“Lascia che vinca. Ma se non ci riesco, lasciami almeno essere coraggioso nel provarci”. Per comprendere lo spirito di Special Olympics (e le ragioni del suo successo) è sufficiente leggerne il motto, che unisce agonismo e inclusione. Sono infatti questi i due pilastri su cui si regge da più di mezzo secolo - è stata fondata nel 1968 da Eunice Kennedy Shriver - l’organizzazione che accompagna ogni anno milioni di persone con disabilità intellettiva in vere e proprie imprese sportive. La sorella del presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, decise di battersi contro la convinzione diffusa che “le persone con disabilità intellettive non potessero seguire le regole, che non potessero comprendere il significato di una gara e che fossero troppo scoordinati per poter gareggiare con successo”. Dando vita a Special Olympics dimostrò che le cose non stanno assolutamente così e la spinta per imbarcarsi in questa avventura le venne dalla sorella Rosemary, che aveva una disabilità intellettiva.
La missione di Special Olympics è quella di dare l’opportunità di allenarsi e gareggiare in una varietà di sport olimpici a bambini ed adulti durante tutto il corso dell’anno. Ciò consente loro di sviluppare e accrescere il proprio benessere fisico, di dimostrare coraggio, sperimentare la gioia di partecipare in un clima di scambio continuo. Il momento più “alto” di Special Olympics è lo “sport unificato” che vede coinvolti atleti con e senza disabilità intellettive in formazioni miste. Lo sport dunque nella sua più alta accezione di benessere fisico e mentale.
Special Olympics è riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale, esattamente come avviene per il Comitato Paralimpico. Le due sono organizzazioni però molto diverse, anche se perseguono lo stesso obiettivo: l’inclusione nello (e grazie allo) sport di persone con handicap. Mentre il Comitato Paralimpico opera, coerentemente con i criteri dei Giochi Olimpici, con gare competitive riservate ai migliori, Special Olympics propone e organizza allenamenti ed eventi dedicati a persone con ogni livello di abilità. Le sue manifestazioni sportive sono dunque aperte a tutti e premiano tutti.
Oggi Special Olympics organizza allenamenti e gare per 5.169.489 ragazzi e adulti sparsi in 180 Paesi (gli Stati sovrani sono 195 in tutto il mondo). Questa impresa è resa possibile da 1.114.697 volontari che aiutano a realizzare ogni anno circa 103.540 grandi eventi. In Italia è riconosciuta dal Coni come associazione benemerita dal 2004. Nel nostro Paese organizza ogni anno Giochi nazionali e regionali in dieci discipline sportive e seleziona una rappresentativa che viene chiamata a partecipare alternativamente ai Giochi mondiali (invernali o estivi) o a quelli Europei. Nell'ottobre 2006 sono stati organizzati a Roma i Giochi olimpici speciali giovanili d'Europa (Special olympics european youth games), ai quali hanno partecipato 1.500 atleti provenienti da 55 Paesi.
Nel nostro Paese Special Olympics opera inoltre d’intesa con il ministero della Salute e con quello dell’Istruzione (Miur). Con il primo ha siglato un protocollo d’intesa per la tutela del diritto alla salute delle persone con disabilità intellettiva che prevede “modalità condivise al fine di monitorare e promuovere lo stato di salute della popolazione con disabilità intellettive, migliorare, coordinare e agevolare comunicazioni per ampliare le conoscenze sul tema ed attuare tutte le risorse e le energie possibili per realizzare sinergiche campagne di sensibilizzazione”. Anche il Miur ha siglato un protocollo d’intesa, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare i giovani alla conoscenza della disabilità intellettiva attraverso l’attività motoria e sportiva.