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Andrea Gentilini: "Tutte le sinfonie di Luxury Living Group"

Andrea Gentilini, foto di Simon171 
Il ceo dell'azienda racconta il rapporto tra design e moda: "La nostra cifra stilistica è saper interpretare linguaggi, valori, heritage dei singoli brand così da permettere a ciascuno di riconoscersi in modo autentico"
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Andrea Gentilini, lei è ceo di Luxury Living Group, un'azienda in cui convivono realtà diverse, ognuna con un'identità definita tra moda e lusso. Come si sviluppa una filosofia comune?

"Questa è la nostra cifra stilistica: saper interpretare con attenzione linguaggi, valori, heritage dei singoli brand così da permettere a ciascuno di riconoscersi in modo autentico. Un concetto lontano dal semplice applicare un marchio su un prodotto ben riuscito; significa intonare una melodia sulla base di uno spartito già tracciato. Possiamo dire di essere eccellenti esecutori di musiche diverse e lo facciamo attraverso la nostra capacità di sviluppare tutti gli aspetti che riguardano il prodotto e il mondo che gli sta attorno. Possiamo suonare lo spartito eclettico e identificativo di Dolce&Gabbana, o essere più classici e rigorosi nelle forme e nella ricerca dei materiali con il mondo di Bentley; sfarzosi e contemporanei come Versace, o realizzare l'extralusso di Bugatti; o, ancora, essere moderni con Luxence. Per questo scegliamo brand che abbiano delle storie importanti, lunghe, consolidate, vere, coerenti, che ci permettono di essere altrettanto solidi su quei valori. Noi facciamo un prodotto che è un bene funzionale, durevole, di qualità, però abbiamo la fortuna di avere degli interlocutori molto intelligenti, molto capaci, dei brand bellissimi di cui siamo follemente innamorati. E per ora le cose funzionano".

Il divano Bond di Luxence 

Qual è il significato della parola lusso?

"Il privilegio di potersi identificare in una visione che esprime i propri desideri e aspettative. Chi acquista un oggetto di lusso aspira a far parte di un racconto, vuole partecipare a una festa. Il lusso può essere esclusività, unicità ma anche eccellenza e preziosità dei materiali; sono molte le declinazioni, come sempre nuovi sono i settori interessati dal lusso, per esempio la tecnologia, e ne esistono molte geografie, in base alla cultura e alla sensibilità estetica. Qualcuno mi disse: il lusso è complessità e il trucco è imparare a gestirla. Nel nostro caso affrontiamo una complessità in più perché ci ritroviamo a raccontare la storia di un altro e ciò richiede ascolto, coerenza e grande abilità realizzativa. Posizionarsi nel mondo del lusso significa per noi sviluppare un progetto con il massimo della capacità artigianale che un distretto come quello italiano ci mette a disposizione. Vuol dire spingerci all'utilizzo di materiali esclusivi e a lavorazioni che altrimenti non avrebbero il giusto posizionamento e prezzo sul mercato".

E come mai avete sentito l’esigenza di creare un vostro marchio, Luxence?

"È stato un riconoscimento nei confronti delle persone che dopo anni di lavoro, incontri, prodotti, esperienze con i migliori designer e le più grandi case del lusso avevano un viaggio da raccontare, stavolta personale e non veicolato da altri messaggi. Si era costruita internamente una catena così importante del sapere che era giusto dar loro – e con loro intendo gli uffici stile, di ricerca e sviluppo, di creatività, di design interni al gruppo – la possibilità di esprimere una personale interpretazione di tanta bellezza. Ne siamo orgogliosi ma non lo opprimiamo con troppe aspettative. Lo lasciamo crescere liberamente, come si fa con gli ultimi nati in famiglia…".

Il tavolino Gemmy di Luxence 

Luxence sarà protagonista anche a questo Salone del Mobile?

"Certamente, proseguendo il suo viaggio alla ricerca delle sfumature del bello. Insieme a Versace Home, che presenta una nuova collezione disegnata da Donatella Versace in collaborazione con lo studio Palomba Serafini Associati che andrà a rinforzare i prodotti già presenti usando gli stessi codici stilistici che contraddistinguono la casa di moda. Uno scambio che sta funzionando in modo molto positivo e che giova del momento di grande creatività della Fashion House. La presentazione è naturalmente alla nostra maniera".

Quale?

"Non una semplice esposizione di prodotto, ma una messa in scena teatrale, in cui i pezzi non mostrano solo la loro ottima fattura, le loro caratteristiche ergonomiche, le forme contemporanee ma dialogano con l'architettura, gli accessori, i decori, creando uno spettacolo per i sensi che rispecchia il nostro concetto completo di lifestyle. Per D&G presentiamo la collezione Dolce&Gabbana Casa + Gen D - Generazione Designer, un progetto che nasce dalla volontà di Domenico Dolce e Stefano Gabbana di tradurre nel campo del design la stessa apertura al futuro che l'azienda ha dimostrato negli anni, sostenendo attivamente i giovani talenti della moda. Trussardi sta attraversando un momento di grande evoluzione nella direzione del design, grazie ai contributi di molti progettisti nazionali e internazionali. Accanto alla firma di Carlo Colombo e ai contributi di Leonardo Talarico, Elisa Ossino, Lanzavecchia+Wai e Matteo Agati, già presenti lo scorso anno, fa il suo debutto anche Antonio Facco, founder dell'omonimo studio multidisciplinare, affiancato dal franco-olandese Jimmy Delatour e dall’inglese Prem Sahib: due nomi che arrivano dal mondo dell'arte, della scultura, ma anche dalla fotografia e dalla grafica, con la regia di Giulio Cappellini e la collaborazione di due stilisti della Maison. La nuova collezione Casa viene esposta nello spazio On House in via Passione 8 e nello store Trussardi in piazza della Scala con lo special project 'Design wears Fashion'".

Quale oggetto di design l'ha avvicinato a questo mondo?

"La lampada Arco di Achille Castiglioni, che custodisce anche un caro ricordo d'infanzia, perché fu un regalo di mia nonna. E poi la Moka Express Bialetti, un altro progetto che fin da piccolo ha significato ai miei occhi sintesi di bellezza e funzionalità. Quel trittico racchiuso in una forma perfetta era per me un capolavoro di design. Avrei voluto averlo disegnato io, tanto che quando diventai Direttore Generale in Bialetti chiesi ai designer, in occasione dell’ottantesimo anniversario della caffettiera, di reinterpretarlo. Ovviamente, senza successo!".

Quali sono le direzioni del futuro? A cosa state lavorando?

"Stiamo aumentando la profondità di gamma dei prodotti, per avere un'offerta anche nell'ambito dell'ufficio e dell'outdoor, e stiamo incrementando la nostra presenza di accessori per la casa, sia tessile che di decoro. Stiamo inoltre aumentando il portfolio delle nostre licenze distribuite, cercando di completare da un punto di vista stilistico, alcune aree che oggi non ci vedono presenti".

Quindi ci aspettiamo annunci di nuove acquisizioni?

"Sì, provenienti dal mondo del lusso".