Transizione ecologica, la sfida è tutta culturale

Transizione ecologica, la sfida è tutta culturale

Al convegno di Enerbrain a Torino si è anche parlato dell’importanza di una rete intelligente, della decarbonizzazione e dell’elettrificazione dei consumi

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È più facile far usare sensori smart e un’app per ridurre i consumi a un condominio di Rogoredo a Milano o agli abitanti di una città indiana? E come si sostiene la transizione energetica tra imprese e cittadini? A questa e ad altre domande si è provato a rispondere durante il convegno organizzato a Torino dalla società Enerbrain, specializzata in efficienza energetica, intitolato ‘Powering the future’. Tra il pubblico l’assessore comunale Francesco Tresso, Antonello Angeleri, segretario generale di Anfov, associazione torinese delle imprese dell’innovazione, e numerosi addetti ai lavori.

“Una maggiore informazione e formazione - ha ammesso Giuseppe Giordano, ceo di Enerbrain - sono indispensabili per creare una cultura digitale diffusa”. Ma questo è solo uno dei tre pilastri su cui bisogna lavorare per un pianeta più green. “C’è ancora tanto da fare sul fronte della decarbonizzazione, aumentando la produzione di energia da fonti rinnovabili - ha proseguito il ceo – Ci sono da elettrificare i consumi sostituendo le caldaie con le pompe di calore e ci sono da creare le smart grid, reti elettriche intelligenti, in grado di supportare l’aumento della produzione di energie rinnovabili: sapere se un kilovatt prodotto conviene venderlo o immetterlo in rete sarà determinante. E solo una rete capace di gestire in modo predittivo l’uso dell’energia potrà sopportare l’aumento dei gigawatt da rinnovabili”.

Affermazione che ha trovato del tutto d’accordo Ciro Catutto, direttore scientifico di Fondazione Isi. “Lo studio dei dati – ricorda quest’ultimo - è del resto essenziale per gestire qualsiasi fenomeno”. Per essere padroni di una tecnologia poi serve tempo. “In media - ha raccontato Filippo Ferraris, co-fondatore di Enerbrain – ci vogliono 60 anni e con le rinnovabili siamo all’inizio. Si è partiti appena nel 2012”. Il mondo comunque cambia a ritmi più veloci rispetto al passato. E così la transizione energetica si sviluppa rapidamente. Se Enerbrain (partecipata da Iren) negli ultimi anni, solo a Torino, ha installato sensori per efficientare circa 90 edifici, a Cesano Boscone, l’azienda Planet Smart City, tra gli ospiti del convegno Powering the Future, ha per esempio installato sensori per luci nelle parti comuni di un condominio e messo a disposizione dei residenti l’apertura automatica delle porte per capire dove si producono gli sprechi di energia.

“A Pune, 6 milioni di abitanti, in India, – prosegue Graziella Roccella, product design officer della società - abbiamo invece convinto gli abitanti a monitorare la quantità d’acqua nella cisterna del paese tramite app. Prima invece c’era un omino che misurava i livelli con una canna di bambù. Ora nella cisterna ci sono dei sensori e noi abbiamo vinto un premio come miglior app dell’India”.

Ma se convincere i condomini di un palazzo a investire in tecnologia non è sempre facile, lo stesso vale per le imprese. Giovanni Baroni, presidente dell’associazione Piccola industria di Confindustria, lo dice in modo diretto: “Ci sono imprese che lavorano sodo per migliorare la propria efficienza energetica o investono in fonti rinnovabili e ne hanno beneficiato lo scorso anno quando i costi del gas ed energia sono saliti alle stelle. Ma nella generalità dei casi è difficile che questo avvenga, a meno che le pmi non ci vedano un ritorno in termini di marketing”. Ciò che serve secondo Baroni, fondatore della startup Billoo che aiuta a gestire le bollette, è agire con gli incentivi statali. Altro problema è poi la mancanza di personale specializzato in transizione energetica, in report di sostenibilità. “Ecco - conclude - che tante aziende creano una propria academy”.

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