Il viaggio dei virtuosi italiani di LVMH

Il viaggio dei virtuosi italiani di LVMH
Da Ravenna a Bologna, la prima giornata della comunità tra creatività, sostenibilità e innovazione
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Il viaggio dei virtuosi italiani delle maison di LVMH è appena cominciato. Sono il simbolo dei Mestieri d’Eccellenza del colosso del lusso francese, figure aspirazionali, anche ambassador con la mission di coinvolgere le nuove generazioni, e far conoscere il fascino del loro lavoro, in ambito creativo, artigianale, oppure nella sfera della client experience, professioni dove da anni la domanda supera l’offerta. Non a caso la Fondazione Altagamma ha previsto che nel 2026 ci sarà una carenza di 346 mila profili in questo segmento solo Italia, e questa iniziativa del Gruppo LVMH vuole far conoscere il valore di questi preziosi mestieri, per contribuire a invertire la tendenza.

Tornando al viaggio, si tratta di tre tappe per scoprire le mille declinazioni del saper fare, la prima si è svolta tra Ravenna e le colline di Bologna. La seconda a Civitavecchia per conoscere il mondo del retail a bordo di una nave crociera; la terza a Parigi, e sarà l’occasione per riunire la comunità dei virtuosi di tutto il mondo. Personalità diverse che hanno in comune talento e passione, capaci di trasformare il normale in qualcosa di eccezionale. Come Danilo, il barbiere internazionale di Acqua Di Parma, Nicoletta, che si occupa di design da Bulgari, Serena, esperta di prodotti in pelle di Louis Vuitton, Massimo, che fa shoes engineering da Christian Dior Couture, Agostino, Executive Chef del Belmond, Mariolin,a maestra di rimaglio da Loro Piana. Solo per citarne alcuni.

E’ un viaggio nella creatività di saperi diversi, e la prima ibridazione tra quelli antichi e altri più strettamente attuali si è svolta nel laboratorio Koko Mosaico a Ravenna, fondato da Arianna insieme al marito Luca, per tramandare la tecnica millenaria di questa arte e creare opere contemporanee, un settore dove le idee devono fare i conti con la resistenza di materiali come il marmo: “Il nostro è un lavoro di nicchia, su commissione - sottolinea Arianna - dobbiamo sempre saper trasformare il desiderio dei nostri clienti in mosaico, in alcuni casi facciamo opere minuziose che durano anche mesi. Realizziamo diverse tipologie, inclusi mosaici fatti con cubetti larghi un solo millimetro”. A parlarne sembrerebbe una cosa semplice, ma non è così, e si è capito non appena Arianna ha invitato ogni virtuoso a sedersi, a indossare occhialini per afferrare il martello per tagliare i primi tasselli di pietra di un mosaico. Ci vogliono estrema precisione, grande manualità, unite a una buona dose di pazienza, ma i virtuosi non si sono tirati indietro.

Massimo in pochi minuti ha creato una decina di cubetti, uguali, perfetti, è il più veloce, ma tutti hanno dimostrato un’abilità sorprendente nel maneggiare la materia, e una sensibilità per il bello, anche nelle cose più semplici. Si ride si scherza, sembra quasi un gioco, ma intanto si contaminano più saperi, idee, impressioni. Ed è solo l’inizio di questi scambi tra creativi, perché la giornata continua sulle colline di Bologna, in mezzo alla natura, nello spettacolare atelier dell’artista Francesca Pasquali, la stessa che ha realizzato “Punto Plastico”, opera d’arte commissionata dai Mestieri d’Eccellenza, realizzata insieme all’artigiana Simona Iannini, dove creatività e tecnica hanno dato una nuova vita a materiali di scarto come il Pvc, creando una inattesa bellezza.

Qui i virtuosi sono stati invitati a lavorare con colori, pennelli, spatole e non solo, sui materiali di scarto distribuiti su due grandi tavoli.

Non c’è voluto molto per inventare e sperimentare in libertà. Claudio ha deciso di dipingere su un pezzo di tessuto, Anna di pettinare il colore su un cartoncino, Ivano ha preferito stendere il rullo su una striscia di pelle. In poco tempo il tavolo è diventato il supporto di un’opera collettiva, fatta da un team di creativi che si sono mossi in assoluta libertà. È nato un “Tappeto Cromatico” come l’ha definito Francesca Pasquali, senza un fine o un obiettivo, se non quello di dare una nuova vita ai materiali che non servono più. Un messaggio etico per un savoir faire tecnico combinato con un approccio artistico, esattamente come il loro lavoro, che adesso i virtuosi dovranno saper trasmettere, valorizzare, e raccontare alle nuove generazioni.