Giovani e di belle speranze, con tante idee ma pochi capitali, a caccia di finanziatori oltre che di manager per spiccare il volo. Sono le startup ovvero le aziende neocostituite operanti in settori altamente tecnologizzati con forti potenzialità di crescita ma con risorse finanziarie e organizzative insufficienti. Affermatisi inizialmente in area digital hanno ampliato via via il loro raggio d’azione fino ad investire anche i settori tradizionali. Capaci di aumentare esponenzialmente fatturato, offerta e portafoglio clienti senza richiedere particolari modifiche strutturali, sono per loro natura tanto agili e resilienti ai cambiamenti tecnologici quanto fragili ed esposte ai rischi finanziari. E non.
In origine al termine startup si associava un modello di business innovativo frutto della mente di giovani visionari che, magari in cantina o in garage, testavano artigianalmente la loro idea avviando la loro intrapresa in modo improvvisato sulle ali dell’incoscienza. Oggi le startup tendono ad essere identificate con imprese mediamente più strutturate guidate da team dotati di competenze eterogenee a forte valenza multiculturale. Ecco dunque le startup visionarie, quelle innovative e quelle ordinarie. In Italia si attestano ad oltre diecimila, con la Lombardia che ospita oltre un quarto di tutte le startup italiane. La maggior parte sono innovative e forniscono servizi alle imprese, che siano produzioni di software e consulenza informatica, attività di servizi di informazione o fabbricazioni di macchinari e prodotti elettronici ma anche opere nel commercio.
Quest’anno un particolare successo l’hanno avuto le soluzioni social di pagamento per trasferire denaro tra utenti o pagare acquisti all'interno di un network, quelle dedicate ai bambini come i dispositivi antiabbandono che avvisano i genitori sulla presenza in automobili dei piccoli, o i device per il controllo da remoto dei veicoli. Anche in campo medico si sono ottenuti notevoli sviluppi, con startup che hanno creato modelli oleografici di anatomia del paziente da utilizzare per la pianificazione di interventi, tutto in realtà aumentata in 4D. Così come particolarmente utile risulta la diagnostica e il monitoraggio continuo di edifici con realizzazioni in campo antisismico grazie ad un sistema che valuta lo stato di salute della struttura nel corso del tempo.
Già, il fattore tempo. Quando si parla di startup è imprescindibile il collegamento con l’America in quanto tutto è nato Oltreoceano. Basti pensare a Facebook, Uber o Amazon, gruppi globali guidati da imprenditori visionari divenuti ormai miliardari nell’arco di vent’anni. L’idea della crescita rapida, degli obbiettivi raggiunti con successo in poco tempo è insito nella mentalità americana ed è alla base di questo tipo di modello di impresa in ogni parte del mondo …Italia esclusa. Conosciuto nel mondo per la qualità dei suoi prodotti enogastronomici, per il tessile-moda e per l’arredamento, il Bel Paese è sinonimo, infatti, di arte, qualità e, perché no, lentezza. E questo si proietta in ogni ambito, startup incluse, al punto da rallentare lo sviluppo e l’affermazione dei progetti più innovativi che non vengano adeguatamente supportati non solo a livello finanziario bensì anche e soprattutto a livello manageriale. No culture, no business.