamente legati alle nostre radici". È quello che, dice Roberta Silva, ceo di Flos da quasi quattro anni, l'azienda ha sempre fatto sin dalle origini. Ed è soprattutto il messaggio che vogliono lanciare durante un'edizione di Euroluce che, è convinta, può tracciare la rotta verso l'evoluzione della stessa formula del Salone.
Come?
"Vede, il nuovo mondo è il luogo delle infinite possibilità. Per questo anche la Fiera deve cambiare, diventando un momento in cui non ci sia solo l'esposizione di prodotti, ma la possibilità di condividere approcci tecnologi, trend culturali, storie. È l'approccio che, con il presidente di Assoluce Carlo Urbinati e gli altri imprenditori del settore abbiamo condiviso con la presidente del Salone, Maria Porro. È da questa esigenza comune che è nato il nuovo Euroluce: un viaggio tra esposizioni, mostre, spazi di riflessione e, certo, anche novità, che siano in grado di farci arrivare a una comprensione più profonda del design e di attrarre un pubblico molto più variegato".
È questo l'obiettivo alla base della rivoluzione che dovrebbe attraversare il Salone?
"Sì, dobbiamo riuscire a parlare a mondi diversi, non solo a chi si occupa di interior design e ai rivenditori, ma anche a tutto quello che ruota attorno alla progettazione in senso ampio, all'evoluzione, nel nostro caso, del lighting design, arrivando a coinvolgere anche i non esperti di luce. La forza di questo nuovo Euroluce è proprio questa: raccontare a un pubblico internazionale e differenziato per tipologie il design della luce che, in fondo, racchiude tutto ciò che ci fa stare bene".
E il vostro Euroluce come sarà?
"Vogliamo mostrare l'anima di Flos, che punta sempre all’innovazione. Lo facciamo in Fiera, presentando le nostre novità in uno spazio magico, in cui chi entrerà potrà vivere esperienze ed emozioni legate a ogni singolo prodotto e a ogni designer. E lo facciamo nello showroom di Milano, totalmente dedicato a My Circuit di Michael Anastassiades, un prodotto flessibile, che può variare grazie alla possibilità di appendere elementi decorativi e tecnici: una messa in scena continua, con attori che trasformano l'ambiente e una connessione, anche video, con Euroluce per unire i due mondi".
Che cosa vuol dire quando parla di una Design Week che punta a osare?
"Quest'anno alzeremo ancora di più l'asticella, e oseremo, appunto, con una serie di prodotti, da quelli di Konstantin Grcic a quelli di Ronan & Erwan Bouroullec. Tutti designer che hanno potuto innovare creando lampade completamente nuove anche grazie ai nostri quattro team di ricerca e sviluppo. Questo vuol dire osare, sempre con grandissimo rispetto per il nostro Dna: provare a superare quelli che sembrano limiti, sperimentare nuove tecnologie e nuovi materiali che, ad esempio, siano sostenibili. Ormai, tutte le nostre luci sono totalmente smontabili, si possono cambiare le sorgenti e riciclare gli elementi a fine vita".
È questa la direzione per il settore dell'illuminazione?
"La luce è tecnologia, un aspetto fondamentale perché molto facilmente scivoli verso effetti fastidiosi. È design e forma, perché se una lampada quando è accesa crea una scenografia, quando è spenta deve essere una scultura. Ed è sostenibilità. Questi elementi, insieme, rappresentano il triangolo perfetto su cui stiamo innovando in questi anni".
Un triangolo ha sempre un vertice, però: qual è?
"La sostenibilità. Il design lo è per definizione perché l'Arco dei Fratelli Castiglioni o la Toio durano per generazioni. Ma, ormai, la logica è sempre più quella di riuscire a assicurare la longevity, ad esempio cambiando la sorgente o supportando la riparabilità, e, successivamente, poter disassemblare un prodotto per un riciclo dei materiali a fine vita. È un lavoro continuo, anche sugli stessi materiali. Con Patricia Urquiola, ad esempio, abbiamo lanciato Almendra, trovando una plastica totalmente organica fatta con gli scarti della produzione della carta. Oppure c'è la nuova Skynest di Marcel Wanders, fatta con un materiale tessile riciclato e striscioline luminose sostituibili. Per essere vera, la sostenibilità deve essere concreta. Un obiettivo che raggiungi curando ogni elemento. Un esempio? Quando sono arrivata in Flos ho abolito l'uso della colla".
C'è un oggetto che l’ha fatta avvicinare a questo mondo?
"La Taccia, disegnata dai fratelli Castiglioni nel 1962. È una lampada al contrario, ed è meravigliosa perché crea scenografie bellissime. La ammiro da sempre; nella casa in cui viviamo adesso, che è mansardata, disegna passi di danza sul soffitto. Anni dopo, l'ho incontrata venendo a lavorare nell'azienda che l'ha creata".
Ma per lei che cos'è la luce?
"È l'anima di una casa. Con la luce puoi creare i tuoi spazi, le emozioni, drammatizzi gli ambienti. Quando la luce è giusta stai bene. Non ho sempre lavorato nel mondo del design, arrivo da quello del suono. Ma il suono c'è ogni tanto, la luce c'è sempre. Quando sono entrata in Flos ho capito davvero l'effetto fisico che ha la luce. Forse è per questo che amo la luce dell'alba, quando tutto può ancora succedere".
A proposito di suono: qual è quello della luce?
"Può essere estremamente sgradevole, come l'effetto di un gessetto su una lavagna se è fredda. O, quando è morbida, può essere un'armonia meravigliosa. Per questo è fondamentale studiarla e avere le tecnologie giuste per realizzarla".
E la luce invece ha una forma?
"La forma dell'acqua, con cui puoi giocare".