Corre svelta lungo oltre 75 mila chilometri di cavi in alta tensione che ricoprono come una maglia il suolo e i fondali italiani. Sempre più richiesta, la corrente elettrica è un bene indispensabile per lo sviluppo del Paese e le reti che la trasportano sono un asset strategico da proteggere e rinnovare. Perché con una società di giorno in giorno più energivora e un ampio ventaglio di fonti da cui attingere, l’infrastruttura elettrica ha bisogno di essere allungata ma anche aggiornata, per evitare di rimanere di punto in bianco al buio.
Se vent’anni fa gli impianti di produzione di energia erano 3.500, oggi i punti di immissione in rete hanno superato i 2 milioni. Siamo passati da un sistema tradizionale a uno decentralizzato e sicuramente più complesso, caratterizzato dalla crescente integrazione delle rinnovabili, non programmabili e intermittenti. L’incremento di queste fonti è un’arma a doppio taglio per la rete. «È un’opportunità perché ci consente di contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione italiani ed europei, ma anche una sfida poiché la loro integrazione richiede una gestione avanzata dell’infrastruttura». A parlare è Francesco Salerni, direttore strategia, digitalizzazione e sostenibilità di Terna, la società partecipata dallo Stato e proprietaria della rete di trasmissione italiana (Rtn) dell’elettricità in alta e altissima tensione, nonché il più grande operatore indipendente di reti per la trasmissione di energia elettrica (Tso) in Europa. Potenziare l’infrastruttura elettrica è anche uno degli obiettivi del Pnrr e Terna, per il ruolo che ricopre, punta a rafforzarla attraverso lo sviluppo di smart grid sempre più resilienti e flessibili. Il tema non riguarda solo l’Italia. Secondo le più recenti stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dei vari Paesi nel prossimo decennio l’uso dell’elettricità a livello mondiale dovrà crescere del 20% rispetto agli ultimi dieci anni. Per non parlare poi dei target di net zero al 2050, per cui il passo dovrà essere ancora più rapido. In questo scenario più digitale, le reti non potranno che adeguarsi all’espansione della domanda di elettricità, aggiungendo o rinnovando un totale di oltre 80 milioni di chilometri di cavi entro il 2040. L’equivalente dell’intera infrastruttura che attualmente connette il globo.
Il cambio di paradigma – già in corso ma che si accentuerà negli anni a venire – renderà necessarie «nuove competenze e tecnologie», ma anche «ricerca e sperimentazione di soluzioni in grado di assicurare la gestione della rete in modo efficiente e sicuro», aggiunge Salerni. Il gruppo guidato da Giuseppina di Foggia la chiama duplice transizione, energetica e digitale, e di questo concetto ne ha fatto un pilastro per il piano industriale 2024-28. Dei 17,7 miliardi di euro di investimenti previsti, 2,4 sono dedicati alla trasformazione digitale e interesseranno l’intera catena del valore del gruppo, compresa l’organizzazione aziendale. Un esempio è la digitalizzazione dei cantieri attraverso software a supporto della pianificazione (Building Information Modelling, Bim) che offrono modelli 3D dell’infrastruttura e memorizzano tutte le informazioni utili a procedere nell’avanzamento dei progetti con maggiore flessibilità. Ma anche l’accordo con Microsoft che, come evoluzione della partnership avviata a ottobre 2024, metterà a disposizione del gruppo italiano servizi e soluzioni in campi quali digitalizzazione, innovazione, sicurezza e sostenibilità. O l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale per elaborare rapidamente un’immensa mole di dati, supportando, per esempio, il lavoro degli operatori nelle sale di controllo. «Realizzeremo una serie di iniziative per l’incremento della sicurezza, come l’installazione di macchine di compensazione per migliorare la stabilità dell’infrastruttura e interventi infrastrutturali per aumentare la magliatura della rete e renderla più resiliente a eventi climatici estremi», prosegue il manager. «Aumenteranno, inoltre, gli investimenti per la digitalizzazione del sistema elettrico e per il rafforzamento della sicurezza cyber, con l’obiettivo finale di garantire la continuità e la qualità di un servizio fondamentale per la collettività».
In questo quadro manca ancora un attore che, già di rilievo oggi, è destinato a conquistare la scena nel prossimo futuro. Si tratta dei data center, vitali per lo sviluppo dell’IA, ma anche per tutte le altre soluzioni digitali che sono entrate nella nostra quotidianità. Al 31 maggio, le richieste di allaccio per i supercomputer raccolte da Terna ammontavano a 44 gigawatt. Qui il tema non riguarda solo i consumi, ma anche la concentrazione geografica della domanda: la maggior parte delle richieste di connessione proviene dal Nord Italia, con un forte peso della Lombardia e di Milano, mentre l’energia green è generata prevalentemente nel Sud del Paese. Ecco che alimentare i server richiederà uno sforzo sempre maggiore da parte dei sistemi di accumulo e delle reti, chiamate a collegare il produttore di energia con uno dei suoi principali clienti.