La proposta del governo: il Tfr custodito nell’Inps per rafforzare le pensioni

Il sottosegretario Durigon sul palco di A&F Live al Palazzo dei Giureconsulti, Milano
Il sottosegretario Durigon sul palco di A&F Live al Palazzo dei Giureconsulti, Milano 
Il sottosegretario Durigon: “Sospeso, non abolito” l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile legato alla maggiore aspettativa di vita. Fava: “Sì a un nuovo semestre di silenzio-assenso per portare più iscritti alla previdenza complementare”. Parte una campagna Inps per i giovani
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l sistema delle pensioni in Italia è «sostenibile, il sistema regge», assicura il presidente dell’Inps Gabriele Fava, intervenuto ieri all’evento di Affari&Finanza dedicato alla previdenza (qui il dossier speciale). Anche se le prospettive demografiche per l’Italia non sono splendide come osserva Linda Laura Sabbadini, statistica e chair di Women20, nel panel “Mappe previdenziali”, con l’editorialista di Repubblica, Maurizio Molinari: «L’Italia invecchia e si impoverisce. E questo è un problema sociale, oltre che di welfare». Proprio perché il sistema regge perché non usare il «tesoretto dei Tfr» custodito dall’Inps nel suo conto di Tesoreria per «rafforzare le pensioni future» di giovani e meno giovani? È la proposta del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. «C’è un ragionamento da fare e stiamo cominciando a farlo», annuncia il vicesegretario leghista.

Il “tesoretto” del Tfr

«Non dico di fare una sorta di “banca Inps” né di tornare ad esperimenti falliti come FondInps», prosegue. Quei soldi lasciati dai lavoratori in azienda e poi depositati dalle imprese presso Inps «non possono essere dirottati sui fondi complementari senza causare un problema ai conti della stessa Inps e dello Stato». Però, questa sarebbe la suggestione, «possono essere usati per produrre rendite che consentano alle persone di uscire prima dal lavoro». Abbassando così l’impatto del multiplo pari a 3,2 volte l’assegno sociale, alzato dallo stesso governo Meloni (era 2,8 volte con la legge Fornero), che dal 2030 consente ai “post 1996” che hanno maturato una pensione da almeno 1.700 euro al mese di uscire tre anni prima dell’età di vecchiaia. Oggi a 64 anni con 20 di contributi, dal 2030 con 30 anni di contributi e un’età che cresce con la speranza di vita. «Quel tesoretto, il Tfr, un tempo serviva per comprare la casa ai figli, oggi per il sostentamento del pensionato futuro».

Una flat tax per i giovani

I giovani sono al centro della riflessione di Fava. «Solo allargando la base di lavoratori potremo assicurare una stabilità duratura al sistema. Oggi abbiamo 27 milioni di assicurati, sette dei quali sono under 35: sono cresciuti, e questo fa ben sperare». I loro lavori precari sono però un macigno sulle pensioni di domani. «Sono i giovani la chiave per garantirci l’aumento della base occupazionale e quindi contributiva», dice Fava che annuncia «una grande campagna di educazione previdenziale nelle Università e nelle scuole: devono iniziare da subito a pensare al loro futuro». Il presidente dell’Inps accoglie con favore l’idea di un nuovo semestre di silenzio-assenso per convogliare il Tfr dei neoassunti verso la previdenza integrativa: «Assolutamente ragionevole». Rimanda a una discussione europea l’introduzione di una pensione minima di garanzia per tappare i buchi contributivi dei precari: «Ne parleremo con i colleghi al meeting di Rimini».

Il presidente Inps, Gabriele Fava

Il presidente Inps, Gabriele Fava

 

A proposito di speranza di vita, i tre mesi in più certificati da Istat che aumentano i requisiti di età e contributi dal primo gennaio 2027 saranno «sospesi, non aboliti», dice Durigon. «Vedremo se con un decreto o in legge di bilancio». Intanto per i giovani la Lega pensa a una flat tax al 5% per chi torna in Italia o neoassunto. «Costerà 700 milioni in due anni, per agevolare 200mila giovani», spiega Durigon. «Vogliamo evitare ai ragazzi tirocini infiniti e dare radicamento con un contratto stabile e con una penalità per l’azienda che lo interrompe nei primi due anni». Una via questa per evitare pensioni povere. «Solo il 19% degli under 35 aderisce alla previdenza complementare», aggiunge Durigon. «C’è un problema di sfiducia, non solo di conoscenza. Ma se l’adesione fosse obbligatoria, con possibilità di uscita ad esempio dopo sei mesi, il lavoratore sarebbe costretto almeno a informarsi. Ci stiamo pensando».

La campagna Inps per la consapevolezza

Guardando dentro l’Inps, il presidente delinea un “modello Fava”, a poco più di un anno dall’insediamento, centrato su digitalizzazione, personalizzazione sulla base del ciclo di vita (anche tramite l’IA), cambiamento organizzativo e formazione del personale. «Non è più sufficiente un sistema di protezione meramente assistenziale», dice Fava. Rivendica «il successo dell’App che abbiamo fortemente voluto e che da dicembre ad oggi vanta 23 milioni di utenti». E promette di lavorare su una idea «di welfare generativo, che consente di personalizzare i servizi che l’Inps fornisce ai suoi 52 milioni di utenti lungo tutto l’arco della vita, attraverso 450 prestazioni». Nel cantiere, Fava mette anche la valorizzazione del patrimonio immobiliare (26mila immobili) «con progetti di social housing che possano creare opportunità per i giovani, come gli studentati, e per gli anziani».

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