Non basta non danneggiare l’ambiente, è necessario ricreare la biodiversità. Di questo è convinto Ribhu Ranjan Baruah, project lead Biodiversity finance initiative del World Economic Forum, secondo il quale a farsi carico degli investimenti necessari deve essere il settore finanziario. “Il mondo sta vivendo un catastrofico calo della biodiversità - afferma Baruah - Non solo si tratta di un disastro ambientale, ma tutto ciò può anche portare alla rovina finanziaria: 44 migliaia di miliardi di dollari dipendono moderatamente o fortemente dalla natura e dai suoi servizi correlati. Non tutto è perduto, però. Con le economie mondiali così intrinsecamente legate alla salute dell'ambiente, ci sono enormi opportunità di investimenti finanziari da parte sia del settore pubblico che di quello privato per sostenere progetti volti a ripristinare la biodiversità della terra”.
In questo modo l’uomo riparerebbe i danni da lui stesso causati. Secondo il Global risk report del Wef, l’attività antropica ha infatti spazzato via l'83% dei mammiferi selvatici e la metà di tutte le piante; ha inoltre gravemente alterato tre quarti della terra libera dai ghiacci e due terzi degli ambienti marini. Un milione di specie è infine a rischio di estinzione nei prossimi decenni.
“Le soluzioni basate direttamente e indirettamente sulla natura offrono una serie di interessanti opportunità di investimento che potrebbero potenziare una traiettoria di crescita positiva per l'ambiente e l'economia in futuro - prosegue l’esperto del Wef - La ratifica del Global biodiversity framework alla COP15 di Montreal nel dicembre 2022 e il rilascio delle versioni beta della Taskforce on Nature-Related Financial Disclosures (Tnfd) forniscono un solido punto di partenza e la necessaria spinta un'azione significativa".
Il Global biodiversity framework è il primo accordo globale di ampio respiro per garantire la stabilità dei servizi ecosistemici fondamentali per la sicurezza umana, lo sviluppo economico, la tutela della natura, la lotta contro il cambiamento climatico. Sono rimasti fuori da questa convenzione solo Stati Uniti, Vaticano, Corea del Nord e Yemen.
L’accordo comprende quattro obiettivi e 23 target da raggiungere entro il 2030 per arrestare e invertire la perdita di biodiversità, il taglio di 500 miliardi di dollari annuali di sussidi governativi dannosi per la natura, il dimezzamento degli sprechi alimentari, la concessione di maggiori diritti alle comunità indigene per la tutela della natura. E ancora: riduzione del rischio dei fertilizzanti, stop all’inquinamento da plastica, rigenerare almeno il 30% degli ecosistemi degradati e mobilitare risorse pubbliche e private per almeno 200 miliardi l’anno entro il 2030. Il Tnfd è invece la proposta messa a punto dal settore finanziario per “incoraggiare la migrazione dei flussi finanziari globali da investimenti con esiti negativi sulla natura ad investimenti che alla natura portano benefici”.
“I progressi fatti da numerosi strumenti di valutazione dell'impatto della biodiversità e dagli standard di rendicontazione ambientale, sociale e di governance (Esg) consentono alle istituzioni finanziarie di avere una migliore valutazione della natura e della biodiversità - conclude Baruah - Sia il capitale pubblico che quello privato devono lavorare in modi collaborativi e innovativi per finanziare la biodiversità e modelli di business positivi per la natura”.