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Migliaia di progetti di piccole dimensioni, i Comuni a rischio di sovraccarico

erhui1979 
Le zone più bisognose di risorse, che sono quelle che ottengono più fondi, sono anche quelle con le maggiori carenze amministrative e gestionali. Un grande ostacolo per l’attuazione puntuale del Piano
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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è un’occasione storica per dare impulso alla crescita italiana e colmare i divari di competitività e territoriali del Paese. I fondi europei a disposizione dell’Italia tramite il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) costituiscono la maggior parte della dotazione finanziaria del Pnrr (191,5 miliardi su 235,1 pre-rimodulazione). A questi si aggiungono il Fondo nazionale complementare, finanziato con 30,6 miliardi di risorse nazionali e altre fonti di finanziamento europee. Ha poco senso dunque lamentarsi che in legge di bilancio non ci siano abbastanza risorse, come se il Pnrr fosse un tema avulso dalla politica economica.

Dove vanno le risorse

Piuttosto, il punto chiave è interrogarsi se le risorse del Pnrr sono dirette verso i territori e gli ambiti con “gap d’investimento”, cioè le aree più bisognose di infrastrutture, competenze, servizi e lavoro. A questo…

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è un’occasione storica per dare impulso alla crescita italiana e colmare i divari di competitività e territoriali del Paese. I fondi europei a disposizione dell’Italia tramite il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) costituiscono la maggior parte della dotazione finanziaria del Pnrr (191,5 miliardi su 235,1 pre-rimodulazione). A questi si aggiungono il Fondo nazionale complementare, finanziato con 30,6 miliardi di risorse nazionali e altre fonti di finanziamento europee. Ha poco senso dunque lamentarsi che in legge di bilancio non ci siano abbastanza risorse, come se il Pnrr fosse un tema avulso dalla politica economica.

Dove vanno le risorse

Piuttosto, il punto chiave è interrogarsi se le risorse del Pnrr sono dirette verso i territori e gli ambiti con “gap d’investimento”, cioè le aree più bisognose di infrastrutture, competenze, servizi e lavoro. A questo proposito, sono molto utili i microdati messi a disposizione dalla Ragioneria generale dello Stato nella piattaforma ReGiS, lo strumento utilizzato per il monitoraggio e la rendicontazione del Piano. Il portale ItaliaDomani mette periodicamente a disposizione del pubblico larga parte di questi dati, fornendo informazioni che arrivano al livello del singolo progetto. Questo patrimonio informativo permette di ricostruire i costi ammessi, le fonti di finanziamento, i soggetti attuatori e la collocazione geografica di ogni investimento finanziato in tutto o in parte dal Pnrr.

Nei dati, analizzati regolarmente dal Pnrr Lab di Sda Bocconi, sono attualmente presenti circa 220 mila progetti, per un totale di 174,4 miliardi di euro (120,4 dei quali dalla Rrf). Di questi, 123 mila sono progetti “validati”: hanno cioè superato i primi controlli amministrativi e di coerenza delle informazioni progettuali. La validazione è un passaggio importante nell’iter di ogni progetto e indica un passo successivo rispetto alla semplice assegnazione delle risorse. A fronte di 174,4 miliardi di costi ammessi, 145,2 (89,9 miliardi della Rrf) sono riconducibili a progetti che hanno già ottenuto la validazione.

La suddivisione geografica

Con i microdati ReGiS si possono ripartire geograficamente questi aggregati. Il grafico in questa pagina mostra gli stanziamenti Pnrr per abitante in ogni Regione. Il Molise vanta il livello più elevato di stanziamenti per abitante (quasi 12 mila euro). All’opposto della classifica c’è la Lombardia, che ottiene più fondi in termini assoluti (22,1 miliardi di euro), ma la quota pro capite più bassa.

La clausola del 40%

Questo risultato è coerente con la “clausola del 40%”, che richiede che almeno il 40% delle risorse del Piano allocabili territorialmente sia destinato al Mezzogiorno. Gli ultimi dati mostrano in effetti che il 42,7% delle risorse Rrf sono qui destinate. Tale clausola fa dunque sì che le risorse del Piano raggiungano i territori più in difficoltà e con un maggior gap d’investimento. Allo stesso tempo tuttavia la clausola è uno dei potenziali ostacoli all’attuazione del Piano: le zone più bisognose di risorse, che sono quelle che ottengono più fondi, sono anche quelle che scontano tipicamente una minor qualità delle istituzioni. Questo potrebbe pregiudicare la capacità delle aree in difficoltà di attuare nei tempi previsti gli investimenti del Pnrr. In effetti, le difficoltà attuative del Piano sembrano essere in parte legate a carenze amministrative e gestionali di parte delle istituzioni del Paese. Su questo elemento di debolezza si innesta inoltre il tema della grande frammentazione del Piano, che prevede un elevatissimo numero di interventi di dimensione limitata. Il rischio è quindi che le amministrazioni, specialmente quelle più deboli in termini di risorse umane, fatichino a gestire il carico amministrativo necessario.

I comuni a rischio

Gli enti maggiormente a rischio di sovraccarico sono proprio i Comuni, che risultano soggetti attuatori di quasi 46 mila progetti Pnrr. La dimensione media dei progetti in capo ai Comuni è di circa 400 mila euro, circa metà della media. Il sovraccarico amministrativo è confermato dalla distribuzione del numero di progetti per dipendente comunale: in oltre 3 mila Comuni italiani (su 7.500 circa per cui sono disponibili informazioni) vi è più di un progetto Pnrr per dipendente. Allo stesso modo, in oltre 4 mila comuni le risorse Pnrr ammontano a più di €100 mila per dipendente comunale. La riorganizzazione della governance del Pnrr attuata negli scorsi mesi punta a un maggiore coordinamento politico delle iniziative in atto, mentre la rimodulazione di parte degli interventi proposta dal governo (di cui diamo conto nell’articolo di Fabrizio Pagani in questo stesso numero di A&F) è finalizzata a risolvere questo problema amministrativo, togliendo dal Pnrr una serie di progetti comunali al fine di finanziarli su fondi pubblici più flessibili in termini di scadenze e regole di utilizzo, e concentrando in misura maggiore gli interventi in capo allo stesso. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per l’implementazione del Piano e la riduzione dei gap d’investimento, anche alla luce delle modifiche proposte.

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