Quattro anni sulle frontiere dell’innovazione

 Gabriella Scapicchio, sindaco Le Village by Crédit Agricole Milano
 Gabriella Scapicchio, sindaco Le Village by Crédit Agricole Milano 
Le Village by Crédit Agricole Milano celebra il traguardo. Scapicchio (sindaco): “Oggi gli investitori puntano non tanto sulla crescita promessa, ma su startup che si mostrano capaci di fatturare già oggi”
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Il 13 luglio, Le Village by Crédit Agricole Milano, ecosistema per la crescita delle startup, festeggia il quarto anno di attività con l’evento Innov’ability, che punta a premiare le realtà che maggiormente si sono distinte nel campo dell’innovazione. Dall’apertura le startup sono passate da sei a 56, per un totale di oltre un centinaio di realtà coinvolte nel processo di accelerazione. Di queste, il 30% opera nel settore fintech, intelligenza artificiale e data, il 20% nell’agrifood e la stessa quota nell’ambito ambiente e sostenibilità, il 5% a testa nell’e-commerce e nell’hr tech. Ne abbiamo parlato con il sindaco Gabriella Scapicchio.

Cominciamo con una panoramica di mercato. Com’è cambiato il panorama delle startup innovative in Italia negli ultimi anni?

“Il numero di imprese innovative cresce rapidamente: a fine aprile del 2021 si è arrivati a quota 14mila, con un progresso annuo del 16,8%, mentre l’aumento dell’occupazione è stato nell’ordine del 40,5%. Cresce la presenza femminile: le donne nelle compagini sociali sono arrivate a quota 6.231, il 43,4% del totale. La crisi pandemica e la transizione digitale hanno portato le startup innovative più dinamiche ad adattarsi ai nuovi scenari e mercati intraprendendo nuovi modelli di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, al fine di individuare nuove nicchie di mercato, realizzare un nuovo prodotto/servizio, oppure per sviluppare nuove tecnologie e attività di ricerca”.

Come cambia, invece, l’approccio degli investitori verso questo segmento di imprese? 

“Oggi si punta meno del passato su società che promettono ritorni enormi in base alle valutazioni fatte dagli stessi venture capitalist, preferendo piuttosto realtà che fatturano molto senza bruciare cassa”. 

Che ruolo e peso hanno in Italia gli investitori in startup?

“La crescita del venture capital in Italia si accompagna a un forte sviluppo dell’informal venture capital e al sempre più rilevante peso dei business angel italiani nelle operazioni di investimento in startup, italiane o con fondatori italiani. Nel 2021 i business angel italiani hanno partecipato - in autonomia, in syndication con i fondi di venture capital e attraverso campagne di equity crowdfunding - a operazioni di investimento per un totale di 935,8 milioni di euro, importo più che raddoppiato rispetto ai 402,5 milioni del 2020. A dirlo è l'analisi che l’associazione di settore Iban (Italian Business Angels Association), ha svolto con la sua Survey 2021. Gli investitori individuali italiani si confermano inoltre più attivi di quelli di altri Paesi europei, come ad esempio la Francia: sono stati 91 milioni nel 2021 (+78% rispetto ai 51 milioni di euro del 2020). Quanto al primo semestre di quest’anno, sono stati investiti oltre 996 milioni, mettendo a segno un progresso del 30% rispetto al secondo semestre 2021".

Detto dei passi in avanti compiuti, cosa resta a suo avviso da fare per avvicinare ulteriormente l'Italia agli altri Paesi europei nel sostegno all'innovazione?

“L’Italia sconta il fatto di avere un ecosistema finanziario che investe poco sul futuro, un ventesimo di quanto è stato speso in Francia e un quinto rispetto alla Spagna. Fin qui è mancata quella spinta decisiva all'innovazione tecnologica che solo l'accesso ai capitali finanziari può dare. La soluzione per rimettersi in corsa è quella di scommettere sui fondi ibridi, con capitale pubblico e privato, in modo da garantire la massima valorizzazione dei finanziamenti statali. L'esempio giusto è proprio quello francese. Al di là delle Alpi, fino al 2008-2009 venivano investiti in venture capital le nostre stesse cifre, 100-200 milioni di euro all'anno. Oggi bisogna moltiplicare tutto per venti”.

Dunque, si sente di lanciare un appello?

“E’ fondamentale che Governo, aziende e persone continuino a lavorare in sinergia per mantenere la fiducia e la credibilità del Paese, anche grazie ai fondi del Pnrr. Stiamo entrando in una nuova era dove le filiere si devono ridisegnare e l’innovazione tecnologica è parte integrante del business dell’impresa. La tecnologia in questo processo è un abilitatore: bisogna utilizzarla per rivedere il modo di fare le cose per essere più veloci ed efficienti”.