Se c’è parità il Pil cresce
di Paola ProfetaMettere al primo posto il valore della parità di genere nella nostra società dovrebbe essere scontato, oggi più che mai. È un’emergenza in primo luogo culturale, di fronte alla violenza contro le donne, ai continui femminicidi, anche da parte di giovani, manifestazione estrema di possesso e di mascolinità tossica. Durante la pandemia abbiamo visto un’impennata di violenze contro le donne, in particolare in ambito domestico, quella che è stata definita la “pandemia-ombra”, alimentata dal lockdown e dalle restrizioni alla libertà di movimento. Purtroppo non casi isolati, ma una tendenza persistente, con conseguenze drammatiche sull’intero sistema economico e sociale.
Progetto Boyhood
È la punta estrema di un problema le cui radici sono gli stereotipi di genere della società, che si trasmettono di generazione in generazione. I dati raccolti dal nuovo progetto Boyhood condotto nel nostro Paese su un campione di genitori con figli tra 4 e 13 anni mostrano che i genitori considerano più im…
Mettere al primo posto il valore della parità di genere nella nostra società dovrebbe essere scontato, oggi più che mai. È un’emergenza in primo luogo culturale, di fronte alla violenza contro le donne, ai continui femminicidi, anche da parte di giovani, manifestazione estrema di possesso e di mascolinità tossica. Durante la pandemia abbiamo visto un’impennata di violenze contro le donne, in particolare in ambito domestico, quella che è stata definita la “pandemia-ombra”, alimentata dal lockdown e dalle restrizioni alla libertà di movimento. Purtroppo non casi isolati, ma una tendenza persistente, con conseguenze drammatiche sull’intero sistema economico e sociale.
Progetto Boyhood
È la punta estrema di un problema le cui radici sono gli stereotipi di genere della società, che si trasmettono di generazione in generazione. I dati raccolti dal nuovo progetto Boyhood condotto nel nostro Paese su un campione di genitori con figli tra 4 e 13 anni mostrano che i genitori considerano più importante trasmettere ai figli maschi valori come il coraggio e l’autonomia e alle figlie femmine gentilezza e cura degli altri. Successivamente, gli stereotipi alimentano scelte di istruzione diverse, con le ragazze sotto-rappresentate nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), nonostante la sostanziale parità di maschi e femmine nei livelli di istruzione. Infine, diventano differenze di ruoli nel mercato del lavoro e nella famiglia. Secondo le stime Ocse, in Italia le donne passano più di 5 ore al giorno in attività non pagate e gli uomini circa 2, uno dei Paesi con la differenza più elevata.
Come sottolinea Claudia Goldin, economista di Harvard che ha ottenuto il Nobel per l’Economia, «non possiamo avere parità di genere sul lavoro finché non abbiamo parità nella coppia». E la parità nella coppia va costruita fin da piccoli. In Italia, le differenze nei ruoli, alimentate dagli stereotipi persistenti, si riflettono in differenze sul mercato del lavoro. Solo una donna su due lavora, uno dei valori più bassi in Europa. Siamo il peggior Paese europeo per divario di genere nel campo economico, secondo il World Economic Forum. Il divario salariale è pari a circa il 17% nel privato. La penalizzazione della maternità sul lavoro è stimata intorno al 33% in termini di occupazione e salario. Il ruolo dei padri nella cura è ancora limitato. Secondo i dati della World Value Survey, più del 50% degli italiani pensa che i bambini soffrono se la mamma lavora. In Svezia sono il 15%, in Francia e Germania circa il 30%. Sul lavoro, il 25% degli italiani pensa che se il lavoro è scarso gli uomini hanno più diritto delle donne, in Svezia non arrivano al 3%. Stereotipi che persistono e si amplificano.
Invertire la rotta
Invertire la rotta è indispensabile, partendo dalle scuole, dalle famiglie, nelle imprese e nel mercato del lavoro. Non è un processo semplice, occorre investire risorse e impegno. Ma è un ottimo investimento, poiché la parità di genere non è solo una questione di giustizia, ma è anche motore di sviluppo economico e sociale. Le ricerche dimostrano che le società che promuovono la parità di genere tendono a essere più stabili, più prosperose ed economicamente più forti. L’istituto europeo per la parità di genere (EIGE) stima che la promozione della parità di genere in Europa potrebbe portare ad un aumento del 12% di Pil entro il 2050. Le imprese che promuovono la parità di genere sono più efficienti nei processi di selezione, nella valorizzazione e nella ritenzione dei talenti, che si riflettono in risultati economici migliori, maggiore competitività e migliore performance. La presenza di una leadership bilanciata per genere contribuisce a decisioni più equilibrate e a un’agenda più ricca e diversificata di proposte e di azioni concrete. Per esempio, le ricerche mostrano che la leadership femminile si associa a maggiori investimenti in alcuni settori, come gli asili nido, o in alcune politiche, come quelle a favore dell’ambiente e della sostenibilità. A sua volta, queste politiche potranno favorire la parità di genere innescando un percorso virtuoso di crescita e opportunità.
I vantaggi della parità di genere sono noti, ma richiedono investimenti efficaci, a partire dalla lotta agli stereotipi di genere in tutti i campi della nostra società, poiché l’elemento culturale è fondamentale per il cambiamento.
* Prorettrice per la Diversità, Inclusione e Sostenibilità e Professoressa ordinaria di Scienza delle Finanze Università Bocconi