“Il round non cambia le priorità della nostra strategia, ma le rafforza. Puntiamo ad aumentare la base degli esercenti, specialmente in Europa, Brasile, Cile e Usa, e a sostenere il marketing. Dal punto di vista delle acquisizioni mirate allo sviluppo dei servizi non abbiamo preclusioni particolari. Non c’è un obiettivo specifico ma sicuramente siamo particolarmente attenti ai servizi per piccoli esercizi commerciali, dalla fatturazione all’e-commerce”.
Il round di finanziamento da 750 milioni di euro annunciato qualche giorno fa da SumUp avrà sicuramente generato euforia tra le fila della fintech londinese, ma nelle parole di Marc-Alexander Christ, co-fondatore di SumUp, non sembra esserci troppo spazio per i festeggiamenti. Del resto, una cifra simile non capita tutti i giorni. E, se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, è comprensibile che la sua attenzione sia tutta sul futuro della società specializzata in pagamenti digitali, in negozio e in mobilità, e pagamenti online.
L’investimento arriva a un anno e otto mesi dall’ultimo round (350 milioni di euro raccolti il 16 luglio del 2019) e spicca anche per il coinvolgimento di alcuni importanti fondi internazionali (Goldman Sachs, Temasek, Crestline e Oaktree, ai quali si aggiunge Bain Capital Credit, l’unico dei cinque fondi ad aver partecipato anche al round precedente). I 750 milioni di euro, spiega Christ in un’intervista a Repubblica, non stravolgeranno i piani strategici di SumUp. Li andranno più semplicemente a rafforzare.
Iniziamo dal 2020, l’anno della pandemia. Che anno è stato per SumUp?
"Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a crescere e a essere profittevoli. In generale, abbiamo osservato aumenti importanti dei volumi, soprattutto con le prime riaperture prima dell’estate e anche a fine anno".
Ora avete le risorse per fare del 2021 un anno altrettanto stimolante. La dimensione dell’investimento cambia qualche vostra priorità strategica?
"Il round non cambia le priorità, ma le rafforza. Puntiamo ad aumentare la base degli esercenti e a sostenere il marketing. Dal punto di vista delle acquisizioni mirate allo sviluppo dei servizi non abbiamo preclusioni particolari. Abbiamo concluso tre acquisizioni negli ultimi tre mesi e al momento non abbiamo sul tavolo trattative avviate: non c’è un obiettivo specifico. Sicuramente siamo attenti ai servizi per piccoli esercizi commerciali, dalla fatturazione all’e-commerce".
Avete annunciato un impegno importante in termini di internazionalizzazione nonostante una presenza che è già globale. Dove avete margini di espansione ulteriore?
"Attualmente copriamo 33 Paesi nel mondo, che equivalgono alla metà del mercato globale dei pagamenti, quindi non abbiamo necessità di investire troppe risorse in un mercato o in un altro. Recentemente siamo sbarcati in Colombia e Cile, e vediamo nell’America Latina un mercato molto interessante. Non siamo ancora in Asia e non credo che faremo il nostro ingresso nel corso di quest’anno".
Crede che le recenti esperienze digitali di acquisto e di pagamento vissute dai consumatori, soprattutto durante i lockdown, cambieranno forma al vostro mercato di riferimento?
"Tutti noi vogliamo ritornare nei negozi fisici, nei ristoranti e nelle profumerie. E penso che ciò accadrà. Allo stesso tempo c’è un’opportunità interessante per gli esercenti che hanno iniziato a vendere online durante la pandemia e non a caso stiamo offrendo soluzioni ad hoc. Ci sono poi realtà che iniziano con un pos per poi strutturarsi in termini di gestione, dei pagamenti o anche della cassa. Credo che ci sarà una spinta a strutturarsi nella gestione di tutti gli aspetti del business, un’esigenza che probabilmente si farà sentire anche dopo la crisi attuale".
Dobbiamo immaginare un nuovo equilibrio tra canali online e offline?
"I piccoli negozi andranno anche online e devono avere una strategia 'ibrida', offline e online. Saranno entrambi fronti decisivi".