Ricerca, tecnologia e competenze Made in Italy: il tesoro nascosto del Dna

Il mercato della genomica sfonderà gli 80 miliardi entro il 2028. Tra docenti, ricercatori e pubblicazioni, il nostro Paese ha molti assi nella manica. Manca però una strategia nazionale
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Nel Dna degli esseri umani non si nascondono solo tutte le informazioni genetiche, ma anche importanti opportunità di crescita per qualsiasi sistema economico in grado di sostenere adeguatamente il proprio ecosistema di ricerca e sviluppo. Se oggi la genomica già offre la possibilità di ottenere analisi più rapide e terapie sempre più efficaci a costi estremamente ridotti rispetto al recente passato, in futuro potremo avere test genetici ancor più rapidi, meno costosi e soprattutto maggiormente efficaci. Un’opportunità alla portata di mano che passa però dalla necessaria armonia tra governance, specializzazioni, infrastrutture e competenze.

A mettere in evidenza le potenzialità economiche e industriali di tutto ciò che ruota attorno al Dna è l’Osservatorio Genomica, nato nel 2020 all’interno della Community Life Sciences di The European House – Ambrosetti. L’osservatorio italiano del Dna, nato come piattaforma per la mappatura e il monitoraggio delle iniziative attiva nel campo della genomica, ha riunito recentemente oltre 110 esperti attorno alla prospettiva di una strategia nazionale per la genomica, mettendo in risalto le potenzialità del sistema Italia rispetto a questo settore ancora tutto da esplorare.

Le opportunità nascono in primo luogo dalle caratteristiche del mercato globale della genomica e dalla democratizzazione tecnologica. Se sequenziare il genoma umano vent'anni fa costava oltre 95 milioni di dollari, oggi un sequenziamento costa appena 700 dollari. Nello stesso periodo il mercato del Dna è cresciuto a tal punto da proiettarsi oltre quota 82 miliardi entro il 2028, vale a dire oltre quattro volte il valore registrato nel 2019 (18,9 mld).

In questo contesto rientra il ruolo che l’Italia potrebbe giocare come sistema Paese. Del resto, nonostante lo scarto tra lo Stivale e i principali competitor stranieri in termini di investimenti in ricerca e sviluppo, l’Italia è oggi la nazione più produttiva a livello globale, sia in termini di pubblicazione per ricercatore (18,45 dal 1996 al 2018 contro le 14,81 del Regno Unito e le 13 della Spagna), sia in termini di citazione per ricercatore (341 nello stesso periodo, circa 20 in più del Regno Unito e quasi 50 in più del Canada). Se andiamo poi nello specifico della genomica, il quadro è altrettanto roseo. L’Italia è infatti prima al mondo per pubblicazione nell’area “Biochimica, genomica e biologia molecolare” negli ultimi 10 anni (+44%), ed è il terzo Paese in Europa per numero di pubblicazioni in questo campo nel 2019 (meglio di noi solo Germania e Regno Unito). Potrebbe essere già abbastanza, ma le buone notizie non finiscono qua.

Il nostro Paese, stima un’analisi elaborata da Area Science Park, ente nazionale di ricerca e partner scientifico dell’Osservatorio Genomica, può infatti contare specificamente su una solida base di competenze: sono infatti ben 1.446 i docenti e ricercatori attivi nel settore della genomica e dell’epigenomica, corrispondenti all’8,5% del totale afferente al settore delle scienze mediche e biologiche in Italia. Insomma, la materia prima più importante c’è eccome.

Non è dunque casuale che l’Osservatorio Genomica abbia fatto del rafforzamento e dell’integrazione dell’ecosistema esistente in un’ottica di competitività internazionale la sua missione. Del resto, i vantaggi disponibili sono non solo tanti ma anche e soprattutto rilevanti. Pensiamo anche solo alle malattie rare e alle patologie tumorali, che hanno una spiccata predisposizione genetica. In questi casi, sottolinea l’Osservatorio Genomica, sarà cruciale implementare i sequenziamenti genetici e formare adeguatamente i professionisti sanitari (quelli attuali e quelli del futuro) che dovranno essere in grado di studiare e interpretare i dati elaborati.

Con questi presupposti, spiegano gli esperti, si potranno avere test genetici più rapidi, meno costosi e soprattutto maggiormente efficaci: per milioni di pazienti il sistema sanitario sarà in grado di trovare nuove risposte, di prevenire le malattie e di garantire terapie adeguate. Tutto questo in un’ottica di utilizzo efficiente delle risorse. Dalla Fondazione Human Technopole all’Area Science Park, passando per altre eccellenze come l’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Istituto Gaslini, la sfida è dunque di sistema e da qui nasce l’esigenza condivisa dall’ecosistema di una governance centralizzata, capace di mettere in rete e guidare le iniziative delle Regioni o dei singoli istituti, per sfruttare appieno le potenzialità del settore.

La capacità di coordinamento sarà fondamentale anche nello studio delle altre patologie. Secondo gli esperti, infatti, non basta avere gli strumenti per raccogliere i dati del sequenziamento ed elaborarli (l’Italia, ad esempio, è già fra i Paesi leader in termini di dotazione di supercomputer), ma occorre costruire una vera e propria infrastruttura per la condivisione dei dati supportata da un contesto normativo adeguato. Creazione di infrastrutture integrate, catalizzazione di investimenti maggiori e formazione dei medici del futuro da incardinare quindi in una strategia nazionale. Se il Paese saprà investire adeguatamente in questo settore, conclude perentoriamente l’Osservatorio Genomica, i benefici per l’intero sistema sanitario saranno enormi.