Con l’inflazione così alta è ancora più utile aiutare i consumatori a capire il suo significato e più in generale a conoscere i principi di base della finanza per orientarsi meglio nelle scelte quotidiane.
Ma che cos’è l’inflazione? È il tasso di variazione dei prezzi in un Paese, calcolato utilizzando un paniere tipo di beni e servizi che riflette le abitudini di spesa di un consumatore medio. “Alla fine degli anni Settanta e Ottanta, quando l’inflazione era molto sostenuta, si parlava di caro-vita”, ha ricordato Massimo Rostagno, direttore generale della Politica monetaria della Bce, in un intervento all’apertura del Mese dell’Educazione Finanziaria lo scorso 1 ottobre. “Per molti anni - ha aggiunto - l’inflazione nell’area Euro è stata moderata, in alcuni casi è stata addirittura negativa, ovvero i prezzi complessivamente tendevano a scendere. Fino a metà del 2021 quando l’inflazione si è alzata in maniera inattesa”.
Ricorda Rostagno che “il Consiglio direttivo della Bce ritiene che il miglior modo per mantenere la stabilità dei prezzi sia perseguire un livello dell’inflazione del 2% a medio termine.”
La cruda realtà però ci segnala che prima la pandemia e ora la guerra in Ucraina hanno lasciato una impronta profonda sui recenti aumenti dei prezzi. Il 10% di inflazione è ancora un dato provvisorio, ma era intorno al 9% in agosto nell’area Euro. La causa di tutto questo è innanzitutto da ricercare nel forte rincaro dei prezzi dell’energia, dovuto alle tensioni nelle forniture di gas e petrolio da parte della Russia e sui mercati internazionali. I rincari prolungati dell’energia si trasmettono a catena anche sui prezzi degli altri beni e servizi soprattutto quelli che utilizzano più intensamente l’energia. Anche i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti moltissimo. Questo aumento, oltre che all’energia è in parte dovuto alle difficoltà dei paesi Ue ad importare grano e fertilizzanti dall’Ucraina e in parte anche alla siccità e ai cambiamenti climatici che hanno avuto un impatto negativo sulla produzione agricola. Insomma, una sorta di sciame sismico, come è stata definita da molti studiosi e analisti, che si è abbattuto sui consumatori oggi costretti a confrontarsi con un caro-vita di cui non avevamo più memoria.
“Purtroppo, non ci sono ricette per difenderci dall’inflazione ma è importante che ognuno di noi abbia un po' di competenza in materia finanziaria per capire cosa fare oggi per programmare il domani”, ha sottolineato Magda Bianco, capo del Dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia. L’esperta ha portato un esempio pratico per inquadrare il problema: “Noi tutti siamo abituati a ragionare in termini nominali, così come ci viene indicato. Ma quando ci indebitiamo, ad esempio, è importante ragionare anche in termini reali, cioè considerare la differenza tra il tasso nominale e il tasso d’inflazione.
“Anche nelle scelte di investimento è importante considerare l‘impatto dell’inflazione - aggiunge Nadia Linciano, responsabile della Divisione Studi della Consob - Gli italiani detengono quasi un terzo della loro ricchezza finanziaria in liquidità e sono dunque esposti a una perdita importante di potere di acquisto; devono inoltre acquisire consapevolezza degli effetti dell’inflazione sui loro investimenti per una migliore diversificazione di portafoglio”. Infine, un’ultima considerazione, "l’inflazione colpisce maggiormente le persone con reddito più basso perché il consumo dei beni di prima necessità, come appunto energia e alimentari, sui quali grava maggiormente l’aumento dei prezzi, pesa di più nel paniere delle famiglie meno abbienti”.
Ma come possono le famiglie difendersi dall’inflazione? Non ci sono facili soluzioni ma secondo Annamaria Lusardi, direttrice del Comitato per la programmazione e coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin), “un passo in avanti è democratizzare l’educazione finanziaria. Il modo migliore di renderla accessibile a tutti è tramite la scuola”.
I dati del Comitato Edufin, raccolti insieme a Doxa nel 2021, rilevano che l’88% degli italiani è favorevole all’introduzione dell’educazione finanziaria nella scuola. “Ma dati ancora più recenti ci dicono che oggi quella cifra è aumentata ancora di più. Useremo il mese di ottobre per parlarne in ogni occasione - ha assicurato Lusardi ricordando che - anche le Nazioni Unite in un recente summit sull’istruzione (Transforming Education Summit), hanno incluso i financial skills tra le conoscenze fondamentali che i giovani devono avere per affrontare le sfide del futuro”.