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Bogianchino (Bcg): “Passi avanti su norme e ricorsi, ma piccoli enti in affanno per la burocrazia”

Intervista al partner di Boston Consulting Group. “Investimenti in netto aumento: nel 2021-2023 sono stati banditi quasi 200 miliardi di euro di appalti pubblici, più del triplo del triennio precedente”
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«Il Pnrr ha impresso un’accelerazione senza precedenti: la filiera infrastrutturale, dopo anni di stagnazione, oggi vede investimenti in netto aumento: nel triennio 2021-23 sono stati banditi quasi 200 miliardi di euro di appalti pubblici, più del triplo del triennio precedente». Per Niccolò Bogianchino, partner di Boston Consulting Group, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato un punto di svolta per le infrastrutture.

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Come?

«Il vero impatto si vedrà nei cantieri: molti progetti sono ancora in corso e finora solo alcuni sono stati portati a termine. Il Pnrr è un punto di svolta potenziale, da confermare quando le opere saranno messe a terra in modo efficace».

La burocrazia è una voce ricorrente nelle revisioni a cui è stato sottoposto il Piano. Eppure il “modello Pnrr” poggia su procedure semplificate e veloci. Cosa non ha funzionato?

«Le norme introdotte con il Pnrr hanno semplificato gli iter sulla carta, ma non hanno risolto tutti i problemi operativi. Il limite principale è che alle regole snelle non sempre è corrisposta una Pa adeguatamente preparata: si è pensato di riformare a perimetro invariato, senza investire adeguatamente in organizzazione, personale e tecnologie. Così molti enti, soprattutto locali, hanno faticato ad adattarsi ai nuovi ritmi, specie nei progetti più complessi. Le semplificazioni aiutano solo se la macchina amministrativa è messa nelle condizioni di seguirle».

Con il Pnrr si prova a superare una lunga stagione di contenziosi e ricorsi. L’Italia sta facendo passi avanti?

«Sì, alcuni passi avanti ci sono stati. Per i progetti Pnrr sono state introdotte procedure accelerate per impedire che i ricorsi blocchino i cantieri. La nuova diga foranea di Genova, ad esempio, è andata avanti nonostante il Tar ne avesse annullato l’appalto – impensabile in passato. Inoltre, sono operativi i collegi consultivi tecnici e il nuovo Codice degli appalti prevede di approvare prima i progetti per ridurre varianti e contenziosi. È la direzione giusta, ma servirà tempo per attenuare il diffuso ricorso al contenzioso».

Cosa si può fare per accelerare la realizzazione delle opere?

«Occorre intervenire su più fronti in modo integrato. È fondamentale rafforzare la programmazione e il monitoraggio dei progetti, dotandosi di una governance solida capace di intercettare tempestivamente ritardi e criticità, così da agire con prontezza quando necessario».

È sufficiente agire sulla governance?

«Non solo. È necessario anche innovare i cantieri attraverso l’adozione diffusa di tecnologie digitali. L’uso massivo del Bim (Building information modeling) consente di digitalizzare i dati e costruire un modello condiviso tra tutti gli attori coinvolti – architetti, ingegneri, impiantisti, costruttori – migliorando coordinamento e trasparenza».

Come si può migliorare la produttività di un cantiere?

«Servono modelli avanzati di project management, ispirati ai principi lean dell’industria manifatturiera ma adattati al contesto delle opere pubbliche. Significa introdurre pianificazioni collaborative e flessibili, in grado di minimizzare le interferenze e aumentare la produttività del cantiere».

Quali soluzioni possono rendere più rapida l’esecuzione dei cantieri?

«Un elemento chiave è la riduzione della frammentazione del processo costruttivo, ancora troppo artigianale. Spostare parte del lavoro off-site, ad esempio attraverso la prefabbricazione in stabilimento e il successivo montaggio in loco, consente di ridurre i tempi, migliorando la qualità finale. Va promossa una nuova cultura del risultato: è essenziale responsabilizzare le figure coinvolte rispetto agli obiettivi di produttività, premiando chi rispetta tempi e budget».

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