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Italiani bocciati in previdenza. Urge recuperare

Close-up shot of Business Colleagues teamwork analyzing financial data at the table in modern office about business strategies. 

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Gravi ritardi nelle competenze ma preoccupa lo scollamento tra il timore di avere assegni bassi e l’immobilismo nel prepararsi
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La conoscenza media degli italiani in merito ai temi pensionistici è pari a 48 punti su 100, secondo l’Edufin Index realizzato dalla Sda Bocconi: ben distante dai 60 necessari per raggiungere la sufficienza. Le cause individuate dagli analisti sono molteplici: scarsa conoscenza dei meccanismi di calcolo del primo pilastro, limitata familiarità con il secondo, ma anche barriere comportamentali, con donne e giovani che ne sanno meno dei lavoratori più maturi. Quanto agli ostacoli culturali, l’osservatorio “Look to the Future” di Athora Italia segnala che sebbene il 62% degli italiani sia convinto che la pensione pubblica sarà insufficiente a garantire il proprio stile di vita, solo il 38% ha valutato la sottoscrizione di una pensione complementare o intende farlo. Un paradosso che conferma come l’incertezza sul futuro non si traduca in azioni concrete di protezione e pianificazione, con il conto destinato a essere pagato nel tempo. Di fatti, i limiti di comprensione dello scenario, comb…

La conoscenza media degli italiani in merito ai temi pensionistici è pari a 48 punti su 100, secondo l’Edufin Index realizzato dalla Sda Bocconi: ben distante dai 60 necessari per raggiungere la sufficienza. Le cause individuate dagli analisti sono molteplici: scarsa conoscenza dei meccanismi di calcolo del primo pilastro, limitata familiarità con il secondo, ma anche barriere comportamentali, con donne e giovani che ne sanno meno dei lavoratori più maturi. Quanto agli ostacoli culturali, l’osservatorio “Look to the Future” di Athora Italia segnala che sebbene il 62% degli italiani sia convinto che la pensione pubblica sarà insufficiente a garantire il proprio stile di vita, solo il 38% ha valutato la sottoscrizione di una pensione complementare o intende farlo. Un paradosso che conferma come l’incertezza sul futuro non si traduca in azioni concrete di protezione e pianificazione, con il conto destinato a essere pagato nel tempo. Di fatti, i limiti di comprensione dello scenario, combinati con la ridotta capacità di risparmio, si traducono spesso nella scelta di costruire il patrimonio familiare principalmente su conti correnti e depositi, che non proteggono i risparmi accumulati dall’erosione dell’inflazione, che corre al ritmo del 3% e potrebbe accelerare ulteriormente in caso di mancata risoluzione a breve delle tensioni in Medio Oriente.

Pensioni da fame per chi versa i contributi

Questo scenario rischia di portare a pensioni da fame anche tra coloro che oggi versano i contributi se si considera che – tra adozione integrale del contributivo e allungamento della vita media – il tasso di sostituzione tra ultimo stipendio e assegno pensionistico è destinato a scendere. Consultando l’ultimo studio della Ragioneria Generale dello Stato emerge che, da oltre l’80% del 2020, si scenderà intorno al 76% alla fine di questo decennio e al 67% per chi smetterà di lavorare nel 2040. Questo sempre a patto di poter contare su carriere continue, il che è tutt’altro che scontato a fronte di un mercato del lavoro sempre più frammentato.

Conoscere per risparmiare

Marco Passafiume Alfieri, ceo di Cnp Assicura, cita Benjamin Franklin per ricordare che «l’investimento in conoscenza paga sempre il miglior interesse». Il denaro, ricorda il manager, «è solo un follower, non un leader nelle nostre scelte quotidiane». Fuor di metafora questo significa che accrescere le proprie competenze finanziarie permette a ognuno di noi non solo di gestire al meglio i propri risparmi, ma soprattutto di fare scelte più consapevoli sul lungo periodo ed essere pronti ad affrontare ogni situazione, anche quelle più imprevedibili. «Semplificare l’accesso a informazioni e strumenti di educazione finanziaria è una nostra responsabilità come operatori professionali. Insieme a istituzioni, imprese e sistema educativo, siamo chiamati a diffondere una cultura più solida del domani», aggiunge Passafiume.

«Oggi il tema non è solo proteggere il patrimonio delle famiglie, ma trasferire cultura finanziaria alle nuove generazioni», è la convinzione di Igor Garzesi, direttore generale di Banca Mediolanum. «Per questo vogliamo rafforzare la nostra capacità di essere vicini all’intero nucleo familiare, contribuendo a diffondere tra i più giovani il valore del risparmio, della responsabilità e della pianificazione».

Acquisire le conoscenze necessarie a pianificare il proprio futuro è fondamentale anche alla luce dello squilibrio che caratterizza i conti pubblici nel nostro Paese. Con una spesa pensionistica in crescita verso il 17% del Pil intorno al 2040 e un rapporto tra lavoratori attivi e pensionati pericolosamente vicino alla soglia di guardia di 1,5 di lavoratori per pensionato, il sistema pubblico a ripartizione – dove chi lavora oggi paga le pensioni di chi è già a riposo – si trova sotto una pressione strutturale senza precedenti. In questo scenario, l’educazione finanziaria non è più solo una competenza accessoria per investitori appassionati, ma diventa uno strumento di protezione sociale.

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