Al di là degli schemi obbligatori previsti dalle normative nazionali e internazionali, sul mercato si sono sviluppati negli anni sistemi di certificazione e compensazione volontarie delle emissioni di carbonio. Ad animarli sono le aziende che, per la loro attività di business, emettono gas serra e perciò sono intenzionate a “rimediare” con progetti sostenibili di riduzione o sequestro di gas climateranti. C’è chi lo fa per ragioni esclusivamente di responsabilità sociale e chi (soprattutto tra le aziende quotate) per intercettare l’interesse degli investitori green, chi ancora per entrare a far parte o rafforzare il proprio posizionamento all’interno delle filiere che hanno la tutela dell’ambiente tra i propri paradigmi.
Come si ottengono e le certificazioni
Secondo le stime di Ecosystem Marketplace, una delle principali fonti globali di informazioni sulla finanza, ambientale a livello mondiale il mercato volontario dei crediti di carbonio vale quasi due miliardi di dollari e il suo ammontare è destinato ad aumentare, considerata la crescente attenzione dei consumatori (soprattutto quelli più giovani) verso il tema.
La domanda arriva da aziende di tutti i settori impegnate lungo il percorso verso la cosiddetta ”carbon neutrality”. Quest’ultima comprende azioni per ridurre gli sprechi, per generare energie da fonti rinnovabili e altre soluzioni innovative per ridurre il proprio impatto ambientale, ma non sempre tutto ciò basta ad azzerare la propria impronta di carbonio. In questi casi si fa ricorso alle compensazioni volontarie di carbonio (carbon offset), vale a dire unità misurabili, quantificabili e tracciabili delle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra.
I prezzi, oltre che in virtù della tipologia di progetto (solitamente quelli di efficienza energetica valgono meno delle iniziative di riforestazione, che sono più complesse), variano in base all’incontro tra domanda e offerta, come in ogni libero mercato. Dopo un lungo periodo con prezzi contenuti, la ripresa economica seguita alla recessione pandemica ha fatto salire i valori e la tendenza è proseguita anche in tempi più recenti. Il che spinge le aziende acquirenti ad accelerare nei progetti di decarbonizzazione.
Gli standard internazionali
Sono quattro i program operatos o più comunemente chiamati standard che maggiormente si sono affermati a livello internazionale. Verra (Verified Carbon Standard), il più utilizzato al mondo, include misure per la conservazione e il ripristino delle foreste, la gestione dei terreni agricoli e il miglioramento dell’efficienza dei trasporti. Un’iniziativa, secondo quanto rivendicato dai promotori, che “spinge la finanza verso attività che riducono e rimuovono le emissioni, migliorano i mezzi di sussistenza e proteggono la natura”. I progetti Verra, si legge nell’homepage, “hanno ridotto o rimosso quasi un miliardo di tonnellate di carbonio e altre emissioni di gas serra dall’atmosfera”.
C’è poi Gold Standard, amministrato dalla Gold Standard Foundation, una fondazione senza scopo di lucro con sede a Ginevra. Per ottenere la certificazione, i progetti green devono rientrare in una griglia predefinita, tra le altre cose prevede iniziative di rimboschimento, costruzione di impianti per produrre energia rinnovabile, mancanza di sostegno pubblico alla realizzazione dell’iniziativa.
Plan Vivo fa capo alla fondazione omonima, che da oltre un quarto di secolo supporta le comunità impegnate nel contrasto ai cambiamenti climatici. I suoi numeri principali sono: 265 mila ettari di terreni in gestione, sette milioni di riduzioni previste delle emissioni di tCO2 e 850 organizzazioni coinvolte nelle iniziative a tutela dell’ambiente.
C’è anche Climate Action Reserve, nata in California, che stabilisce gli standard di qualità per i progetti di compensazione delle emissioni di carbonio, sovrintende a organismi di verifica di terze parti indipendenti ed emette crediti di carbonio generati dai progetti.
Non mancano, poi, altri soggetti minori a identificare un settore per il quale da tempo si prospetta una riforma in grado di assicurare il massimo livello di trasparenza a vantaggio degli utenti finali chiamati a scegliere tra le varie opzioni presenti sul mercato.
Gli altri attori del mercato
Oltre alle piattaforme di scambio, il mercato degli scambi volontari è animato da altri soggetti. Ci sono gli sviluppatori, vale a dire coloro che investono in progetti in grado di generare crediti, così come le società di advisory, che affiancano gli sviluppatori quando si tratta di presentare i progetti agli enti di validazione e a misurare periodicamente la riduzione di emissioni climalteranti. Un ruolo cruciale lo svolgono le società di verifica, che hanno il compito di validare i progetti alla luce degli schemi predefiniti, oltre ovviamente agli acquirenti finali di crediti.