La sorpresa più grande è stata notare come le nostre persone abbiano reinterpretato il proprio ruolo per fronteggiare il nuovo scenario, senza limitarsi alle direttive aziendali». Antonio Andreotti, direttore personale, organizzazione e sistemi informativi di Iren, ricorda così la prima reazione allo scoppio della pandemia nel febbraio scorso, che ha spinto da subito il gruppo a mettere in piedi un comitato di gestione dell’emergenza per affrontare in modo coordinato la situazione. «Ci siamo mossi da subito con un doppio obiettivo: assicurare la continuità nell’erogazione dei servizi di pubblica utilità in sicurezza e consentire al maggior numero possibile dei nostri dipendenti di continuare a lavorare da remoto » aggiunge Andreotti. Che ricorda come a quel punto la multiutility abbia deciso di segmentare il personale in tre categorie. Sono stati autorizzati a recarsi al lavoro solo i dipendenti che si occupano di servizi essenziali e di attività indispensabili per il funzionamento e per la continuità aziendale (in primo luogo coloro che lavorano sulle reti), mentre sono state sospese tutte le trasferte, nazionali e internazionali. A ciascuno di loro sono stati forniti i dispositivi di sicurezza per poter proseguire nel lavoro, misura accompagnata da un percorso di formazione sul loro utilizzo.
Per tutte le attività che lo consentivano (circa 3 mila dipendenti su 7 mila totali del gruppo), l’attività è stata declinata in chiave smart. «Una modalità di lavoro che abbiamo introdotto nel 2019 e che è stata affinata per adattarla alle esigenze di questa fase». Un cambiamento organizzativo «guidato dall’alto, ma al quale i dipendenti hanno dato un contributo decisivo per far sì che il passaggio fosse rapido e senza intoppi ».