Prelios: “L’intelligenza artificiale ci rende tempestivi”

Prelios: “L’intelligenza artificiale ci rende tempestivi”
L’ad Serrini: “L’IA è utile per i dati ma il gestore definisce il percorso”
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Un mestiere basato sull’analisi di dati e flussi non snobba l’IA. Così è per il servicing (recupero crediti), fiorente in Italia dopo che dal 2016 le banche hanno smaltito tramite dismissioni 160 miliardi di euro di crediti deteriorati. «L’IA ci aiuta a riconoscere prima i segnali di crisi delle imprese - dice Riccardo Serrini, ad di Prelios - e a intervenire con più tempestività ed efficacia. Può analizzare una grande mole di informazioni e confrontare scenari diversi. Poi servono l’esperienza e il giudizio dei gestori per capire che cosa sta accadendo e definire, insieme ai creditori e all’imprenditore, il percorso più adatto. Specie per le Pmi, il tempo è decisivo».

Su quali indicatori l’IA vi agevola?

«Le banche di cui gestiamo gli Utp, le inadempienze probabili, ci inviano flussi su base mensile. Dobbiamo capire quali imprese richiedono attenzione e quale sia l’origine della crisi: passaggio generazionale, struttura del capitale squilibrata, dimensione insufficiente oppure fattori esterni come costi dell’energia o tassi d’interesse. I bilanci annuali, da soli, non bastano a cogliere per tempo i cambiamenti. L’IA ci permette di esaminare molte informazioni al volo, confrontare l’andamento di un’impresa con il settore, valutare scenari e scegliere le strategie anche in base a casi già affrontati e risolti. Sviluppiamo agent e strumenti che supportano i nostri gestori nel controllo delle posizioni, nel definire le priorità e la gestione quotidiana delle scelte. La tecnologia li aiuta a concentrare il lavoro dove può fare veramente la differenza».

Quanto conta oggi la tempestività nel servicing?

«Conta moltissimo. Pensiamo a un’azienda che paga regolarmente interessi e rate capitali: guardando l’andamento storico potrebbe sembrare che non vi siano problemi. Un monitoraggio più evoluto e continuo può invece segnalare, per esempio, che i suoi margini e la liquidità si stanno riducendo, perché è un’impresa energivora e il costo del gas è aumentato. Lì bisogna capire subito se si tratta di una difficoltà temporanea o dell’inizio di una crisi strutturale. Prima si interviene e più facile è superare la crisi. È una forma di medicina preventiva del credito: occorre riconoscere i primi sintomi, fare un ‘triage’ fra migliaia di imprese e intervenire già sulle posizioni in Stage 2, prima che si deteriorino. Quando un credito diventa Stage 3, la banca ha un aggravio significativo sia di capitale sia di accantonamenti di legge: la copertura deve salire al 100% in 3 anni dei crediti unsecured e in 7 per quelli secured. La capacità di monitoraggio quindi è essenziale».

Il risiko bancario produrrà effetti sul vostro settore?

«Il consolidamento riguarda sia le banche sia i servicer. Le fusioni possono ridisegnare i rapporti contrattuali, ma Prelios lavora già con i principali poli aggregatori e non mi aspetto impatti negativi. Anzi, durante un’integrazione diventa ancora più rilevante gestire i crediti, trovare le priorità e agire subito su quelli problematici, facendo scelte consapevoli basate su dati solidi. Le grandi banche si affidano ormai stabilmente ai gestori specializzati. Non solo per i migliori risultati nel recupero: contano la capacità di agire su larga scala, il monitoraggio continuo e l’investimento in sistemi, processi e persone».

Come va il mercato degli Npl?

«Il mercato sta cambiando. Il consolidamento prosegue, ma la partita decisiva è la capacità di gestire il credito prima che diventi problematico. Investiamo perciò in processi di monitoraggio, dati e IA. Il sistema bancario italiano resta solido, con una qualità del credito elevata e un costo del rischio ai minimi. Nel 2025 sono aumentate le procedure concorsuali, ma non c’è stata un’ondata di nuovi Npl. A fine anno l’Npl ratio netto era l’1,3% dei fidi totali. Proprio perché il livello è basso c’è l’opportunità di intervenire, e impedire che le difficoltà delle imprese si trasformino in perdite».

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