La reazione al trauma dell’epidemia

Solidarietà come anti shock

I casi di Angelini e Ferrari. La casa farmaceutica ha moltiplicato produzione e donazioni di Amuchina. A Maranello analisi per dipendenti ed esterni

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Non solo i morti e più in generale l’emergenza sanitaria. La pandemia da coronavirus sta producendo un vero e proprio shock su tutti gli aspetti delle nostre vite, a cominciare dall’ambito economico e da quello del lavoro. Le aziende vengono messe a dura prova dalla necessità di riorganizzarsi e attuare nuove strategie per salvaguardare il business e tutelare la salute dei propri dipendenti. Quanto emerso fin qui dice che numerose imprese italiane hanno saputo mostrarsi anche solidali verso le comunità, in alcuni casi mettendo a disposizione la propria capacità produttiva e il proprio know-how per superare la crisi sanitaria, in altri attraverso azioni concrete verso la società civile.

Il tutto dovendo affrontare una forte fase di tempesta che, stando alle previsioni, non terminerà a breve. In un recente report, il World economic forum ha evidenziato che “nel 2020 il mondo ha sperimentato le conseguenze catastrofiche derivanti dall’aver ignorato i rischi a lungo termine, come le pandemie, ora diventati un rischio immediato”. Tra queste, si legge, “le pressioni a livello finanziario, digitale e reputazionale derivanti dal Covid 19 minacciano di lasciare indietro molte aziende e la loro forza lavoro nei mercati del futuro”.

Già i dati attuali sono poco incoraggianti se si considera che, secondo il nuovo Cerved Industry Forecast, dedicato agli impatti attesi del Covid 19 su oltre 200 settori dell’economia italiana, le imprese tricolori potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione del sistema. Un quadro in cui un ruolo centrale è giocato dai lockdown che si sono susseguiti dallo scorso marzo, che hanno imposto di ripensare non solo le strategie di business, ma anche l’organizzazione e i processi interni, trovando impreparate molte imprese. In questo scenario complicato non tutte le aziende hanno infatti reagito allo stesso modo, come certifica il Top Employers Institute nell’Hr Best Practices Report Italy 2020, nel quale ha raccolto 25 best practice messe in campo dalle aziende certificate Top Employers Italia 2020, dedicando un capitolo alla pandemia da Covid 19.

Ovvero una sezione nella quale vengono approfondite le iniziative di aziende che si sono mosse con tempestività per rispondere all’emergenza. Un esempio arriva da Angelini Pharma che con la diffusione del Covid 19 ha visto un notevole aumento della richiesta dei propri prodotti a marchio Amuchina. Questa accelerazione della domanda è stata gestita dall’azienda aumentando la propria capacità produttiva e riorganizzando le attività industriali per dedicarsi prevalentemente alla produzione di disinfettanti. Per evitare episodi di speculazione sui prezzi, si è inoltre attivata per far sì che il prodotto raggiungesse esclusivamente fornitori qualificati.

Oltre a questo, l’azienda ha donato alle regioni più colpite dalla pandemia, alla Protezione Civile e ai medici di medicina generale oltre 20 tonnellate di Amuchina. Tra le realtà di eccellenza spicca anche Ferrari che ha attivato il programma Back On Track. Un piano d’azione, elaborato con esperti, medici, virologi e autorità regionali, per rendere la propria fabbrica e le condizioni di lavoro più sicure. Un esempio riguarda la creazione di un ambulatorio esterno in grado di effettuare ogni giorno 800/1000 esami del sangue e 100 tamponi, aperto non solo ai dipendenti ma anche ai partner esterni, ai fornitori e alla comunità del territorio. L’azienda di Maranello ha inoltre acquistato un macchinario per la produzione di mascherine da distribuire a dipendenti e familiari. Oltre a prevedere un’app di tracciamento per l’auto segnalazione dei sintomi e assistenza medica nei casi di persone positive.