L’Ue alla ricerca dell’autonomia tecnologica

L’Ue alla ricerca dell’autonomia tecnologica

Mauro Capo (Accenture): “Servono standard comuni per avere la scala e la massa critica necessarie per competere”

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Anche nel quadro della sovranità digitale europea, c’è un prima e dopo Trump. Ne è convinto Mauro Capo, responsabile cloud di Accenture per Italia, Centro Europa e Grecia, che spiega come sull’accelerazione tecnologica sia suonata una sveglia che non può più essere ignorata:

“Prima l’attenzione era prevalentemente sulla compliance normativa e sulla residenza dei dati. Dopo le disruption dell’amministrazione americana, il focus si è spostato sulla resilienza operativa e l’indipendenza tecnologica”. Dazi e guerre rendono sempre più centrale la questione del come l’Europa possa sopravvivere all’incertezza e a eventi esterni non prevedibili. Questione che genera almeno, come sottolinea Capo, due discussioni chiave: “Da un lato, c’è la competitività, messa a rischio dalla lenta adozione delle tecnologie digitali. Dall’altra, la scalabilità: serve massa critica. Dato che il mercato privato non ha prodotto campioni europei, dobbiamo, come Unione europea, creare una domanda aggregata per favorire l’emersione di player globali”.

Obiettivi impensabili se non si superano nazionalismi e frammentazioni: “La parola chiave è federazione. Servono investimenti capitali consolidati e comuni per generare una capacità di spesa mirata a esigenze aggregate”. Vale nel cloud, nell’AI, ma anche “in settori specifici come difesa, banche e infrastrutture critiche”, aggiunge.

Eppure, qualcosa si muove. In un contesto nel quale, come stima un recente studio di Accenture , più della metà (56%) delle grandi aziende europee non ha ancora effettuato investimenti trasformativi in IA, l’Europa decide di puntare al cuore della questione: la capacità di calcolo. Va in questo senso l’iniziativa di costruire una AI Gigafactory.

Grandi nodi di computing per garantire un network di capacità per sviluppare e allocare servizi di IA su base europea. La Commissione europea ha raccolto 76 manifestazioni di interesse da un totale di 16 Stati membri, coinvolgendo aziende, consorzi, enti pubblici e investitori. Sono stati identificati oltre 60 siti potenzialmente idonei per la realizzazione di queste infrastrutture avanzate, con l’intento di allocare almeno 3 milioni di Gpu (l’unità di elaborazione grafica usata per addestrare i modelli di IA) di ultima generazione. Una manifestazione di interesse che dimostra “la necessità di infrastrutturalizzare l’Europa sul computing e, soprattutto, che ci sono investitori che credono in questa possibilità”, afferma l’esperto.

Intanto, il nodo è ancora trovare il giusto equilibrio tra l’accelerazione tecnologica e la protezione di valori e dati europei. Da una parte, infatti, “l’eccesso di regolamentazione rallenta lo sviluppo e l’implementazione delle tecnologie”, dall’altra, però, “dobbiamo proteggere i nostri valori europei e, soprattutto, l’accesso ai nostri dati, che sono il vero patrimonio per costruire i servizi digitali”.

A fare da ago della bilancia, i rischi al quale il Vecchio Continente è sempre più esposto. Tra questi: “La perdita di valore economico, perché se non siamo proprietari dei dati che generiamo, saranno altri a usarli per catturare gran parte di quel valore. C’è poi la nostra resilienza operativa e militare. L’accesso non gestito ai nostri dati è una vulnerabilità che potrebbe causare interruzioni di servizi critici o rischi per la stabilità politica”, aggiunge. Ma siamo ancora in tempo? “Possiamo recuperare, ma non sul fronte delle tecnologie foundational (chipset, infrastrutture tecnologiche di base). Dobbiamo investire sul modo in cui servizi e dati vengono gestiti e applicati ai nostri settori industriali, in modo che siano protetti, trusted, in una parola sovrani”. Il primo passo è il più difficile: “Definire tecnologie uniche di accesso al mercato del cloud e standard di interoperabilità uguali per tutti. Senza standard comuni, ci sarà sempre asimmetria tra operatori di diversi paesi, ostacolando la scala e la massa critica necessarie. Questo permetterebbe di operare liberamente in tutti gli Stati membri, superando le attuali barriere normative nazionali”, conclude.

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