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Damir Eskerica e il mondo aperto di Moroso:: "Qui ognuno può avere il coraggio di essere se stesso"

Damir Eskerica, foto di Simon171 
"Lavorare nel design significa occuparsi degli esseri umani e avere un impatto sulla loro vita", dice il ceo Damir Eskerica. Che in questa intervista spiega il total look della casa Moroso e il futuro dell'azienda friulana 
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Damir Eskerica ha sempre creduto in "un mondo aperto, multiculturale, in cui le differenze sono una ricchezza e un'occasione di crescita per tutti". È la convinzione che aveva quando, dopo una laurea in Scienze diplomatiche, è partito per fare un master alle Nazioni Unite. Ed è quello che, dice, ha trovato diventando il ceo di Moroso: "Una famiglia, prima ancora che un'azienda, indipendente e creativa, che dal Friuli è arrivata a essere presente in più di 80 Paesi, che lavora con 50 designer di nazionalità disparate, ha arredato il primo 7 stelle al mondo con 2mila pezzi ed è esposta al Moma di New York o al Victoria and Albert Museum di Londra". Perché alla fine, è convinto, lavorare nel design significa "occuparsi degli esseri umani e avere un impatto sulla loro vita".

Perdoni la provocazione: ma come può un divano cambiare la vita delle persone?

"Quello che conta …

Damir Eskerica ha sempre creduto in "un mondo aperto, multiculturale, in cui le differenze sono una ricchezza e un'occasione di crescita per tutti". È la convinzione che aveva quando, dopo una laurea in Scienze diplomatiche, è partito per fare un master alle Nazioni Unite. Ed è quello che, dice, ha trovato diventando il ceo di Moroso: "Una famiglia, prima ancora che un'azienda, indipendente e creativa, che dal Friuli è arrivata a essere presente in più di 80 Paesi, che lavora con 50 designer di nazionalità disparate, ha arredato il primo 7 stelle al mondo con 2mila pezzi ed è esposta al Moma di New York o al Victoria and Albert Museum di Londra". Perché alla fine, è convinto, lavorare nel design significa "occuparsi degli esseri umani e avere un impatto sulla loro vita".

Perdoni la provocazione: ma come può un divano cambiare la vita delle persone?

"Quello che conta è il messaggio che un oggetto può lanciare. Ho capito davvero la forza che il design può avere quando ho visto per la prima volta il divano Victoria and Albert o la poltrona Big Easy di Ron Arad: con le loro forme insolite ti insegnano che non necessariamente dobbiamo omologarci ed essere tutti uguali, che nella vita si possono prendere anche altre strade, che possiamo essere diversi e unici. È questo il messaggio: osa, sii coraggioso, esplora, credi in te stesso e farai qualcosa di magnifico".

Il divano Victoria & Albert di Ron Arad  

La poltrona Big Easy di Ron Arad. Foto di: Alessandro Paderni  

E come si concretizza questa filosofia nella vostra Design Week?

"Nella sfida più grande che Moroso sta affrontando in questo momento: riuscire a trasmettere i nostri valori e a entrare in contatto in modo profondo con le persone, rendendo l'ambiente multisensoriale. Con questo obiettivo stiamo cercando di arredare gli spazi con una sorta di total look, in modo che ci sia un'intera casa-Moroso: dal salotto alla sala da pranzo fino ai profumi per gli ambienti. Mantenendo una grandissima attenzione al tessile, che è sempre stata parte integrante dell'azienda perché rappresenta la possibilità stessa di viaggiare, fare ricerca, conoscere. È quello che, nel 2022, è accaduto con la collezione Pebble Rubble e con tessuti legati al rapporto tra uomo e natura, che quest'anno sono utilizzati sull'intera gamma".

Perché non siete presenti in Fiera, ma partecipate solo al Fuorisalone?

"Faccio una premessa: non solo abbiamo grande stima degli organizzatori del Salone, ma anche della manifestazione in sé, che riteniamo estremamente importante: Moroso è legata al Salone di Milano e ritornerà prestissimo ad avere uno spazio. Nessun allontanamento, quindi. Ma, vede, mi piace paragonare le aziende alle persone e, come accade a tutti noi, ci sono momenti nella vita in un'impresa in cui hai interessi strategici complementari, ma divergenti".

Che cosa vuol dire? Continuando la sua similitudine, in quale momento della vita è Moroso?

"È in una fase di grande consapevolezza. Un'azienda che conosce se stessa e osa. Stiamo investendo moltissimo nei mercati statunitensi, dove abbiamo appena aperto un importante flagship store a New York, e cinesi, dove ai 16 monomarca ne aggiungeremo presto altri quattro. E stiamo ampliando l'attività interna. Abbiamo creato due nuove business unit, oltre a quella centrale legata al catalogo e alla produzione industriale: Moroso contract, che fa hotel, ristoranti, boutique sempre utilizzando il sapere manifatturiero e di design dell'azienda, e More-So, il progetto che riguarda il nostro Dna. È un'avventura nel cosiddetto collectible design con la direzione creativa di Ron Arad e Patrizia Moroso, che permette all'azienda di essere ancora di più se stessa, di imparare, investire in ricerca e sviluppo".

Milano di Paola Pivi all'Andy Warhol Museum by Attilio Maranzano  

Quanta importanza hanno queste due nuove diramazioni dell'attività?

"Nonostante sia una start up, per il settore contract puntiamo a chiudere l'anno arrivando a un 10-12% del fatturato complessivo. Con More-So, invece, alziamo l'asticella: c'è un ponte tra design e arte che si chiama functional art, l'abbiamo sempre percorso e, adesso, è diventato un business model. Per un'azienda come la nostra, che ha storicamente un legame con il mondo della moda, è un po' la nostra haute couture. Lavoriamo con i più importanti artisti mondiali, sviluppiamo oggetti che poi vengono venduti in edizione limitata, come Milano di Paola Pivi, un'opera esposta all'Andy Warhol Museum di Pittsburgh e appena presentata nel nostro flagship store di New York, in Madison Avenue. Haute couture, quindi, che può trasformarsi in prêt-à-porter. Come è accaduto, ad esempio, con la collezione Design By Nature presentata ad Art Basel, che è stata industrializzata diventando la collezione Pebble Rubble".

Pebble Rubble. Foto di Alessabdro Paderni  

Il settore dell'arredo ha avuto un rimbalzo a due cifre nel post Covid: come vi hanno cambiato questi ultimi anni? 

"I numeri contano perché ti permettono di reinvestire in quello che è importante. Anche noi abbiamo avuto una crescita importante, nel 2022 del 27%, ma questi sono stati soprattutto anni di costruzione: le due nuove business unit hanno richiesto un enorme lavoro, squadre nuove, abbiamo assunto molte persone, l'azienda è molto viva e ha deciso di non giocare in difesa, ma anzi, di rilanciare". Ma alla fine si ritorna sempre lì, al messaggio che può lanciare il design: "Mi piace pensare che Moroso faccia un lusso inclusivo. Che cosa vuol dire? Grandissima ricerca, cura nei dettagli, l'utilizzo di materiali estremamente pregiati, ma è tutto volto, anche nelle forme e nei tessuti, a unire le persone".