La stampa 3D permette di produrre oggetti dotati di forme e geometrie impossibili per le tecniche di produzione convenzionali, e questo apre nuove opportunità per settori come la meccanica, l’aeronautica, l’ingegneria civile. Un ambito che, grazie alla stampa 3D, sta rivoluzionando il processo produttivo nelle imprese manifatturiere è la sostituzione del metallo con materiali termpoplastici che offrono elevatissime prestazioni a causa delle loro proprietà strutturali.
Una realtà nata a Bari, Roboze, oggi è tra i leader tecnologici in questo settore, anche per brevetti come il Beltless System, che dando alle stampanti 3D Roboze una precisione di posizionamento pari a 10 milionesimi di metro, le rende le più precise al mondo. "Il Covid-19 ha mostrato tutta la fragilità dell’attuale supply chain globale: delocalizzare produzioni strategiche e continuare a perseguire produzioni standardizzate di enormi volumi di componenti, e poi spedirle in tutto il mondo, non è più sostenibile sia per i costi che per l’impatto ambientale", spiega Alessio Lorusso, CEO e fondatore di Roboze.
"L’impegno di Roboze è accelerare l’adozione di un sistema di produzione flessibile, sostenibile e che riporti le produzioni in Europa, creando nuovo valore per il territorio, producendo – grazie alla stampa 3D – just in time e on demand, e creando prodotti customizzati per le esigenze dei consumatori".
La visione della manifattura distribuita, dove la produzione è decentralizzata e avviene vicino ai consumatori, aveva preso il via già prima delle rotture delle catene di fornitura globali avvenuta col Covid. "Questa visione ha permesso a centinaia di aziende nel mondo di continuare a produrre e restare indipendenti, grazie ai nostri centri di produzione on demand", spiega Lorusso. "Per noi la stampa 3D non è il fine, ma un mezzo per entrare in una nuova era della produzione, un’era sostenibile, efficiente e che riporta il valore al centro".
La sostenibilità è un aspetto chiave, perché la stampa 3D può emergere come uno dei fattori che fanno la differenza rispetto ai problemi ambientali. "La manifattura additiva, data la sua natura, propone già un processo di produzione più sostenibile" spiega Lorusso. "Perché vengono generati meno rifiuti rispetto alle tradizionali tecnologie sottrattive. Con la tecnologia Roboze i componenti vengono prodotti nel momento del bisogno, evitando inutili stock e immobilizzazioni di magazzino. "Questo riduce la quantità di prodotti finiti invenduti, riducendo il livello di emissioni di CO2 per la realizzazione su vasta scala di milioni di pezzi in impianti altamente inquinanti e per l’enorme macchina delle spedizioni globali" spiega Lorusso.
«Stampare ciò che si vuole, dove e quando si vuole, sta portando a catene di fornitura più brevi e semplici, a una produzione più localizzata e a modelli di distribuzione innovativi". Oggi Roboze opera in due continenti, con uffici diretti in Italia, Germania e America. "Grazie al concetto di produzione distribuita stiamo portando la stampa 3D anche in aree remote, creando capacità produttiva dove prima non c’era", commenta Lorusso "Un’adozione molto forte della nostra tecnologia è sicuramente in Europa e in America, ma abbiamo anche molti sistemi in Corea del Sud, Giappone, Australia e persino nelle isole al largo delle coste africane».