Che grandi cose può fare quel nanomateriale

Che grandi cose può fare quel nanomateriale

Particular Materials ha sviluppato una tecnologia che punta su processi flessibili ed ecosostenibili. La produzione non prevede l’uso di solventi né acidi; è a base di acqua, dunque poco energivora

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La sfida interessante della ricerca sui nanomateriali è quella di uscire dal laboratorio di ricerca per arrivare alla produzione industriale. “Non esiste un metodo, portare un nanomateriale che ha performance eccellenti in laboratorio alla scala industriale, non è banale perché spesso si rischia di rinunciare alla qualità e le caratteristiche del materiale decadono”, confessa Marco Bersani, fondatore e Ceo di Particular Materials, Pmi veneta che ha sviluppato una tecnologia innovativa puntando tutto su processi flessibili (ogni impianto riesce a produrre più nanomateriali), ed ecosostenibile.

Il processo industriale non prevede l'uso di solventi organici, acidi forti, gas o polveri volatili o infiammabili ed è interamente realizzato a base di acqua, dunque ecologico e poco energivoro. “Siamo in grado di controllare i cinque parametri principali che determinano la qualità delle nanoparticelle: dimensione, monodispersione, grado di aggregazione, morfologia, purezza di fase. E convertiamo le dispersioni acquose di specie solubili in nanomateriali di alta qualità”, spiega Bersani.

La produzione è diversificata e spazia dai catalizzatori per processi chimici industriali ai materiali catodici per batterie agli ioni di litio. Lavorano ossidi metallici e nanoparticelle d'argento: le proprietà di questo nanomateriale permettono di estendere il campo di applicazione dal fotovoltaico alla fotonica, dagli inchiostri alle paste e ai riempitivi; per la loro attività antimicrobica sono utilizzate nelle medicazioni e nei tessuti.

Tra i progetti della sua azienda Bersani cita con orgoglio, la spin off Circular Materials, nata per recuperare metalli nobili come nichel, cromo e zinco dalle acque industriali: “i bagni esausti che escono dalle aziende vengono normalmente trasformati in fanghi inerti e finiscono nelle discariche. Quasi il 10% del nichel viene disperso nell’ambiente. Riusciamo a evitare la produzione di rifiuti speciali, salvando materie prime preziose a costi contenuti”.

E ancora, grazie a fondi europei e alla collaborazione con l'Università di Padova, questa piccola azienda investe costantemente in ricerca industriale. Na.Ma.S.Te. (nano materials smart technology), per esempio, è un progetto per sviluppare un processo innovativo per produrre nanomateriali a base di carbonio, e in particolar modo grafene. Il grafene viene utilizzato nei materiali compositi per racchette da tennis, sci, nei rivestimenti antiruggine per acciai speciali, nel settore tessile, ma anche nell’industria biotecnologica e biomedicale e nell’industria elettronica. La sua introduzione nel mercato dell’energy storage è imminente, così come in molti altri settori quali la microelettronica, il trattamento e la purificazione di acqua e aria, la stampa 3D.

Nonostante la pandemia, questa piccola industria flessibile e innovativa continua a espandere la sua rete commerciale, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti: il suo campo d’azione spazia dalle grandi aziende come Boeing ai prestigiosi studi di ricerca britannici.