Seguono il cuore, ma usando sempre la testa, per trovare un buon equilibrio tra emozione e razionalità. E sono maestri nel trasformare un’idea in un oggetto del desiderio. Sono i Virtuosi, le figure aspirazionali di Lvmh, il gruppo del lusso dove ci sono ben 280 Mestieri d’Eccellenza, che nel 2022 ha raggiunto il fatturato record di 79 miliardi di euro. Già dal nome si capisce che i virtuosi sono persone mosse dal talento e dalla passione, per mestieri spesso poco conosciuti e in alcuni casi a rischio di estinzione. Dal 2021 il gruppo ha deciso di riunirli in una comunità, per valorizzare e trasmettere il loro fare, che si svolge dietro le quinte e che rende ogni prodotto unico.
Si occupano di creazione, artigianato, customer experience, sono 62 nel mondo, 20 in Italia, senza limiti di età, il più giovane ha solo 23 anni e si arriva fino a 62. Sono ovviamente diversi nell’aspetto, ma simili nell’approccio positivo, come Massimo, Shoes Engineering Specialist di Christian Dior Couture, artigiano di seconda generazione, figlio di un piccolo imprenditore del mondo della calzatura della Riviera del Brenta: "Eravamo tra gli anni ’70 e ’80, il nostro appartamento di trovava sopra la fabbrica. Io e miei fratelli vivevamo in un tempo scandito dagli orari dell’azienda, vedevo di mattina gli operai che arrivavano. Di pomeriggio quando andavano via, si liberavano quegli spazi che per noi erano un po’ magici, e noi fratelli potevamo finalmente giocare 'a lavorare'. Non mancavano le visite di mio padre, fiero del suo lavoro, che finiva sempre col dirci 'ricordatevi che fare delle belle scarpe è una forma d’arte'".
Poi questo gioco è diventato il lavoro di Massimo: "Dopo il liceo e il politecnico calazaturerio, ho cominciato a lavorare nella modelleria, ero abile, ho scoperto che mi piaceva". Da circa 11 anni lavora da Dior: "Mi avevano proposto di fare il tecnico industrializzatore, in realtà anche io ho dovuto capire cosa significasse: dovevo scrivere quelle regole che servono per affrontare la produzione di alta qualità, e per semplificare il lavoro".
Un punto di arrivo dopo una scuola cominciata da bambino con il gioco, ricordando sempre la bellezza dell’arte: "Ci vuole esperienza, ma anche una certa dose di entusiasmo, a volte non è facile trovare la soluzione produttiva giusta, ma devi intuirla, e torniamo all’entusiasmo tipico del bambino, che nella dimensione ludica riesce a immaginare quello che non vede".
Dalla piccola impresa di famiglia al grande gruppo è sicuramente cambiato l’orizzonte: "Ci sono molte più persone con cui devi mediare, non solo quelle della tua fabbrica, ma del mondo intero; poi devi sempre saper dare una risposta a qualsiasi domanda". Entra in gioco la squadra, il team: "Se pensiamo all’organizzazione, per me è come essere su un treno in corsa, c’è il vagone che ti sta dietro, e quello davanti, tu sei in mezzo. Se parliamo invece di un ufficio sviluppo prodotto, è un’altra cosa, c’è il lavoro individuale e quello di squadra: l’obiettivo in questo caso è la somma di più lavori e di più culture". Bisogna trasmettere positivamente il proprio fare: "Noi artigiani dobbiamo saper trasferire la felicità del fare bene in ogni campo".
Un lungo percorso che comincia dall’arte: "A chi volesse fare il mio mestiere, dico subito che bisogna imparare la storia dell’arte, è quella che ti dà un gusto estetico, bisogna conoscere i canoni e le proporzioni, permette di riconoscere il bello di poterlo riprodurre".
Ma Massimo non vuole esser considerato un artista, piuttosto un moderno artigiano: "In ogni cosa che facciamo c’è molto di nostro, ma il nostro ruolo è rimanere fedeli all’idea iniziale dello stilista, con un prodotto funzionale, frutto di analisi con standard severi, perché l’artigianato oggi sa aggiungere valore tecnico e tecnologico al suo fare".
La tecnologia sicuramente è una parte fondamentale dell’artigiano del futuro: "Penso che il mio sapere non può morire nelle mie mani - conclude - ma deve resistere negli anni, per questo io immagino una biblioteca internazionale che, grazie a un’organizzazione digitale, ci permetta di convogliare tutte le informazioni delle nostre lavorazioni, codificate, descritte, che possano diventare così memoria, patrimonio e innovazione".