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Rinnovabili, è il momento di accelerare

Per garantire l’ indipendenza dal gas russo in tre anni vanno installati impianti da fonti pulite per 40 GW, un obbiettivo che ai ritmi attuali non è raggiungibile
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Dopo sei anni di transizione energetica, il 2022 ha gettato l'Europa dentro una transizione al quadrato. Come le matrioske: russe. Provi ad aprirti il pertugio verso un futuro senza emissioni e di colpo ti ritrovi ostaggio del gas di Mosca, nel frattempo salito al 40% delle fonti continentali: senza sapere se passerai l'inverno al caldo. Che anno. Ma l'Europa non ha capitolato nella guerra del gas, costata, stima Acer, 600 miliardi di euro solo di aiuti a cittadini e imprese. Anziché rallegrarsi, mentre l'inverno finisce e i bacini di gas restano pieni oltre la metà, va subito trovata una nuova normalità, che passa per due cardini: il ripristino della sicurezza sulle fonti fossili e una forte convergenza verso le rinnovabili. Che hanno il pregio, oltre a quelli ambientali noti, di essere autoctone.

Un nuovo modello di crescita

L'Europa deve ripensare il suo modello di crescita, che aveva nel gas russo un perno, e dare un senso alle discontinu…

Dopo sei anni di transizione energetica, il 2022 ha gettato l'Europa dentro una transizione al quadrato. Come le matrioske: russe. Provi ad aprirti il pertugio verso un futuro senza emissioni e di colpo ti ritrovi ostaggio del gas di Mosca, nel frattempo salito al 40% delle fonti continentali: senza sapere se passerai l'inverno al caldo. Che anno. Ma l'Europa non ha capitolato nella guerra del gas, costata, stima Acer, 600 miliardi di euro solo di aiuti a cittadini e imprese. Anziché rallegrarsi, mentre l'inverno finisce e i bacini di gas restano pieni oltre la metà, va subito trovata una nuova normalità, che passa per due cardini: il ripristino della sicurezza sulle fonti fossili e una forte convergenza verso le rinnovabili. Che hanno il pregio, oltre a quelli ambientali noti, di essere autoctone.

Un nuovo modello di crescita

L'Europa deve ripensare il suo modello di crescita, che aveva nel gas russo un perno, e dare un senso alle discontinuità e contraddizioni originate dal 2022. Il gas russo non c'è quasi più, ma è già stato in parte sostituito; le rinnovabili si diffondono e sui dati Embler 2022 hanno superato il metano per la produzione elettrica (22% contro 20% del totale); purtroppo, però, sono risalite le emissioni di CO2 per il riavvio di centrali a carbone e a olio. E a latere si guarda con nuovi occhi all'energia nucleare, l'unica - con il gas - programmabile, e con sviluppi tecnologici di rilievo, non ancora per gli utenti ma per gli investitori. Non è un caso che i tre colossi Eni, Enel ed Edison abbiano di recente lanciato iniziative ad hoc. Ed è noto che il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin promuova, per il governo, un ritorno dell'Italia nell'atomo.

Il primo vincolo, che ha fatto deviare la transizione, è stato sciogliere la dipendenza di molti Paesi europei dal gas russo. Uno choc con effetti immediati e noti, ma destinato a mutare anche il modello pluridecennale della crescita europea, basata sull'import di fonti fossili a basso costo per alimentare grandi manifatture esportatrici come Germania, Italia, Spagna. Quattro mesi fa Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, disse all'Ispi che "questo modello è diventato obsoleto, e rivela dipendenze e carenze di investimenti che paghiamo a caro prezzo". L'urgenza è stata risolta: con l'aiuto di un inverno tra i più miti del secolo, che ha consentito, unito alle misure di efficienza delle istituzioni (e i prezzi stellari del gas), di ridurre dell'8% i consumi in Italia, sotto i 70 miliardi di metri cubi.

L'importazione

Quanto all'importazione, i 18 miliardi di metri cubi di gas russo mancati da Mosca sono stati compensati da 5,2 miliardi in più da Norvegia e Olanda, 3 in più dall'Azerbaijan, 2,5 in più dall'Algeria, 3,2 in più nei tre rigassificatori. Il problema è come fare nella stagione in corso, quando potrebbe mancare del tutto il gas russo (nel 2022 ne sono arrivati 11,2 miliardi di metri cubi), e come articolare il tutto con gli impegni di decarbonizzazione. Il Cesi, Centro elettrotecnico sperimentale italiano, pubblicò mesi fa un'analisi sull'indipendenza del Paese dal gas russo, tracciando tre scenari diversi, anche in base alle quotazioni di metano, carbone e CO2. In premessa si leggeva: "Bisogna essere coscienti che la doverosa indipendenza dalla Russia ha purtroppo un costo. È innegabile che nel breve termine esiste un trade-off tra sicurezza della fornitura e basso costo". A posteriori Domenico Villani, ad di Cesi, nota che "l'incertezza per le condizioni del prossimo inverno permane". E che per garantire la sicurezza "è necessaria una serie di iniziative nel breve termine, ma la strada maestra resta l'energia rinnovabile". L'analisi Cesi mostra che lo sviluppo, entro il 2025, di almeno 40 GW di nuove rinnovabili "sarebbe sufficiente a raggiungere la totale indipendenza dal gas russo e la chiusura delle centrali a carbone", prevista dal Pniec (Piano nazionale integrato per energia e clima 2030).

Le ambizioni

Arrivare in tre anni a un obiettivo che lo stesso Pniec prevede in otto, verso gli obiettivi europei al 2030, è tuttavia un ritmo di marcia molto ambizioso. E l'Italia potrà raggiungerla solo con un approccio di sistema, in grado di moltiplicare quel che nel 2022, per fortuna, è ripreso a crescere dopo due anni di ristagno. La nuova sensibilità dei cittadini dopo la crisi, i prezzi delle bollette, le iniziative del governo per semplificare la "burocrazia delle rinnovabili" sono le tre basi della generazione 2022 triplicata, con 3 GW prodotti grazie soprattutto al balzo di solare ed eolico. E gli operatori prevedono che quest'anno la soglia dei 5 GW sarà superata. Ma il salto vero si farà solo collegando tutte le filiere, sia tra loro (trasporti, edilizia, terziario, consumi) che con i sistemi per immagazzinare un'energia di natura fuggevole, e localmente sbilanciata tra Sud produttore e Nord consumatore. L'approccio di sistema implica, anche, di valorizzare le filiere esistenti, sviluppando quelle necessarie a evitare nuove dipendenze, è il caso dei pannelli solari made in China. L'Italia, dopotutto, è il secondo produttore europeo e il sesto esportatore al mondo di tecnologie per le rinnovabili. Il progetto 3Sun Gigafactory, con cui Enel amplierà l'impianto di Catania facendone la più grande fabbrica di pannelli solari in Europa, è un esempio. Ma come spiega Sonia Sandei, responsabile Enel per l'elettrificazione e vicepresidente di Confindustria Genova, "per raggiungere gli obiettivi della transizione bisogna investire nello sviluppo di tecnologie, coltivare competenze, rafforzare la catena del valore di tutta la filiera, creando le basi per un'Italia protagonista, con piena sovranità energetica e tecnologica. È un'opportunità unica".