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Meno imposte per chi investe

Il diesgno di legge prevede che i redditi delle imprese scontino un’imposta che, pur partendo da una aliquota base del 24%, possa scendere fino al 15%, che è la soglia prevista dalla Global minimum Tax. Questo si verifica quando gli utili non vengono distribuiti, ma impiegati per investimenti e assunzioni
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"Non sempre cambiare equivale a migliorare - diceva Winston Churchill - ma per migliorare bisogna cambiare". Quello in cui viviamo è certamente un periodo di cambiamento, in campo geopolitico, economico e anche fiscale. Non sappiamo ancora se questo cambiamento porterà ad un miglioramento, ma quantomeno nell'ambito della tassazione delle società questa speranza appare fondata.

A livello internazionale, dopo decenni di competizione fiscale tra gli Stati, che ha portato ad una generalizzata e significativa riduzione delle aliquote d'imposta sulle imprese, finalmente si è verificata una novità: l'adozione di una Global Minimum Tax da parte di un numero elevato di Stati. Sono infatti più di 130 i Paesi che hanno sottoscritto, sotto la guida dell'OCSE, questo cambiamento epocale, che sarà efficace a partire dal 2024. Si tratta di un'imposta minima che verrà applicata su tutte le imprese multinazionali co…

"Non sempre cambiare equivale a migliorare - diceva Winston Churchill - ma per migliorare bisogna cambiare". Quello in cui viviamo è certamente un periodo di cambiamento, in campo geopolitico, economico e anche fiscale. Non sappiamo ancora se questo cambiamento porterà ad un miglioramento, ma quantomeno nell'ambito della tassazione delle società questa speranza appare fondata.

A livello internazionale, dopo decenni di competizione fiscale tra gli Stati, che ha portato ad una generalizzata e significativa riduzione delle aliquote d'imposta sulle imprese, finalmente si è verificata una novità: l'adozione di una Global Minimum Tax da parte di un numero elevato di Stati. Sono infatti più di 130 i Paesi che hanno sottoscritto, sotto la guida dell'OCSE, questo cambiamento epocale, che sarà efficace a partire dal 2024. Si tratta di un'imposta minima che verrà applicata su tutte le imprese multinazionali con un fatturato complessivo superiore a 750 milioni di euro, indipendentemente dal Paese in cui queste operano.


In sostanza, queste imprese sconteranno una tassazione effettiva non inferiore al 15% - questa è l'aliquota prescelta- anche se parte dei loro redditi viene realizzata in Paesi a fiscalità privilegiata (i cosiddetti low-tax) che prevedono aliquote inferiori. La tassazione minima viene assicurata principalmente in capo all'ultimo socio di controllo del gruppo di imprese.



Se il livello di una società controllata, all'ombra di qualsiasi bandiera nazionale, è inferiore al 15%, lo Stato dove è basato il socio di controllo preleva la parte rimanente, in modo da arrivare alla fatidica quota del 15%. Ad esempio, se la consociata sconta una tassazione del 10%, lo Stato in cui ha sede la controllante applica un'ulteriore imposta del 5%. Fissando un'aliquota effettiva minima per i redditi delle multinazionali, la Global Minimum Tax pone un limite alla competizione fiscale tra gli Stati e riduce il differenziale di aliquota tra economie maggiori a tassazione ordinaria (come l'Italia) e Stati low-tax (come l'Irlanda e molti altri nel mondo). Di conseguenza, sarà meno conveniente per le imprese operare in questi ultimi Stati.

L'imposta minima globale

È per questo che per l'Italia l'adozione dell'imposta minima globale rappresenta una novità positiva. La convenienza ad operare negli Stati low-tax, tuttavia, si riduce ma non scompare. L'aliquota al 15%, infatti, è ben inferiore a quella generalmente prevista negli Stati a fiscalità ordinaria: l'aliquota nominale media delle imposte sul reddito delle società nei Paesi OCSE è di circa il 23%, quella italiana di circa il 28% (tenendo conto anche dell'Irap).



La riforma del governo

E qui entra in gioco la proposta di riforma fiscale che il nostro governo ha delineato in questi giorni. Nel campo dell'imposta sulle società il disegno di legge delega prevede che i redditi delle imprese scontino un'imposta che, pur partendo da un'aliquota base del 24%, possa scendere fino al 15%, cioè proprio fino al limite minimo previsto dalla Global Minimum Tax. Questo si verifica quando gli utili delle società non vengono distribuiti ai soci, ma nei due anni successivi vengono impiegati per una o più delle finalità considerate dalla normativa, come l'effettuazione di investimenti qualificati (ad esempio, nel campo dell'industria 4.0 ovvero per ricerca e sviluppo) e l'assunzione di lavoratori. In questo modo, la fiscalità viene usata come strumento per incentivare l'innovazione tecnologica delle imprese e per realizzare meritevoli obiettivi di inclusione sociale.

È ancora presto per una valutazione compiuta di questa parte della riforma fiscale: bisogna attendere l'approvazione della legge delega e, soprattutto, l'adozione dei decreti delegati, e verificare come vengono risolte le complessità applicative che si prospettano per questo sistema.

Ma la direzione appare condivisibile, perché lo stimolo fiscale viene utilizzato come leva di politica economica e perché le nostre imprese, se sfruttano a pieno le agevolazioni delineate, possono trovarsi a scontare un livello di imposizione in linea con quello minimo previsto a livello globale, risultando così competitive. Per queste ragioni si può sperare che, in questo caso, il cambiamento risulti un concreto miglioramento.