Siamo ancora in tempo, ecco le sfide da vincere nell’attuazione del Pnrr
di Fabrizio Pagani *Partiamo dall’inizio: il Pnrr doveva essere il piano che avrebbe trasformato l’economia italiana. A metà 2020, dopo vent’anni di crescita anemica e nel momento più buio della crisi Covid, Next Generation Eu sembrava la soluzione a difficoltà croniche del nostro sistema Paese. Con riforme e investimenti avremmo dovuto alzare in maniera permanente la linea di base della crescita. Le aspettative erano molte anche a livello europeo. Sul Pnrr italiano si concentrava tutta l’attenzione: l’Italia è stato il Paese a ricevere la dotazione maggiore di risorse e l’unico a chiedere fin dall’inizio accesso anche alla parte “prestiti” di NgEu. Quindi, con una dotazione di oltre 190 miliardi, il Pnrr italiano è divenuto il vero “litmus test” della riuscita dell’intero progetto europeo. Ove fallisse il Piano italiano fallirebbe anche quello europeo, il primo programma finanziato con l’emissione di debito comune; si allontanerebbe ulteriormente la prospettiva di unione fiscale.
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Partiamo dall’inizio: il Pnrr doveva essere il piano che avrebbe trasformato l’economia italiana. A metà 2020, dopo vent’anni di crescita anemica e nel momento più buio della crisi Covid, Next Generation Eu sembrava la soluzione a difficoltà croniche del nostro sistema Paese. Con riforme e investimenti avremmo dovuto alzare in maniera permanente la linea di base della crescita. Le aspettative erano molte anche a livello europeo. Sul Pnrr italiano si concentrava tutta l’attenzione: l’Italia è stato il Paese a ricevere la dotazione maggiore di risorse e l’unico a chiedere fin dall’inizio accesso anche alla parte “prestiti” di NgEu. Quindi, con una dotazione di oltre 190 miliardi, il Pnrr italiano è divenuto il vero “litmus test” della riuscita dell’intero progetto europeo. Ove fallisse il Piano italiano fallirebbe anche quello europeo, il primo programma finanziato con l’emissione di debito comune; si allontanerebbe ulteriormente la prospettiva di unione fiscale.
Il Pnrr italiano, il lavoro comincia ora
Anche sul piano politico, il Pnrr ha assunto in Italia rilievo diverso rispetto ad altri Paesi, dove spesso è stato spesso confinato a un addendum della legge di bilancio. Nel nostro Paese è invece divenuto parte del dibattito politico e in passato è finito pure al centro di una crisi di governo. Questo è un aspetto positivo, dato che il coinvolgimento dell’opinione pubblica e degli operatori economici privati è chiave per far sì che il Piano diventi momento di mobilitazione nazionale delle risorse economiche e professionali del Paese. Queste aspettative del Pnrr sono state disattese? Noi riteniamo di no, ma riteniamo anche che il lavoro principale cominci adesso. L’attuale governo ha sentito l’esigenza di rivedere il Piano precedentemente concordato con la Commissione. È un’esigenza legittima, motivata soprattutto da meglio concentrare le risorse. Secondo il governo, le misure del Pnrr che a maggio mostravano almeno un profilo di criticità erano 118, su circa 300. Di queste, quelle con un «ostacolo oggettivo» erano 57, per un valore totale di oltre 95 miliardi. Secondo il regolamento europeo, le misure con criticità oggettive possono essere oggetto di modifica e revisione. Questi principi hanno informato la revisione elaborata dal governo e in discussione con la Commissione in queste settimane.
Si è quindi proposto di rimuovere nove misure dal Pnrr, per un totale di 15,9 miliardi, principalmente progetti di taglia medio-piccola in capo a enti locali, che potranno essere comunque recuperati con risorse nazionali e altri fondi europei più flessibili. Carlo Altomonte nell’articolo di A&F di oggi (a pagina 11) fa stato proprio dell’elevato numero di progetti in corso. Contemporaneamente, entreranno a far parte del Piano 19,3 miliardi per nuove misure in gran parte nell’ambito di REPowerEU. Una volta finito il processo di rinegoziazione con la Commissione – probabilmente entro dicembre – avremo un nuovo Piano. È su questo che la mobilitazione nazionale, in primo luogo di imprese e operatori economici, dovrà concentrarsi.
Le prossime sfide
Le sfide principali dei prossimi mesi ed anni relativamente all’attuazione del Pnrr saranno:
1. La capacità amministrativa, incluso il tema della varianza: la capacità amministrativa in Italia è molto disomogenea e questo può avere un impatto sull’abilità di mettere a terra gli investimenti. La capacità amministrativa varia sia da amministrazione titolare ad amministrazione titolare ma soprattutto tra soggetti attuatori, i Comuni e gli altri enti che hanno il compito di attuare una parte importante degli investimenti.
2. Il tema dei procedimenti autorizzativi: correttamente si è creato un regime derogatorio per gran parte degli investimenti, ma non ne conosciamo ancora appieno l’efficacia e molto dipenderà dalle interpretazioni che ne vorranno dare le amministrazioni. È ovvio che il Paese deve procedere a una efficace semplificazione dei permessi e del peso amministrativo sugli investimenti.
3. La capacità di coinvolgere il settore privato nell’attuazione del Piano: alto è il potenziale moltiplicativo fornito dagli investimenti privati, si pensi al digitale e alla transizione energetica. Cogente è il caso delle partnership pubblico private, facilitate peraltro da alcune intelligenti disposizioni nel nuovo codice dei contratti. Ma forse ancor più significativo è il rifinanziamento e revisione di Industria 4.0 / 5.0 grazie alla rimodulazione delle risorse europee. Gli incentivi agli investimenti privati costituiscono un volano di pronta attuazione, già ben rodato ed efficace, che può grandemente contribuire alla competitività del nostro settore manifatturiero e dei servizi.
4. L’impegno ad affiancare agli investimenti riforme strutturali su pubblica amministrazione, giustizia, concorrenza. Riforme che in molti casi sono abilitanti agli investimenti del Pnrr e che costituiranno un lascito duraturo al Paese, anche una volta che l’effetto trainante degli investimenti si sarà esaurito.
Se sapremo vincere queste sfide potremo godere appieno dei benefici del Pnrr. Affinché questo avvenga, è necessario uno sforzo collettivo di chi ha responsabilità di governo, degli organi di controllo e degli operatori privati, siano esse imprese, banche e fondi di investimento.
* Senior advisor Vitale & Co.