Spesso si dice che la pasta sia l’alimento identitario italiano. Eppure quando si firma l’Unità d’Italia ci sono ben 230mila ettari coltivati a risicultura (una superficie pari all’attuale), e ancora oggi nel nord Italia si consuma più riso che pasta. Il Bel Paese rimane il primo produttore di riso in Europa e uno dei principali risicultori di qualità con tantissime topologie, dal Vialone nano al Carnaroli. Per ogni ettaro coltivato si producono circa sette tonnellate di riso, una buona parte esportate in tutto il mondo, e dieci di scarto, tra paglia, pula e lolla (i residui farinosi derivanti dalla lavorazione del chicco), “rifiuto” mai utilizzato.
"Ogni autunno i bordi delle risaie del biellese sono costellate di roghi dove si bruciano gli sfalci del riso. E da questi innumerevoli fuochi è nata la domanda: cosa si può fare con tutto questo scarto?". A parlare è l’architetto Tiziana Monterisi, fondatrice della startup innovativa RiceHouse, che dal 2016 ha iniziato a sfruttare gli scarti della risicoltura per produrre materiale edile di qualità. "Con un cognome come Monterisi forse è stato il destino",, scherza l’architetto. Ma il suo sogno diventa rapidamente impresa. Dai primi materiali bio-compositi, RiceHouse inizia a realizzare pannelli e isolanti per l’edilizia, premiscelati per diventare bio intonaci, neomateriali per oggetti di design. La paglia mischiata alla terra può diventare un materiale da costruzione più economico di mattoni e cemento, perfetto ai fini del conseguimento di maggior efficienza energetica. La lolla, molto ricca in silice, è invece utile nell’architettura naturale per le sue caratteristiche d’impermeabilità e resistenza agli agenti atmosferici e alle muffe.
Il materiale non manca. "A livello mondiale sono disponibili 1,6 miliardi di tonnellate di scarti della risicoltura potenzialmente utilizzabili", continua Monterisi. "E la domanda continua ad aumentare molto rapidamente grazie al supporto crescente dei progettisti, che scelgono il nostro materiale per la salubrità e comfort abitativo. Per il 2021 ci aspettiamo che cresca ulteriormente grazie al Superbonus 110%, che premia materiali come il nostro".
Nato inizialmente come produzione artigianale, RiceHouse sta lavorando per una produzione industriale di amplia scala di materiali edili derivati dal riso. "Abbiamo migliorato la filiera della raccolta, coinvolgendo gli agricoltori che imballano e stoccano paglia, pula e lolla, seguendo i nostri schemi di qualità, così che anche essi ne beneficiano economicamente. E ora puntiamo su una produzione di scala", spiega l’imprenditrice. Una vera economia circolare, con un prodotto simbolo del made in Italy della Pianura Padana.
RiceHouse vuole rappresentare uno snodo centrale della filiera produttiva, coordinando le attività di produzione della materia prima, occupandosi dell’aspetto logistico e di stoccaggio del materiale. Inoltre, si pone come front-end nei confronti delle realtà di riferimento del mondo dell’edilizia sostenibile.
La casa di riso, quando gli scarti aiutano a costruire
di Emanuele BompanL’architetto Tiziana Monterisi ha fondato RiceHouse, innovativa startup che dal 2016 ha iniziato a sfruttare gli sfalci della risicoltura per produrre materiale edile di qualità