Missione sostenibilità per il comparto agrifood

La Fondazione Barilla sottolinea in un recente report la necessità di promuovere nuove strategie e ripensare il modo in cui il cibo viene prodotto per rendere il settore più amico dell’ambiente

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Il settore agroalimentare è uno dei più inquinanti al mondo, eppure gli investimenti per renderlo più sostenibile sono ancora pochi e richiedono una svolta urgente. A lanciare l’allarme è la Fondazione Barilla nel report “Fixing The Business of Food: How to align the agri-food sector with the Sdgs” presentato nel corso di un evento online e sviluppato in collaborazione con l’Un Sustainable Development Solutions Network, il Columbia Center on Sustainable Investment e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena. L’indagine offre una panoramica sul comparto che a livello italiano vanta una produzione dal valore stimato in 113,7 miliardi di euro, quasi 56 mila imprese attive e circa 450 mila dipendenti. Si parla dunque di un settore fondamentale per la nostra economia, che però allo stesso tempo deve fare i conti con un grande impatto sull’ambiente, con il 7% delle emissioni di gas serra nazionali generate. Anche a livello globale la situazione non è migliore, considerato che il comparto contribuisce fino al 37% alle emissioni di gas serra e usa il 70% di tutta l’acqua disponibile.
 
Di qui la necessità di ripensare il modo in cui il cibo viene prodotto e distribuito, privilegiando nuove strategie finanziare che permettano di imboccare una direzione più green. Ottenendo così risvolti positivi anche in campo economico, tanto che la Commissione europea stima che sistemi alimentari più sostenibili possano creare un nuovo valore economico per oltre 1,8 trilioni di euro.

“Siamo in ritardo sull’Agenda 2030 (un programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu i cui elementi essenziali sono 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, ndr). Stiamo andando a rilento nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e stiamo perdendo tempo nel razionalizzare i pericoli, nel ridurre i rischi dei cambiamenti climatici e dei problemi legati alla sostenibilità. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo agire subito”, ha commentato nel corso dell’evento Guido Barilla, presidente del gruppo Barilla e della Fondazione Barilla. Mentre Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha osservato come “il cibo che mangiamo ha un enorme impatto sulla nostra salute e su quella dell’ambiente. Le strategie Farm to Fork e Biodiversity rappresentano il modello europeo per migliorare la nostra salute e per riequilibrare il nostro rapporto con la natura: la pandemia da Covid 19 sottolinea l’urgenza di questo sforzo. Con la legislazione, le misure soft e l’impegno delle imprese, lavoreremo per trasformare il cibo europeo nello standard globale di sostenibilità”.

Il report propone in particolare quattro pilastri per aiutare le imprese agroalimentari ad allineare le proprie strategie e la propria operatività all’Agenda 2030. Ovvero promuovere e sviluppare diete sane e sostenibili attraverso prodotti e strategie aziendali mirate; utilizzare pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili; avere un atteggiamento aziendale responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”. L’indagine sottolinea inoltre come per le aziende ci siano ancora margini di miglioramento sul fronte comunicativo in questo ambito: spesso mancano informazioni dettagliate sulla sostenibilità della catena del valore e la good corporate citizenship, mentre quelle diffuse non sono sempre supportate da obiettivi e linee guida adeguate; così come manca uno standard completo e univoco per il report di sostenibilità che possa allineare i risultati a livello globale.

“La buona notizia però è che i leader del settore agroalimentare stanno mostrando sempre più interesse per gli obiettivi di sviluppo sostenibile e per gli accordi di Parigi sul clima”, ha commentato Jeffrey Sachs, direttore di Un Sustainable Development Solutions Network. “Il nostro studio”, ha concluso, “suggerisce di applicare un quadro olistico che possa aiutare a indirizzare le attività delle imprese, i sistemi di rendicontazione, guidando al tempo stesso gli investitori e i responsabili politici per allineare il settore agli sdg (sustainable development goals) e agli accordi di Parigi”.